29 Ottobre 2019 • Recensione

Digimon Story Cyber Sleuth: Complete Edition – Nintendo Switch (RECENSIONE)

Per oggi, Pokémon lo lasciamo in disparte.

Da bambino non sono stato molto un tipo da Digimon. I mostriciattoli tascabili Nintendo hanno da sempre costituito un pilastro della mia infanzia. Impossibile, però, è dire di non conoscere minimamente quest’altra serie. Una serie che, quando ancora faticavo a toccare con i piedi per terra da seduto, andava regolarmente in onda, spesso anche durante fasce orarie in cui ero appiccicato al televisore. Un approccio completamente diverso alla formula dei “mostri collezionabili”, questo è Digimon, e io l’ho toccato con mano concreta solo non tanto tempo fa, riscoprendolo in tutta la sua bellezza (e particolarità) con Digimon Story Cyber Sleuth: Complete Edition.

La prima volta che ho visto degli spezzoni di questo gioco su PS Vita, ben prima dell’annuncio di questa edizione completa, i miei pensieri sono stati due: «Ha un nome complicato» e «Sembra Shin Megami Tensei con i Digimon». Dopo circa quindici minuti ho capito di avere ragione solo a metà. Digimon Story, pur avendo in comune con Shin Megami Tensei e Pokémon il genere, non presenta altre particolari somiglianze, se non la possibilità di allenare ed evolvere i propri mostriciattoli (in questo caso digitali). Motivo per cui tengo a sottolineare in questo paragrafo introduttivo che se più avanti citerò la serie di Atlus, non sarà per evidenziare possibili “scopiazzature”, ma solo per spiegare la natura delle somiglianze nel vibe generale dei due giochi.

Welcome to EDEN

Essendo una collection composta da due titoli, Digimon Story Cyber Sleuth: Complete Edition proporrà al giocatore totale libertà di scelta nel momento in cui dovrà selezionare il gioco da cui iniziare. Vedere i fatti raccontati dal punto di vista dell’originale Cyber Sleuth o sperimentare una nuova prospettiva nei panni del protagonista di Hacker’s Memory? Questa sarà la domanda che ci porrà la misteriosa Mirei Mikagura al primo avvio del gioco. Nonostante la scelta più ovvia sia cominciare da ciò che su schermo è a sinistra (almeno per noi occidentali), parere unanime e mio consiglio è di sperimentare prima Cyber Sleuth, in quanto Hacker’s Memory potrebbe rovinarvi alcuni punti di trama del suo predecessore; quest’ultimo infatti non è da prendere come sequel diretto del primo gioco, bensì come una storia parallela, narrata nella stessa ambientazione e in contemporanea. Se consideriamo Cyber Sleuth come Digimon Story 1.0, Hacker’s Memory è all’incirca la versione 1.8, parole del produttore dei giochi ai microfoni di Famitsu (potete trovare una traduzione parziale qui).

Digimon Story Cyber Sleuth: Complete Edition
Questa sarà la schermata di apertura del gioco. Perché mettere Hacker’s Memory a sinistra ancora non mi è chiaro.

Mangia libri di cibernetica, insalate di matematica

Firewall, codebreaking, hacking e cracking sono ormai  termini radicati nella vita di tutti i giorni e con il lancio della piattaforma digitale “EDEN” ad opera della “Kamishiro Enterprises”, sia giovani che anziani hanno sviluppato un’identità virtuale di pari passo a quella reale.
Pur condividendo il setting, la trama di Cyber Sleuth e Hacker’s Memory avranno ben poco in comune. Nel primo, infatti, dopo essersi addentrato in Kowloon, una delle zone più pericolose di EDEN, il nostro protagonista si troverà senza preavviso a dover combattere utilizzando un Digimon a scelta tra tre posti convenientemente a sua disposizione. Ciò lo porterà a un susseguirsi di eventi che gli pareranno davanti un misteriosa creatura, né umana né Digimon. Nel tentativo di salvare alcuni amici conosciuti online dall’attacco del mostro informe, il personaggio da noi controllato verrà catturato dalla bestia, portandolo a un’apparente perdita di conoscenza nel mondo virtuale e alla trasposizione del nostro avatar di EDEN nel mondo reale. Al nostro risveglio nel corpo cibernetico ci troveremo nel bel mezzo del caotico Shibuya Crossing e verremo caldamente invitati da una signorina di nome Kyoko Kuremi a salire a bordo della sua auto, per non destare più sospetti di quanti un ammasso di pixel informi non possa già aver destato nel bel mezzo dell’incrocio più popolato del mondo.

Digimon Story Cyber Sleuth: Complete Edition
La scelta del sesso del nostro personaggio è possibile solamente nel primo gioco, un po’ un peccato.

Una volta arrivati nel suo ufficio, Kyoko ci rivelerà di essere una detective. Ci troviamo infatti nella sua agenzia investigativa e in men che non si dica, ci verrà offerto un posto come suo assistente, come rifiutare? Anche perché letteralmente non puoi. Da questo punto del gioco in poi saremo a tutti gli effetti detective del mondo virtuale, comodamente chiamati “Cyber Sleuth e la narrativa si svilupperà seguendo il numero di casi da noi accettati e completati. Ce ne saranno delle belle, credetemi.
L’approccio di Hacker’s Memory è invece completamente diverso e molto più semplice e – a mio avviso – efficace. La trama si aprirà con un furto di identità: al nostro protagonista è stato hackerato l’account EDEN. In un mondo così digitalizzato, non avere la propria identità virtuale significa non esistere, perciò, sotto consiglio di un misterioso informatore dal nome “K”, il ragazzo deciderà di seguire la faccenda fino in fondo, spingendosi dove solo gli hacker più malfamati vanno: Under Kowloon. Totalmente ignaro, il personaggio principale si troverà nel bel mezzo di un’asta di Digimon e, vedendo come soffrivano quelle creature virtuali in gabbia, deciderà molto coraggiosamente di confrontare il proprietario della merce in vendita, mettendo in discussione i suoi modi di fare. Questo gesto dalle parti di Kowloon è imperdonabile, poiché: «Ogni hacker si fa gli affari suoi», quindi il mercante deciderà di attaccare il nostro personaggio anche se sprovvisto di Digimon. Per fortuna, un hacker leggendario, Ryuji Mishima, correrà in nostro soccorso e incuriosito dal nostro lodevole gesto, deciderà di invitarci come membro in prova nel suo gruppo di hacker, gli “Hudie“. Ciò sancirà l’inizio della storia, alla ricerca della nostra identità rubata.

Digimon Story Cyber Sleuth: Complete Edition
Ryuji ci spiegherà che non tutti gli hacker sono cattivi. Gli Hudie, infatti sono composti da persone eticamente corrette.

Il coraggio di essere standard

Il gameplay, a contrasto della trama, non presenta particolari differenze una volta messo a confronto. In entrambi i giochi, siamo davanti ad un sistema di combattimento a turni, nel quale l’ordine d’azione è deciso a priori dalla statistica di velocità dei Digimon in campo. Le battaglie si svolgeranno tre contro tre e, quando sarà il nostro turno, avremo possibilità di scegliere tra attaccare, usare un’abilità o un oggetto, cambiare Digimon in campo o tentare la fuga. Se il gameplay presentato è così classico, allora, dov’è la vera rivoluzione? Semplicemente, non c’è. Digimon Story, in un’epoca in cui i turni venivano abbandonati da tutti (l’originale è uscito nel 2015 in Giappone), ha coraggiosamente deciso di proporre una formula classica, che ai più potrebbe ricordare Final Fantasy X. Per assicurarci la vittoria sarà fondamentale rispettare il sistema di elementi e tipi assegnati ai Digimon. I primi, più numerosi ma meno rilevanti, modificheranno il danno solo di 1.5 nel caso in cui colpiremo la debolezza del Digimon avversario. I tipi, invece,  solo quattro: “Vaccine”, “Virus”,”Data” e “Free”, ma ben più fondamentali: essi raddoppieranno infatti il danno inflitto a un Digimon in caso di debolezza e lo dimezzeranno in caso di resistenza, a eccezion fatta del tipo Free, completamente neutrale.

Digimon Story Cyber Sleuth: Complete Edition
Questa è la schermata di battaglia. Nel lato destro dello schermo potremo vedere con esattezza l’ordine d’azione dei Digimon in campo. Molto comodo!

Nella maggior parte delle battaglie, la difficoltà di base risulterà essere estremamente bassa. Consiglio perciò di avvalersi liberamente della modalità difficile (attivabile e disattivabile dalle opzioni in qualsiasi momento) per rendere la curva di progressione del gameplay più interessante e bilanciata, senza mai risultare troppo frustrante.
L’unica differenza aggiunta alla formula sopracitata da parte di Hacker’s Memory è la nuova modalità “Domination“, che trasformerà la mappa di gioco in una griglia, prendendo così in prestito il sistema di movimento dagli strategici a turni. Una volta che due hacker si incontreranno su una stessa  casella, comincerà una classica battaglia a turni per decidere chi otterrà quella singola casella. Il primo team che raggiungerà un determinato numero di punti, avrà vinto la partita. Le Domination Battle risultano un’aggiunta gradita, in grado di spezzare la monotonia in cui si rischia di incappare esplorando dungeon dopo dungeon.
Parlando proprio di labirinti, l’ambientazione esclusivamente a tema virtuale rende la progressione nei dungeon (specie nei diversi piani di Kowloon, uguali tra loro esteticamente), abbastanza noiosa dal punto di vista visivo. Il design delle mappe, dove presente, si fa fortunatamente sentire, ma l’utilizzo sfrenato di caselle di teletrasporto e l’estetica delle stanze molto simili tra loro renderanno l’esplorazione meno godibile di quanto non potrebbe essere. Per fortuna, però, nelle fasi più avanzate di gioco avremo modo di disattivare temporaneamente gli incontri casuali, utilizzando una delle “Hacking Skill” a nostra disposizione, le quali ci aiuteranno anche in altri numerosi scenari (come nell’eventualità di dover superare un firewall o di dover decifrare un documento protetto).

Digimon Story Cyber Sleuth: Complete Edition
A volte, grazie al nostro corpo cibernetico, potremo entrare nei “Digital Network” per spostarci da capo a capo di una determinata connessione via cavo.

“Farmare” non è mai stato così divertente

La vera gioia che ci regala Digimon Story, come anche in altri giochi che presentano creaturine allevabili, è proprio la possibilità di seguire passo passo la loro crescita. Tramite il “DigiLab“, gestito dalla stessa Mirei della schermata iniziale, sarà possibile organizzare la propria squadra. Le strutture presenti nel laboratorio sono numerose, ma le due fondamentali sono la “DigiBank” e la “DigiFarm“. Come lasciano intendere i nomi, la prima ci permetterà di depositare i nostri Digimon secondari in una banca dati, mentre la seconda avrà la funzione di una vera e propria fattoria per Digimon. Nella DigiFarm avremo a disposizione uno spazio virtuale nel quale allevare i Digimon che vorremmo comunque potenziare, ma che al momento, o per questioni di spazio nel party o perché troppo deboli, non riusciamo proprio a portare con noi. In questo ameno loco i mostriciattoli potranno aumentare di livello, allenarsi per accrescere la propria “ABI”(statistica fondamentale per digievolversi più avanti), sviluppare nuovi oggetti utili per le nostre avventure o avventurarsi in investigazioni alla ricerca di nuovi casi da completare. Qualsiasi azione assegneremo all’isola, essa verrà svolta in background, facendo calare il tempo richiesto di pari passo con le ore che trascorreremo giocando.

Digimon Story Cyber Sleuth: Complete Edition
La DigiFarm ha un nonsoché di nostalgico, probabilmente per il tipo di stile grafico adottato.

Il raggiungimento dei requisiti per la digievoluzione è una delle soddisfazioni  più grandi che io abbia mai provato in giochi simili. A differenza di Pokémon, un singolo Digimon non ha una linea evolutiva fissa e, anche avendo delle evoluzioni direttamente collegate alla sua forma base (pensiamo alla linea evolutiva di Agumon, Gabumon o molti altri), non sarà obbligatorio per noi scegliere quella determinata forma. Anche se WarGreymon è un sacco figo. Questa differenza nella progressione dei mostriciattoli è particolarmente gradevole. Un singolo Digimon può arrivare a evolversi anche cinque o sei volte a seconda del proprio stadio di partenza: questo, indirettamente, ci farà notare tutti i piccoli progressi accumulati nel tempo molto più rapidamente che in altri giochi simili, motivo per cui a mio parere Digimon Story è ben più gratificante dei suoi rivali.

L’arte del porting

Come si sa, anche l’occhio vuole la sua parte. Per fortuna, il titolo non delude neanche sotto questo punto di vista. La conversione su Switch è ottima. La scelta artistica per le texture dei modelli rende molto sia in modalità fissa che portatile e, seppur ripetitive a livello estetico, le ambientazioni risultano ben sviluppate e piacevoli alla vista. Il character design è di ottima qualità ed è un altro dei punti di incontro con Shin Megami Tensei. L’artista principale del gioco, Suzuhito Yasuda, è stato anche il character designer dei due Shin Megami Tensei: Devil Survivor.
Anche la musica non delude, anzi, è uno degli aspetti che mi ha lasciato più stupito, capendo il perché solo a posteriori. Il compositore di entrambi i giochi infatti è Masafumi Takada, artista che ho imparato ad apprezzare grazie alle sue composizioni per numerosi giochi di Suda51, tra cui No More Heroes, ma che forse sarà ben più noto per i suoi lavori per la serie di Danganronpa. Qui sotto lascio una delle mie musiche preferite.

Oltre all’ottima conversione, macchiata unicamente da qualche leggero calo di frame nelle aree più ampie, il vero piatto forte di questa versione è proprio in ciò che le regala l’appellativo di Complete Edition. In primis, l’avere entrambi i giochi in un solo pacchetto permette l’aggiunta di opzioni di comunicazione tra i due titoli. Una volta completate entrambe le storie, infatti, sarà possibile trasferire liberamente i propri Digimon da Cyber Sleuth ad Hacker’s Memory e viceversa, una feature davvero comoda e gradita, specie nel momento in cui il giocatore volesse cimentarsi nelle spietate battaglie online. Per merito di questa funzione, gli sviluppatori hanno deciso di includere ogni singolo Digimon aggiunto in Hacker’s Memory anche nel gioco originale, espandendo ampiamente il roster di base. Le aggiunte, però, non finiscono qui! Sono stati inclusi anche tutti i casi e i Digimon DLC.
In aggiunta a queste gradite modifiche, sono state apportate alcune scelte di bilanciamento relative alla modalità difficile (quasi impossibile nella prima versione del primo gioco). In particolare, è stata ritoccata la statistica di velocità dei nemici, spesso troppo alta, con il conseguente svantaggio di dover subire turni su turni avversari senza poter rispondere con un attacco o una cura.

Digimon Story Cyber Sleuth: Complete Edition
Non avendo mai acquistato i DLC sulla versione PS Vita, non ero a conoscenza della linea di Digimon “NX”. Inizialmente ho pensato potessero essere esclusivi della versione Switch, data la coincidenza con il nome in codice della console

Purtroppo però, gli sporadici cali di frame non sono l’unica pecca del gioco. In una versione che si definisce completa e quindi definitiva, mi sarei aspettato anche l’aggiunta di agevolazioni (o quality of life) in diversi ambiti, specie se alcune di queste funzionalità sono state portate da Hacker’s Memory a Cyber Sleuth e non create ex novo. Un esempio gradito di funzione aggiunta è la possibilità di modificare il proprio abito anche nel primo gioco, cosa precedentemente introdotta e relegata unicamente ad Hacker’s Memory. Al contrario, un esempio di quality of life introdotta in Hacker’s Memory ma non portata retroattivamente al primo gioco è la possibilità di correre mentre si esplora tramite l’utilizzo delle Hacking Skill precedentemente citate. Avrebbe dato proprio una mano in certi dungeon particolarmente lunghi.
Un’altra occasione mancata e, tutt’ora, la più grande mancanza del gioco è il non aver rimaneggiato la traduzione del primo titolo, talvolta macchinosa o addirittura inesatta. Un esempio lampante di un errore di traduzione è il luogo “Galacta Park”. In giapponese la prima parte del nome è “ガラクタ” (traslitterato garakuta, lett. spazzatura). In questo caso, suppongo che il traduttore abbia erroneamente tradotto la prima parola come nome proprio, inglesizzandola. A rinforzo di questa mia ipotesi, Hacker’s Memory chiama lo stesso luogo “Junk Plaza”, ben più fedele all’originale giapponese. Sono dettagli minori, ma avrei gradito maggiore attenzione nel rifinire il gioco anche sotto questo aspetto, vista peraltro l’assenza di altre lingue, tra cui l’Italiano.

Digimon Story Cyber Sleuth: Complete Edition
Arata, non so come dirtelo, ma “化け物” (traslitterato bakemono) e “Bakemon” sono due cose molto diverse. Il primo significa mostro, il secondo è questo Digimon fantasmino. E di Bakemon non ce n’è traccia.

Un viaggio virtualmente fantastico

Digimon Story Cyber Sleuth: Complete Edition è una piccola perla, un gioco che forse in mercati più esposti alla serie ha avuto maggiore risonanza ma che, in Europa e in particolare in Italia, non ho sentito trattare molto. Questa collection, come anche i singoli giochi da cui è composta, entrano di prepotenza nei titoli che mi hanno regalato qualcosa di speciale, in particolare per il gameplay e per il senso di progressione immediato, cosa non comune in un JRPG. L’ottima musica, i personaggi ben scritti (anche se non troppo profondi) e la trama in grado di sorprendere proprio quando il giocatore comincia ad abituarsi alla monotonia della routine completano il quadro di uno dei migliori giochi di ruolo a turni della generazione corrente. Esperti di Digimon o meno, fatevi un piacere, se non oggi, alla prima occasione utile recuperate questi due giochi, potrebbero sorprendervi e farvi conoscere una saga di cui questa riedizione mi ha fatto venire voglia di essere fan, di comprare i gadget, di esplorarla al meglio in ambito videoludico e fuori, e di ciò non potrei essere più contento.

DIGIEVOLUTO/10

  • La soddisfazione di veder crescere le proprie creaturine non ha eguali.
  • Il gameplay è azzeccatissimo nella sua semplicità. Squadra che vince non si cambia.
  • Musica, ambientazioni e personaggi sprizzano carattere e creatività da tutti i pori.
  • Il porting per Switch è ottimo e non fa rimpiangere altre versioni.
  • La traduzione del primo gioco spicca particolarmente in maniera negativa.
  • Le feature aggiunte sono innumerevoli, ma lato quality of life si poteva fare di più.
Digimon Story Cyber Sleuth: Complete Edition è a un passo dall’essere l’edizione definitiva dei due giochi, ma non per questo i meriti sotto tutti gli altri punti di vista vanno vanificati. Uno dei migliori JRPG degli ultimi anni e sicuramente la migliore versione in cui giocare entrambi.

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Sono l’appassionato di strategici a turni che non sa pianificare neanche cosa mangerà l’indomani a colazione. Ho il “vanto” di essere il più giovane membro di Nintendoomed.
P.S: Fire Emblem non è un gioco divertente.

Autore: Alessandro "Phoenny" Bugari

Sono l'appassionato di strategici a turni che non sa pianificare neanche cosa mangerà l'indomani a colazione. Ho il "vanto" di essere il più giovane membro di Nintendoomed. P.S: Fire Emblem non è un gioco divertente.