21 Dicembre 2019 • Editoriale

I giochi del decennio dal 2010 al 2019 secondo la redazione

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2012, 2013, 2014: gli anni di Wii U

*******Fare qui un testo dove ironizziamo sugli anni “bui” di Nintendo, citiamo Paer Mario: Sticker Star, Super Mario 3D World, Nintendo Land, Fire Emblem Awakening, Wii U, boh.*******

2015: andiamo a Berlino, Beppe

Se su Wii U la situazione era ormai giunta agli sgoccioli, con una presenza “fantasma” delle terze parti e un supporto indie in declino, lo stesso non lo si poteva dire per la concorrenza. Sony, ormai soddisfatta degli autogol delle sue rivali, si godeva il meritato primo posto a livello di vendite. Ciononostante, nuovi giochi erano in dirittura di arrivo e, più in particolare, l’integrazione del videogioco all’interno delle community diventava sempre più importante. Sotto questo aspetto l’azienda di Tokyo la vide lunga: i social erano il futuro. Nintendo con il suo Miiverse voleva rappresentare un forum, ma Sony con l’integrazione del pulsante “Share” nel DualShock 4 aveva trovato il suo Facebook. E da lì a poco, un gioco offerto su PlayStation Plus alla sua uscita diede il calcio d’inizio necessario ad un nuovo modo di approcciarsi al videogioco.

Rocket League (Psyonix, PC Windows, PlayStation 4)

Rocket League

Flippoh: Rocket League, questo il nome, fu per molti una sorpresa. Partendo dal presupposto che si trattava di un seguito (che nessuno conosceva per merito del marketing geniale di Psyonix) non offriva concettualmente nulla di nuovo. Va bene il calcio, ancora di più le micro machines, ma chi avrebbe mai detto che il risultato finale sarebbe stato così appagante e divertente? In tutta sincerità, non mi sono mai considerato un fan del calcio. L’unico gioco che ho avuto è stato FIFA ‘09 per PlayStation 3, che ho dato ad un negozio della mia città nella speranza (ahahah) che venisse acquistato da qualcun altro. E non lo posso neanche riavere indietro, perché il negoziante non si ricorda più di me. Ma tralasciando il drama inutile, ad avvicinarmi al titolo è stato un free weekend su Steam. Era gratuito, si poteva giocare insieme con gli amici, quindi… perché no? Ecco, non avrei mai pensato di restarci così incollato.

Chiariamoci: non sono il tipo che sta 500 ore dietro certi giochi di stampo multiplayer. L’ho fatto solo con Team Fortress 2, ma avevo molto più tempo libero e anni in meno. Ma con Rocket League mi sono divertito veramente, veramente tanto. Adoro il delirio su schermo, sfrecciare a tutta velocità sui muri e fare gol improbabili. Adoravo ancora di più spammare il messaggio “centraggio”, prima che Psyonix correggesse la traduzione italiana. E il bello di Rocket League, a conti fatti, era questo. Immediato, divertente, supportato, e con una colonna sonora da favola. Brani come In my Dreams, Angel Wings o Flying Forever sono senza alcun dubbio nella mia playlist personale, ma anche alcuni degli album più recenti non scherzano. Dio solo sa come mi gaso quando parte Glide di Stephen Walking.

E non a caso, quando Nintendo annunciò al mondo la sua nuova console, Nintendo Switch, volevo giocarci Rocket League. Lo volevo in forma portatile, volevo il multiplayer out-of-the-box offerto dai Joy-Con. Ne avevo bisogno fisico. Scrissi pure qui sul sito un articolo a riguardo, in linea al motto Perfect for the Switch degli ultimi anni. E si vede che Nintendo se lo deve essere letto, visto è stato uno degli annunci di punta all’E3 del 2017. Inutile dire che anche qui mi ci sono chiuso. A letto, all’università con i colleghi, era un’esperienza fenomenale. Ancora di più quando, per mezzo del crossplay, gli utenti PC e console davano vita a veri e propri ragequit dovuti alla piattaforma più scarsa di tutte.

Inoltre, volete sapere l’ultima? Di recente sono riuscito ad entrare in possesso di una Xbox One S: All-Digital Edition. Insieme ad essa veniva regalato un mese di Xbox Live Gold che, approfittando della promozione dei tre mesi di Xbox Game Pass Ultimate a 1€, diventavano quattro mesi. Indovinate che gioco c’era presente tra quelli offerti dal servizio? Già, proprio così. E vi dirò di più, indovinate chi è il pirla che si è messo a racimolare obiettivi a destra e manca? Già, proprio io.

2016: siamo qui per rubarti il cuore

Arrivati ormai dopo la seconda metà del decennio il dado è stato tratto. Nintendo e Microsoft continuavano a leccarsi le loro ferite, con quello che a conti fatti è stato un vero e proprio anno di penitenza. Per i giocatori PlayStation e PC, però, la situazione era ben diversa. Grandi erano le uscite in arrivo, e diversi titoli in sviluppo da anni erano ormai prossimi all’uscita. Di per sé si è trattato di un anno di transizione, soprattutto per Nintendo che nelle console Mini ha trovato una soluzione di ripiego, ma per quegli utenti è stato l’inizio di un periodo di fuoco. Uscite un mese dopo l’altro, tutte più o meno valide. La generazione era entrata nel suo punto di massima produzione software.

Persona 5 (ATLUS / SEGA, PlayStation 3, PlayStation 4)

Flippoh: Ricordate quando Persona 5 era previsto nel 2014? Già, manco ATLUS ci credeva. All’inizio il gioco era previsto per PlayStation 3 come esclusiva, poi ops, è finita la generazione, e via di pubblicazione cross-gen. In quegli anni non ve lo nego, conoscevo ancora poco bene la serie. Persona 4 Golden è stato il mio apripista a questa splendida serie, e nel frattempo avevo recuperato (ma di certo non iniziato, perchè ho un problema di backlog) altri titoli tra la serie principale (Shin Megami Tensei) e questa. Attendere Persona 5, insomma, era lo step successivo.

Non vedevo l’ora di vivere una nuova avventura ideata da parte di quei pazzi di ATLUS. Ancora di più, di scoprire cosa avevano in serbo per me. I temi “maturi” del gioco già avevano drizzato il mio interesse, ma è stato controller alla mano che mi sono reso conto di avere a che fare con un gioco di ruolo che difficilmente scorderò. Questo perché Persona 5, pur non essendo esente da difetti, è un gioco che riesce a tenerti incollato allo schermo. Stile, carattere e divertimento sono le parole con cui potrei sintetizzare il tutto. Dopo averlo iniziato sono rimasto praticamente per un mese incollato con il titolo, superando persino le 100 ore di gioco. Ad un certo punto, una parte di me desiderava puntare alla raccolta di tutti i trofei e relativo platino. Ma quello non l’ho fatto, perchè a conti fatti non ne sarei uscito più.

Ho adorato le novità (o ritorni dovrei dire?) introdotte nel sistema di combattimento, così come la sinergia con i propri compagni di squadra e le attività secondarie. Diversi sono stati i giorni che ho passato in loro compagnia, in quanto confidant, ascoltando le loro storie e cercando di venire a capo dei loro problemi. Perché dopotutto, come dice il nome della serie, è proprio la figura che si cela dietro la maschera “il vero io”. Anche negli altri episodi questo temo è ricorrente, ma in Persona 5 esso assume nuovi connotati, in quanto quest’ultimo non è volutamente bloccato, ma impedito di esprimersi al meglio. Esattamente come volevano simboleggiare, nel 2013, le catene utilizzate nel teaser iniziale. Ho dovuto aspettare un anno dalla sua uscita in Giappone, ma senza alcun dubbio conserverò il ricordo che questo gioco è riuscito a sapermi regalare negli ultimi dieci anni.

2017: tra ibride, Open World e 4K

Il 2017 è stato un anno di grandi cambiamenti e di grandi giochi. Già solo da gennaio, con la presentazione dedicata a Nintendo Switch e con l’annuncio dello stop alla produzione di Wii U, si cominciava a respirare un’aria diversa. Il successivo marzo, l’ibrida di Nintendo arrivò finalmente sugli scaffali e, anche grazie a The Legend of Zelda: Breath of the Wild, diede da subito la prova di avere le carte in regola per affermarsi sul mercato.

Nel frattempo, PlayStation 4 continuava con la serie di ottime esclusive iniziata nello scorso anno. Se per la prima parte del 2017 la fecero da padrone giochi come NieR Automata, Yakuza 0 e Nioh, verso la fine dell’anno, Microsoft e Nintendo decisero di recuperare il tempo perso. La prima rilasciando il tanto atteso Cuphead e successivamente Xbox One X. La grande N invece, andando ad aggiungere alla line-up della sua nuova console due gemme del calibro di Super Mario Odyssey e Xenoblade Chronicles 2.

Hollow Knight (Team Cherry, PC, Nintendo Switch, Xbox One, PS4)

Hollow Knight

Spiky: In mezzo a tutti questi titoli più grandi, l’indie Hollow Knight è riuscito a prendersi un posto nella nostra lista. Questo metroidvania arriva in un periodo in cui ormai le serie eponime del genere non si fanno particolarmente più vive (fatta forse eccezione per Metroid: Samus Returns uscito proprio nel 2017). Per quanto si tratti di un semplice indie, questo gioco offre un’incredibile mole di contenuto e di ore di gioco a un prezzo basso.

Avventurarsi nelle rovine del regno perduto di Hallownest non è semplicemente cercare la strada giusta da seguire finché non si ottiene il prossimo potenziamento. Lo stile artistico, così come la colonna sonora, fanno quasi sentire noi stessi a brancolare nel buio del sottosuolo, pronti a incontrare ogni genere di creatura o mistero lasciato indietro dalla civiltà che un tempo abitava quelle terre. Io che ho avuto il piacere di provarlo soltanto dopo un paio di anni ho anche avuto immediatamente tra le mani le espansioni aggiunte gratuitamente e che aumentavano ancora di più i contenuti di Hollow Knight.

Il combattimento è un altro aspetto più profondo di quanto sembri, grazie all’esistenza dei Charm che permettono di personalizzare il proprio stile di gioco, e sebbene in alcune situazioni, soprattutto contro i boss, ci si ritrova a essere sconfitti, la morte stessa del personaggio è un elemento di gameplay con una sua meccanica. Man mano che ci si prende la mano e si ottengono potenziamenti, però, non ho fatto a meno di notare la differenza in come riuscivo a spostarmi e ad affrontare i nemici.

A fine decennio, adesso aspetto soltanto Hollow Knight: Silksong, inizialmente previsto come semplice contenuto aggiuntivo al gioco base e poi diventato un seguito a parte, che ho provato quest’anno e non vedo l’ora di riprendere con più calma.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild (Nintendo EPD, Nintendo Wii U, Nintendo Switch)

Phoenny: Non pago di aver ottenuto “solo” il premio Game of the Year per il 2017, The Legend of Zelda: Breath of the Wild si è guadagnato di prepotenza un posto tra i giochi più influenti del decennio per la nostra redazione. Titolo che inizialmente doveva costituire il canto del cigno del fin troppo fallimentare Nintendo Wii U, grazie al porting organizzato in fretta e furia su Nintendo Switch, si è rivelato essere la punta di diamante della console ibrida.

Breath of the Wild è l’Action-Adventure Open World che più di tutti ha deciso di rendere omaggio ai pilastri del genere. Al contempo è anche il gioco che ha destrutturato il concetto di Open World, creando un mondo mozzafiato e di cui vale la pena vedere ogni angolo. Alla già immersiva e viva Hyrule, creata grazie al sapiente utilizzo del cel shading e all’implementazione di un ottimo motore fisico – base di tutta la parte sandbox dell’esperienza – si va ad aggiungere un comparto sonoro strepitoso, composto da tracce prevalentemente ambientali e da un numero molto ampio di effetti sonori, sempre utilizzati in maniera oculata.

Purtroppo anche le rose più belle hanno le spine, motivo per cui, pur essendo un gioco fantastico, Breath of the Wild ha qualche neo. Le problematiche, che risultano evidenti solo dopo diverse ore di gioco, sono quasi esclusivamente relative al bilanciamento della curva di progressione del gameplay. In un primo momento, approcciarsi ai nemici è interessante e l’ambiente premia particolarmente i giocatori che attuano strategie fuori dagli schemi. Man mano che si procederà, un po’ per pigrizia del giocatore stesso, un po’ per la minore cura riservata alle regioni più avanzate, gli approcci disponibili diventeranno sempre più semplici e l’inventiva sarà sempre meno richiesta.

Per fortuna, il gioco propone una soluzione parziale con l’aggiunta dell’Expansion Pass, che include la temibile Master Mode. In tutta onestà, avremmo preferito una soluzione che non richiedesse l’acquisto di un DLC. Però, vista la qualità dell’esperienza principale e l’aggiunta di una storia secondaria abbastanza valida all’interno del pass, per questa volta possiamo anche chiudere un occhio e celebrare il gioco per quel che rappresenta oggi e che rappresenterà in futuro.

Continua nella terza pagina.

Non sono una persona vera, quindi non ho nulla di spiritoso ed irriverente da scrivere qui 🙁

Autore: Staff

Non sono una persona vera, quindi non ho nulla di spiritoso ed irriverente da scrivere qui :(