10 Agosto 2019 • Recensione

DOOM 3 (Nintendo Switch) – RECENSIONE

DOOM 3 (DOOM devo scriverlo tutto in maiuscolo sennò Flip si arrabbia) è uno dei tre giochi che Bethesda ha rilasciato a sorpresa poco tempo fa sull’eShop di Nintendo Switch. Ero riluttante a giocarci visto che non avevo mai toccato la serie, e di FPS ci capisco poco. Certo, i Metroid Prime mi sono piaciuti e pure i Bioshock, ma quelli non so se si possono chiamare propriamente FPS.

Ecco la mia storia con la serie DOOM: un anno fa, quando avevo appena preso la PS4 ma non avevo ancora nessun gioco, ho scaricato per provare la demo di DOOM 2016 (DOOMo?) e ci ho giocato per un po’. Sì, carino, ma non mi ha fatto venir voglia di comprare il gioco. E questo è quanto. Nonostante ciò mi sono deciso a provare DOOM 3 vedendo le atmosfere meno ignoranti e più horror del titolo, che si prospettava interessante.

DOOM 3 nasce nel 2000 da un’idea di John Carmack, programmatore prodigio, di realizzare un remake del primo DOOM con grafica moderna. A questo si opposero i designer Kevin Cloud ed Adrian Carmack (nessuna parentela). Dopo molte lotte, litigi, sputi, lanci di piatti, si decide (complice anche il moderato successo di Return to Castle Wolfenstein) di creare questa sorta di circa-sequel, circa-remake, circa-spinoff, tutto-ammazzamostri che è DOOM 3, uscito originariamente su computer e poi su console nel 2004.

E vale la pena specificare che quella presente su Switch (anche se il titolo non lo dice) è la BFG Edition, una riedizione uscita nel 2012 su PC, Xbox 360 e PS3. L’edizione contiene diverse migliorie (di una in particolare ne parlerò più avanti) e un paio di campagne bonus: Resurrection of Evil, un mezzo-sequel barra expansion pack uscito nel 2005, e The Lost Mission, uscito in concomitanza con la BFG Edition e contenente alcuni livelli rimossi in origine da DOOM 3. Insomma, Super DOOM 3: The Lost Levels.

Per cortesia, fa’ un clistere di piombo a questi demoni

La storia di DOOM 3 parla di una base terrestre su Marte (non sulle due lune come nel DOOM originale) dove viene dislocato il nostro Marine, muto protagonista. In questa base piena di robottini sentinella che fanno da guida, riviste zozze e soldati virili, siamo presto testimoni di un’invasione di creature assetate di sangue, e dovremo seguire fedelmente gli ordini del nostro sergente, che alla radio ci dà indicazioni.

Inizia così una lunga scarpinata in giro per la base, tra porte chiuse, ascensori, armadietti di cui scoprire la combinazione, e innumerevoli mostri da far fuori, per cercare di scoprire il motivo di questa spiacevole faccenda.

Il gioco consiste per la maggior parte nel percorrere la base della UAC (l’immancabile corporation semimalvagia) procedendo in maniera quasi sempre lineare, tralasciando i pochi “oh, questa porta è chiusa, fai una deviazione”, e trovando man mano armi sempre più potenti e adatte a ogni situazione. Circa.

All’inizio vedremo (e potremo giocare) a questo bellissimo Cookie Clicker del XXII secolo. Ma dopo l’invasione degli zombidemoni…

Utile quanto una motosega su Marte

Otterremo molte armi nel corso del gioco: fucile, mitra, fucile al plasma, l’immancabile e potentissimo BFG… tutte utili per far fuori la variegata stirpe di bestiacce che ci si parano davanti. I nemici fanno bene il loro lavoro di “qualcosa che non vorresti vedere” mentre giochi. Forse un po’ troppo bene.

Una cosa abbastanza fastidiosa è infatti quando i nemici ti appaiono alle spalle, per non parlare di quando sono addosso a te e sono troppo bassi per essere colpiti agevolmente, o ti aspettano in agguato dietro le porte e ti assalgono nel momento esatto in cui si aprono, senza darti il minimo tempo di reagire. E vogliamo anche parlare degli zombie armati? Perché quelli sono il peggio. Insomma, i nemici hanno molti comportamenti che sono più fastidiosi che paurosi. Gli incontri con i boss sono pochi ma ben fatti, fanno paura e bisogna fare di più di “spara finché non muoiono”. Peccato che siano pochi i boss veri e propri, e si preferisca l’approccio “ondate senza fine di nemici fortissimi”.

Per contrastare questi sporadici momenti kaizo, abbiamo a nostra disposizione Medikit e Armatura, per curarci e proteggerci. Ho giocato in difficoltà Marine (cioè Normale), e questi oggetti, insieme alle munizioni, si trovavano abbastanza spesso, non c’è mai bisogno di andarli a cercare attivamente (problema che teoricamente c’era nella versione originale non-BFG, ho letto). Ci sono anche le Stazioni di salute, degli affari appesi al muro dove ci si può curare di 10 PV al colpo per un massimo di 10 volte.

Ciò non vuol dire che DOOM 3 sia un gioco facile, anzi. Ha un difetto dato dalla vecchia scuola di chi l’ha creato: niente checkpoint, solo salvataggi. Sì, è così anche in altri FPS, inclusi i DOOM classici, ma non vuol dire che mi stia bene. E se non siete super-esperti, non pensate di farcela solo con gli autosalvataggi del gioco, sono pochissimi. Salva dopo ogni stanza, salva dopo ogni puzzle, salva dopo ogni cura. Salva. Dopo. Ogni. Nemico. Se dimentichi di salvare sei fottuto. Io vi ho avvisati.

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Chi ha spento la luce? I demoni mangiauomini venuti dagl’Inferi. Ah ok.

Un elemento molto importante di DOOM 3 è il buio. Di solito nei videogiochi (soprattutto classici, mi viene in mente Tomb Raider II) il buio è usato per aumentare artificialmente la difficoltà e mi dà sempre un po’ fastidio. Qui invece il buio si adatta quasi perfettamente all’atmosfera della base devastata, e abbiamo dalla nostra parte un alleato prezioso: la torcia.

Ora, la torcia possiamo attivarla con il dorsale sinistro e ci farà luce. Ha una batteria limitata, ma dura abbastanza, e il tempo di ricarica è irrisorio. Usarla ci permette di vedere meglio dove spariamo, e il modo in cui è gestita rende la BFG Edition la versione definitiva di DOOM 3. Vedete, nell’originale, la torcia era un’arma. Non poteva essere usata insieme alle altre armi. Quando sparavi dovevi stare al buio. Sssssssssssì, no grazie. Ottima idea portare questa versione, Bethesda. Paragonato ai DOOM passati, tutto il buio di questo capitolo fa notare come si focalizzi sul fattore “horror/ansiogeno”, che i primi due giochi esploravano parzialmente. Se volete qualcosa di più tamarro c’è sempre il nuovo DOOM.

Un’altra cosa che mi ha dato molto fastidio è l’assenza di una mappa consultabile dal giocatore. Capisco che il progresso nel gioco è per lo più lineare, ma in una base così buia e con così tanti passaggi simili tra loro sarebbe utile. Ma a dire il vero, sarebbe utile in qualsiasi FPS, mi senti Bioshock Infinite?

Grazie, id Software, vorrei questa ma per tutto il gioco.

Per quanto riguarda l’aspetto grafico, il motore è quello che è, per un gioco del 2004 con le texture rifatte in HD, ma le scritte si leggono bene e il gore è efficace. L’ambientazione è sicuramente ben fatta anche se forse girovagare sempre per una base in cui l’aspetto di… base non cambia molto ha i suoi lati negativi. Soprattutto dopo un certo livello che vede un notevole cambio d’ambientazione, uno si accorge che la base l’ha stufato. Fortuna che manca poco alla fine. Unica nota negativa, che non so se esista anche nelle altre versioni o sia un sacrificio del port Switch, se due stanze sono divise da una lastra di vetro, è difficile capire dove c’è vetro e dove posso effettivamente passare. Più di una volta ho creduto di essermi bloccato quando bastava tirare dritto dove pensavo ci fosse una vetrata.

Un altro elemento di worldbuilding lo rappresentano i PDA dei vari personaggi: praticamente dei tablet personalizzati, si trovano in giro per le sale e alcuni sono necessari per proseguire, tipo permettono di aprire certe porte, altri sono solo extra. Io amo i documenti nei giochi, soprattutto quando ci svelano i codici per gli armadietti, ma qui fanno il passo in più: non ci sono solo registrazioni vocali ma anche e-mail, e gli agognati codici possono essere nascosti ovunque.

A Big F***ing Game for a Small F***ing Tablet

La versione Switch di DOOM 3 è stata gestita da Panic Button, gli stessi dietro al port di DOOM 2016 e insomma tutti i giochi Bethesda. E il logo di Panic Button appare molto rumorosamente ogni volta che si accende. Seriamente, era necessario fare tutto quel rumore?

Guardando il trailer qui sopra, ho sorriso vedendo che per far vedere che queste nuove versioni sono disponibili ovunque, anche nei tablet più merdosi! hanno mostrato DOOM su cellulare, DOOM II su tablet… e DOOM 3 su Switch. In effetti, come ho già detto nella recensione di Onimusha, ogni volta che un classico dei videogiochi appare su Switch sono felice. E il port di Panic Button, come al solito, dimostra la grande capacità del team texano. Il gioco funziona bene, non rallenta quasi mai, al massimo cala di pochissssimo il framerate, e la modalità portatile non dà problemi. Se volete specifiche tecniche… che c’ho, la faccia da Digital Foundry? In ogni caso, per quello che ho visto questo port non ha portato difetti grafici o altri problemi come nei due capitoli precedenti.

Ultima nota, mi ha fatto piacere scoprire che il gioco è completamente in italiano. E quando dico completamente intendo che sono state tradotte anche le scritte nei computer che trovi in giro per la base (nemmeno nella vita reale le strisce di codice dei BSOD dei computer sono tradotte in italiano! Si vede che nel 2145 l’informatica si sarà evoluta), e tutti i dialoghi doppiati in italiano, ovviamente con una sovrabbondanza di Pietro Ubaldi, Claudio Moneta, Federico Danti e Riccardo Rovatti. Be’, tutti, mi è capitato qualche volta di sentire delle clip random lasciate in inglese senza motivo.

DOOM 3 screen
Nella foto, un fan Nintendo che attende notizie su Bayonetta 3.

A proposito di Bethesda, il memoso accesso a Bethesda.net viene richiesto ogni santa volta che si accende il gioco, ma basta premere B per farlo sparire, a differenza dei due DOOM precedenti, ho letto.

Ai tempi dell’uscita, DOOM 3 era stato criticato per il suo approccio diverso dai DOOM precedenti, il gameplay molto più lento e meno carneficinesco, quasi survival horror, quindi se siete degli ultra fan dei primi due DOOM e pensate che un gameplay diverso sia un’eresia, pensateci due volte. D’altra parte, se siete ultra fan di DOOM, difficile che non conosciate già questo gioco.

DOOM 3, nonostante il titolo, gode di un posto di secondo piano nel grande schema di id Software, ma se siete fan degli FPS, di ammazzare i demoni e, perché no, di qualche sano jumpscare e un’ambientazione alla Aliens, questo gioco fa decisamente per voi, nonostante qualche minimo acciacco dovuto all’età. Se avete finora rimandato l’acquisto di DOOM 3, una versione portatile a un prezzo così conveniente è quella che fa per voi! Con o senza account Bethesda.net.

666/666

  • Un DOOM più lento e ragionato.
  • Ennesimo port coi fiocchi di Panic Button.
  • Atmosfera sci-fi horror non da poco.
  • Tutti i DLC, portatile, ottimo prezzo. Prendi nota, Capcom.
  • Un DOOM più lento e ragionato.
  • Niente mappa.
  • Occasionali momenti “DOOM II” con troppo caos di nemici.
Se siete fan di DOOM, degli FPS, di ammazzare i demoni e, perché no, di qualche sano jumpscare e un’ambientazione alla Aliens, questo gioco fa decisamente per voi, nonostante qualche minimo acciacco dovuto all’età.
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Studente twentysomething dell’Università di Padova, dopo un’infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch… e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l’aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo).
Lo trovate su Facebook e Twitter.

Autore: Michele "Comemichiamo" Mosena

Studente twentysomething dell'Università di Padova, dopo un'infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch... e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l'aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo). Lo trovate su Facebook e Twitter.