Fire Emblem: Shadow Dragon & the Blade of Light – RECENSIONE

4 min.
07.12.2020
Recensione


Il 2020 è stato un anno un po’ maledetto, lo sappiamo, così come quello del 35° anniversario di Super Mario, e sappiamo anche questo. Qualche impiegato alla divisione occidentale di Nintendo però a ottobre s’è ricordato che è anche il 30° anniversario di Fire Emblem, serie che da un po’ di tempo a questa parte è diventata un’IP molto importante per la grande N… sulla carta, forse. Magari all’omino di Nintendo of Japan che manda comunicazioni all’occidente è passato di mente. Sta di fatto che, siccome le celebrazioni per questo importante anno erano carenti, si è deciso di portare su Nintendo Switch il primissimo capitolo di Fire Emblem, sottotitolato “Shadow Dragon &the Blade of Light”, nato su Famicom, per la prima volta fuori dal Giappone. Quindi visto che era per NES lo hanno messo nel catalogo di Nintendo Switch Online, giusto? Non esattamente!

“Non conosci Marth?!” “Beh, tu lo conosci Roy?”

Le cose hanno iniziato a essere strane fin dal trailer di annuncio di questo porting, con quella bizzarra introduzione che lasciava intendere che gli occidentali non hanno mai conosciuto Marth in un gioco di Fire Emblem… quando non è così, perché il primo Fire Emblem ha ricevuto un remake su Nintendo DS arrivato in tutto il mondo, poi reso disponibile anche via Virtual Console su Wii U. Mi ha fatto particolarmente sorridere la presenza di Roy che, invece, non è conosciuto per davvero al di fuori di Fire Emblem Heroes e Super Smash Bros., poiché The Binding Blade per Game Boy Advance non è mai ufficialmente uscito dal Giappone. Tolto questo appunto, va detto anche che la prima avventura di Marth è stata rifatta (parzialmente) anche in Mystery of the Emblem, terzo titolo della serie uscito su Super Famicom (solo in Giappone, avete indovinato). Quest’ultimo è un caso particolare, perché è diviso in un Libro I con una versione di Shadow Dragon con dei tagli qua e là per riassumerla, e poi in un Libro II con l’effettivo seguito della storia, poi arrivato in un gioco a parte su Nintendo DS con New Mystery of the Emblem. Era una buona occasione per far conoscere ufficialmente la seconda avventura di Marth, ma posso comprendere che si sia scelto comunque di portare il primissimo titolo perché faceva più effetto per l’anniversario. Dopotutto, è bastato andare a prendere il gioco dalla versione giapponese del Nintendo Switch Online, che i nostri amici orientali hanno disponibile da un bel po’, e poi tradurlo (solo in inglese americano, provato dalla localizzazione “Caeda” che in Europa è invece “Shiida”). Questo significa anche che di fatto in Giappone non vi sono state particolari novità, dato che lo hanno sempre avuto a disposizione in NSO.

Shadow Dragon Wrys
I sacerdoti non possono attaccare né prendono esperienza curando. Quindi come livellarli? Mettendoli di proposito inermi davanti ai nemici, anche se riescono a malapena a reggere un singolo colpo. Per fortuna questo è cambiato dai titoli successivi.

Sono Wrys, un umile sacerdote

Come ci si può aspettare da un titolo per NES di trenta anni fa, Shadow Dragon & the Blade of Light, per quanto possa avere il fascino retrò è molto invecchiato. Non starò a dilungarmi su ogni meccanica di gioco molto antiquata, ma per certi versi penso che qualcuno che non conosce la serie si possa trovare meglio, perché non rimane sorpreso se i sacerdoti guadagnano esperienza solo se subiscono attacchi, se diverse classi non hanno promozioni pur avendole ricevute nei titoli successivi (emblematici i cavalieri che non possono promuovere a generali, nonostante ci siano entrambe le classi nel gioco). È anche vero che un fan di Fire Emblem sa che una scure attacca anche a distanza o che lo spadino di Marth è più efficace contro certi nemici, mentre chiunque altro non può saperlo dato che non è possibile esaminare gli oggetti in-game. Ai tempi questo problema era ovviato dalla presenza del manuale di istruzioni, e noi prima ce li avevamo quelli elettronici, però non in questo caso. Un peccato, perché avrebbe sicuramente aiutato chiunque magari si approcci al titolo per curiosità dopo aver conosciuto la serie con Three Houses. Riconosco anche che questo porting ha dato delle ottime aggiunte, con non solo la possibilità di aggiungere un segnalibro (uno solo) come nel catalogo di Switch Online, ma anche di riavvolgere a turni precedenti senza limiti di usi e di velocizzare il gameplay portandolo a 2x, anche solo durante la fase nemici, il che è utile vista la lentezza dell’originale. Mi dispiace giusto che facendolo si vada a velocizzare anche la stessa musica, in maniera non troppo diversa da un emulatore.

Shadow Dragon 2x
Il gameplay di Shadow Dragon è molto lento, perciò fa sicuramente comodo l’opzione di raddoppiare la velocità, anche solo durante la fase nemici.

Una guerra lunga quattro mesi

Non c’è da stupirsi che il software sia venduto separatamente dall’abbonamento a Nintendo Switch Online, al prezzo irrisorio di 5€ circa poi, perché ha ricevuto effettivamente una traduzione di molto più che qualche menu, e anche delle funzioni utili. Ciò che un po’ dà fastidio è che, almeno al momento in cui viene scritta questa recensione, sia un altro software “a tiratura limitata”, poiché verrà rimosso dal Nintendo eShop dopo il 31 marzo 2021, come sta succedendo con altri titoli celebrativi del 35° di Mario. Magari nel frattempo Nintendo cambierà idea, ma non è qualcosa che posso assumere con leggerezza. Significa che non sarà più possibile giocare al primo Fire Emblem legalmente, cosa che non si verifica in Giappone avendo loro, come detto, il titolo nella libreria di Ninendo Switch Online. Oltre a questo, noi Europei non abbiamo avuto la fortuna degli Americani di ricevere un’edizione limitata con un artbook che ha fatto gola a molti fan, dato che era il primo dedicato ai giochi di Akaneia (quelli di Marth) a venire localizzato. Visto il valore storico di Shadow Dragon & the Blade of Light, perché solo quello ha, è davvero un peccato che l’anno prossimo i giocatori non potranno più “conoscere la prima avventura di Marth”… anche se è un compromesso che accetto se ci viene permesso di conoscere la seconda. In pratica, lo sforzo maggiore è stato fatto dalla persona che ha tradotto il titolo, che magari si è anche basata giustamente sulla traduzione già esistente del remake (il quale ha l’italiano e altre lingue all’infuori dell’inglese americano, a differenza di questo porting). A ogni modo, da un lato potrei dirvi che per il poco che costa vale la pena l’acquisto, dall’altro posso dire che non riesco personalmente a pensare di giocarci fino alla fine, e in generale non apprezzo le scelte fatte per la distribuzione. Ci ho pensato veramente tanto a come valutarlo visto il nostro sistema binario (o quasi), ma voglio mettere assolutamente in chiaro che questo giudizio non va considerato sul gioco stesso, che ha i suoi anni, bensì sul resto di cui ho già parlato abbondantemente nell’articolo.

BOAH/10

Vecchio, poco divertente, privo di istruzioni e non sarà lì per molto. Vi rimando al remake su Nintendo DS.