31 Ottobre 2019 • A ruota libera

Che fine hanno fatto alcuni sviluppatori legati a Nintendo?

Tutti conosciamo le software house dietro molti dei titoli da noi amati. Nintendo, SEGA, Capcom, sono alcuni dei nomi che spesso ci capita di intravedere all’inizio e alla fine di un videogioco. Eppure, non è un logo a fare il gioco, ma un intero team di sviluppo. Gruppi di persone che lavorano insieme, suddividendo i vari compiti, danno vita al prodotto finale. Ma vi siete mai chiesti, almeno una volta, che fine avessero fatto alcune delle persone dietro lo sviluppo di certi videogiochi? Sono ancora tra noi?

Omettere o nascondere il proprio nome non era qualcosa di così inusuale durante i primi anni di vita del settore, sapete? Gran parte degli sviluppatori giapponesi erano soliti firmare con un soprannome o non farlo proprio. I motivi dietro questa scelta erano molteplici, a cominciare dal desiderio dell’azienda di non far trapelare i nomi al fine di non perdere quei dipendenti, a quello degli sviluppatori di vivere dietro una maschera. Tutt’ora uno dei casi più celebri è la compagnia Tose Co., Ltd, attiva dalla fine del 1979 e da sempre conosciuta come “la software house ninja”. Migliaia sono i giochi a cui hanno lavorato e, per loro volontà, non sono stati mai citati, ad eccezione delle serie Game & Watch Gallery e The Legendary Starfy, i cui diritti sono condivisi con Nintendo. Il loro motto, in un certo senso, è simile a quello di una celebre frase de L’uomo bicentenario: Uno è lieto di poter servire.

Non sarà però la compagnia il fulcro del nostro articolo, in quanto la loro inclusione, in un certo senso, sarebbe come barare. Piuttosto, esistono alcune figure chiave dietro dei classici per console Nintendo che rientrano in questa categoria e, volendo, li potremmo considerare come dei veri e propri fantasmi.

Shouzou Kaga, il padre di Fire Emblem

Chi ha ideato la serie di Fire Emblem? Bene o male sappiamo tutti che Shigeru Miyamoto è il creatore di Super Mario o Satoshi Tajiri di Pokémon, eppure quando si parla di questa serie, anche all’interno dei documenti ufficiali più recenti, non compare mai il nome del suo creatore, Shouzou Kaga. Si potrebbe pensare che ciò sia dovuto all’anzianità del nostro (ormai prossimo ai 70 anni) e l’inusuale passato della serie, ma le cose non andarono esattamente così, tutt’altro. Quanto accaduto durante l’era del Nintendo 64 segnò un altro cupo capitolo della storia di Nintendo.

Volevo realizzare un gioco di strategia che fosse più drammatico, qualcosa in cui fosse possibile sentire il dolore e lo sgomento dei personaggi. È per questo che i personaggi non possono tornare in vita dopo essere stati uccisi, per comunicare una sensazione di gravità e serietà. Penso che il risvolto della medaglia sia l’amore [del giocatore, ndr] rivolto ai propri personaggi, al fine di rendere il gioco più gratificante. – Shozou Kaga, fonte.

Nel corso del suo periodo all’interno di Intelligent Systems Kaga lavorò a tutti i capitoli principali della serie pubblicati fino a Fire Emblem: Thracia 776. Sue erano le storie ideate e i temi affrontati, con l’idea di fondo di mettere in chiaro come piccole situazioni potessero dare vita a grandi differenze nel corso della narrazione, esattamente come avvenne nel corso del medioevo. E in un certo senso, ciò sarebbe dovuto continuare con i capitoli successivi, ma nell’agosto del 1999 Kaga fondò Tirnanog con l’intenzione di continuare i suoi progetti al di fuori di Intelligent Systems, provando a portare con sé perfino dei documenti confidenziali, azione che gli causò il licenziamento. I motivi dietro questa scelta sono ai più ignoti, ma in diversi speculavano che ciò fosse dovuto alle limitazioni dell’erede del Super Nintendo. Il primo lavoro dello studio fu TearRing Saga: Yutona Heroes War Chronicles per PlayStation, originariamente chiamato Emblem Saga.

Il motivo del cambio è presto detto: Kaga voleva portare avanti quanto precedentemente stabilito con Fire Emblem, sia in termine di narrazione che di idee lasciate dentro Intelligent Systems, al punto che qualche anno più tardi vedremo con Fire Emblem: The Blazing Blade due approcci differenti di una stessa idea da lui congeniata. Nintendo portò la compagnia ed Enterbrain (il publisher del gioco) in tribunale, perdendo per la presenza di alcuni elementi di gameplay differenti da Fire Emblem ma portando a casa una vittoria per via della competizione scorretta. Al fine di evitare altre beghe legali, gran parte dei riferimenti alla serie vennero rimossi, ma sarà solo con il suo seguito, Berwick Saga, che anche il gameplay verrà ulteriormente modificato, a cominciare dalle mappe composte da celle esagonali dove spostarsi.

Ad oggi, questa foto del 1994 è una delle rare foto di Shouzou Kaga.

Da lì in poi il nulla. Kaga si ritirò a vita privata, limitandosi a scrivere su un suo vecchio blog alcune informazioni riguardanti lo sviluppo dei due TearRingSaga. Solo pochi anni fa abbiamo potuto apprendere alcune sue (scarse) notizie, in quanto sta lavorando ad un nuovo gioco, conosciuto col nome di Vestaria Saga e tutt’ora in sviluppo e diviso in più parti. Ma si tratta comunque di un ricordo di quanto avvenuto in passato. Per Nintendo ed Intelligent Systems il suo nome non esisteva più, e per i nuovi fan non era mai esistito.

Quintet, la compagnia dietro la “Tetralogia di Soul Blazer”

Quando si parla del Super Nintendo è scontato tirare in ballo i giochi di ruolo. Ancora più dei giochi di piattaforme, statistiche, numeri e storie che mescolavano magia e mitologia erano all’ordine del giorno. Sotto questo aspetto Squaresoft ne fu regina incontrastata, accompagnata da Enix con i suoi Dragon Quest. Proprio quest’ultima rivestì un ruolo importante all’interno del nostro racconto, per via degli stretti rapporti con un’altra casa di sviluppo denominata Quintet.

Il suo nome oggi potrebbe non dirvi nulla, ma parliamo di una compagnia avente tra i suoi membri chiave due veterani della serie Ys di Falcom, Tomoyoshi Miyazaki e Masaya Hashimoto, i cui lavori più famosi costituiscono la serie ActRaiser e la “Tetralogia di Soul Blazer”, quest’ultima composta da Soul Blazer, Illusion of Gaia, Terranigma e The Granstream Saga. Ma più in particolare, ad affascinare erano le tematiche affrontate. Dualità tra bene e male, creazione e distruzione, la facevano da padrone, proponendo qualcosa di mai visto prima all’interno del genere. Proprio questo conflitto dava vita, insieme al loro gameplay, a dei titoli unici e ancora oggi conosciuti dagli appassionati, ma un po’ meno da parte dei novizi. Ma vi sto parlando di giochi realizzati nel corso degli anni ‘90, perché oggi Quintet non esiste più.

Tomoyoshi Miyazaki

Per quale motivo Quintet è sparita? Questo nessuno lo sa per certo. La “morte” ufficiale dello studio la possiamo imputare al 29 marzo del 2002, in quanto fu l’ultimo giorno in cui il loro forum ufficiale rimase attivo. Infatti, diversi fan aspettavano da ormai troppo tempo delle novità da parte della compagnia, e questo stato di furia portò ad un moderatore a scrivere: «Poiché non possiamo rilasciare al momento alcuna informazione, chiuderemo questo portale». Otto anni dopo, il resto del sito della compagnia verrà chiuso.

Chiusa la parentesi Quintet, sentiremo ancora parlare di Miyazaki. Nel 2008 fonderà la compagnia Giga Factory, specializzata in pachinko, oltre a diventare il presidente di un’azienda legata al mondo delle carte di credito, ma entrambe le attività non avranno vita lunga, chiudendo due anni dopo. Da anni nessuno sa che fine abbiano fatto i componenti originali di Quintet. C’è chi dice che si siano dedicati ad altro, che uno di loro sia stato perfino arrestato in seguito ad un crimine commesso, ma tutto tace. Anche da parte di persone a loro molto vicine. La vera domanda in questo caso rimane: cos’è successo?

Seguono degli estratti da noi tradotti delle interviste svolte da John Szczepaniak per il primo volume del libro “Untold History of Japanese Video Game Developers”.

John Szczepaniak: Cos’è successo a Masaya Hashimoto e Tomiyoshi Miyazaki? Ho sentito alcuni rumor particolari.

Yuzo Koshiro: Quale sarebbe questo rumor particolare?

John Szczepaniak: Ho sentito che uno di loro è stato arrestato, un’altra storia riguarda un accoltellamento. Sono tutte chiacchiere provenienti da internet. Sto cercando di scoprirne la verità.

Yuzo Koshiro: *ride* So solo qualcosa in termini di dicerie. Credo che l’informazione in mio possesso sia fondamentalmente la stessa che conosci. Ma non credo che sia davvero qualcosa che scriverei in un libro. Non so se è vero o no. Quintet è stata chiusa cinque anni fa, e dopo quanto accaduto il sig. Hashimoto ha lavorato per un po’ da Ancient. Di recente ha lasciato la compagnia per motivi personali. Per quanto riguarda il sig. Miyazaki, non so davvero cosa possa essergli successo. Ho sentito delle voci, ma non so se sono vere o false.

John Szczepaniak: Dopo aver svolto del lavoro da freelance per Telenet sei entrato in Quintet. Sai cos’è successo ai sig.ri Hashimoto e Miyazaki?

Kouji Yokota: Il sig. Koshiro ti ha detto nulla a riguardo?

John Szczepaniak: Il sig. Koshiro mi ha riferito che il sig. Hashimoto ha lavorato per Ancient pochi anni fa. Ma non era sicuro riguardo [quanto fosse accaduto al, ndr] sig. Miyazaki.

Kouji Yokota: Esiste una rivista di nome Famitsu, [i gestori della rivista, ndr] sono soliti organizzare una festa all’inizio di ogni nuovo anno. Circa cinque anni fa, a quella festa, l’ho incontrato [Miyazaki, ndr] e l’ho salutato, e lui mi ha ricambiato. Questa è stata l’ultima volta che l’ho incontrato. Da quanto ho sentito stava svolgendo un business con una persona che non è correlata all’industria dei videogiochi. Da lì ho pensato che non fosse più presente in quel settore, ma non ho chiesto ulteriori dettagli.

John Szczepaniak: Ci sono molti rumor in giro. Uno di questo vede uno dei due arrestato.

Kouji Yokota: *ride*

John Szczepaniak: L’altro vede uno dei due morto.

Kouji Yokota: Ho alcuni contatti provenienti da quegli anni, ma l’unica informazione che posso ottenere è che non siamo sicuri di cosa sia loro accaduto. Ma penso che se fossero finiti in qualche guaio se ne sarebbe parlato da parte dei vari media, oppure sarebbe stato discusso nei quotidiani o qualcosa del genere. Ma il fatto che non abbiamo avuto alcuna notizia su di loro, buona o brutta che sia, significa che probabilmente stanno bene.

Shinichi Shimomura, il creatore della “Dark Matter Saga”

Arrivati a questo punto abbiamo letto di tradimenti ed esilii, voci riguardanti possibili crimini e perfino cambi di lavoro, ma c’è un mistero che è senza alcun dubbio uno dei più grandi dietro la storia degli sviluppatori di Nintendo, ed è in assoluto quello da cui… non si sa davvero, ma davvero, niente. Un po’ come se fosse stato inghiottito da un buco nero e avvolto dalla materia oscura. E quando si parla di materia oscura c’è una serie che, più di tutte le altre, ha affrontato l’argomento con non poca superficialità: Kirby.

Pur essendo nata dalla mente di Masahiro Sakurai, non tutti i capitoli principali antecedenti la sua dipartita da HAL Laboratory furono diretti da lui ma anzi, spesso alternati con il suo collega Shinichi Shimomura. Il risultato dietro questa alternanza è immediatamente visibile anche da chi ha poca dimestichezza con il brand. Se per Sakurai Kirby era una figura allegra e solare, nelle opere di Shimomura la pallina rosa assumeva anche dei connotati da eroe, un contrasto necessario per giustificare i nuovi elementi introdotti, come gli amici animali in Kirby’s Dreamland 2 e 3 e l’antagonista ricorrente Dark Matter, un’entità maligna proveniente dallo spazio intenzionata a conquistare il pianeta Popstar e, in Kirby 64: The Crystal Shards, Ripple Star.

Il personaggio di Gooey, esclusivo alla Dark Matter Saga, è nato come costola dell’antagonista principale.

Eppure dopo la pubblicazione di Kirby 64, l’ultimo capitolo in cui questo antagonista ottenne un ruolo di prim’ordine, ci fu il silenzio. Kirby: Nightmare in Dreamland fu l’ultimo episodio diretto da Shimomura, e da quel momento in poi non si seppe completamente più nulla da parte dello sviluppatore. Pubblicamente non esiste una sua foto, e nessuno dei suoi colleghi all’interno di HAL Laboratory (o lo stesso Masahiro Sakurai) ha mai rivelato alcuna informazione in merito. Secondo alcune voci rilasciate subito dopo l’uscita del suo ultimo gioco lo sviluppatore sarebbe morto per cause mai ufficialmente confermate. Non ci sono neanche interviste da cui possiamo fare affidamento, perché a conti fatti nessuno ne ha mai parlato. E a volte è proprio così che nascono certi misteri, dal nulla.


Videogiocatore incallito, a volte si scorda di essere il capo di Nintendoomed, nonché l’addetto alle pubbliche relazioni del sito. Quando non ha nulla da fare si occupa di progetti pazzi o di recuperare giochi e console vecchie, le quali ovviamente non toccherà mai. Per due volte ha trollato l’internet, ma queste sono altre storie che non andranno mai raccontate. Lo trovate anche su Facebook e Twitter (anche se quest’ultimo non lo usa mai).

Autore: Filippo "Flippoh" Corso

Videogiocatore incallito, a volte si scorda di essere il capo di Nintendoomed, nonché l'addetto alle pubbliche relazioni del sito. Quando non ha nulla da fare si occupa di progetti pazzi o di recuperare giochi e console vecchie, le quali ovviamente non toccherà mai. Per due volte ha trollato l'internet, ma queste sono altre storie che non andranno mai raccontate. Lo trovate anche su Facebook e Twitter (anche se quest'ultimo non lo usa mai).