14 novembre 2018 • Guida

Dark Souls Remastered – Il manuale di sopravvivenza

Finalmente, dopo mesi di rinvii, Dark Souls Remastered approda anche sulla nostra (?) console preferita. Accompagnata dal fantastico ma costoso amiibo di Solaire D’Astora, la saga che ha reso celebre FromSoftware sbarca per la prima volta su un sistema Nintendo, permettendo così anche a chi non s’è allontanato dai lidi di Mamma N di immergersi nella decadente Lordran.

Lordran, la terra in cui sono ambientate le vicende del titolo, è un regno oscuro e impervio, restio a fornire informazioni al giocatore su come affrontare efficacemente le numerosissime insidie che lo popolano. Questo suo ermetismo è probabilmente l’elemento che rende il gioco così poco accomodante ma anche così interessante per tutti coloro che sono stufi di spiegoni e tutorial.

Qui di seguito elencherò alcune nozioni che il gioco NON vi fornirà (o non lo farà in maniera immediata) ma che vi permetteranno di affrontare l’avventura con meno frustrazione.

Le conseguenze sono per sempre

Dark Souls Remastered ha un sistema di autosalvataggio che salva le informazioni ogni pochi secondi, e non è possibile disattivarlo o effettuare salvataggi manuali che possono essere ricaricati. In sostanza, le conseguenze di ogni vostra azione si manterranno per tutta la partita. È un’arma a doppio taglio: ha la comodità di mantenere in memoria i boss uccisi e gli oggetti trovati senza dover compiere azioni specifiche e/o ripetere sezioni di gioco; questo vale però anche per le relazioni con gli NPC. State attenti a come vi comportate, dunque, perché se uccidete un personaggio o ve lo inimicate sarà impossibile tornare indietro.

I cavalieri di Catarina hanno l’armatura migliore.

Corollario: tenetevi stretti gli NPC amici

Se un personaggio non vuole uccidervi appena vi vede, tenetevelo stretto: sono poche le creature che si mostreranno amichevoli e ancor meno quelle volenterose ad aiutarvi. Volete loro tanto bene, specialmente se hanno una strana fissazione per il sole o se ricordano una cipolla deambulante. Molti di questi NPC hanno anche delle loro quest su cui potrete intervenire per aiutarli o ostacolarli, ma di cui ovviamente non saprete nulla a meno che non seguiate una guida. Inoltre, contro alcuni boss, sarà possibile evocare il loro aiuto; fortunatamente in questo caso la loro eventuale morte non sarà permanente.

Anima e umanità non sono la stessa cosa

Diversamente da altri giochi di ruolo, la serie di Dark Souls non usa svariate valute interne per ogni aspetto di gameplay, ma si basa su una cosa sola: le anime. Ogni creatura ha una propria anima, e più l’essere è forte (fisicamente e mentalmente) più la sua scintilla vitale sarà grande e di valore. Alcuni personaggi particolarmente importanti hanno anime speciali, che possono essere infuse in armi o oggetti per ottenere combinazioni uniche, ma per il resto non hanno altro scopo se non essere spese.

In cosa? In qualunque cosa. L’equipaggiamento costa anime, le magie si ottengono pagando in anime, le informazioni si scambiano con le anime, pure il livellamento richiede una spesa in anime.

E poi ci sta l’umanità.

L’umanità è una sostanza oscura e volatile che pervade gli umani. Esistono due tipi di umanità, ribattezzati dalla community umanità solida e liquida (hard e soft in inglese). La prima si ottiene come un qualunque altro oggetto, mentre la seconda uccidendo nemici umani. Dopo aver mietuto abbastanza vittime o consumato un’umanità solida, il contatore di umanità aumenterà di uno, indicato dal grande numero in alto a sinistra, accanto alla barra di vita e vigore.

Corollario: ma questa umanità, di preciso, a cosa serve?

Nel mondo di Dark Souls, gli umani sono colpiti da una terribile maledizione: non possono morire. Al momento del decesso le persone vanno in uno stato di non morte, impazziscono lentamente, e diventano incontrollabili e violente. Aggrapparsi alla propria umanità è l’unico modo per mantenere la sanità mentale e non apparire come dei pezzi di carne secca. Infatti, il nostro simpatico avatar sarà un poveraccio (o poveraccia) come tanti altri che è morto… ma non del tutto. Raccogliendo l’umanità è possibile tornare umani, condizione che dà accesso ad alcune funzionalità altrimenti impossibili da utilizzare, come il potenziamento dei falò e, in termini di gameplay, l’online. Il modo più semplice per evitare le incursioni degli altri giocatori è, semplicemente, rimanere in forma di non morto.

Casa è dove si trova il falò

I falò sono uno dei simboli di Dark Souls. Questi focolari magici fungono da check-point e luoghi sicuri dove riposare, ricaricare le fiaschette di pozioni curative, livellare e altro. Quando morirete, vi risveglierete all’ultimo falò dove avevate bivaccato. Riposare al falò ha però un inconveniente: fa resuscitare tutti i nemici “normali”. Quando esplorate una nuova zona, puntate sempre a cercare il falò più vicino a voi, per evitarvi la frustrazione di dover attraversare di nuovo la strada fatta fino a quel momento qualora doveste morire. La morte non è solo una perdita di tempo, ma anche di risorse: ogni volta che accadrà l’inevitabile, perderete tutte le anime e l’umanità che avevate in tasca fino a quel momento. Fortunatamente non sono scomparse per sempre, e per riottenere il bottino è “sufficiente” tornare al punto in cui siete stati uccisi. Garantisco che è più facile a dirsi che a farsi.

Quando vedi un nuovo falò ti puoi permettere di tirare un sospiro di sollievo.

La strada la trovi da te, porta all’isola che non c’è

Non sembra, ma Dark Souls Remastered, così come ogni esponente dei Soulsborne, è in realtà un metroidvania in tre dimensioni. La mappa ha dei percorsi ben specifici, e siamo ben lontani dagli ambienti aperti di Skyrim o Breath of the Wild. Non per questo però ci troviamo dinnanzi a un’avventura lineare, anzi. A partire da ogni snodo è possibile prendere più vie, trovare scorciatoie che uniscono due ambientazioni differenti, scoprire piccoli sentieri segreti e anfratti nascosti. La sensazione che si ha a gioco inoltrato è quella di viaggiare in un mondo coeso e interconnesso, dove nulla è separato e a se stante. All’inizio, però, complice l’assenza di informazioni chiare sulla meta e sul percorso, è facile rimanere confusi e non sapere come proseguire.

A dirla tutta questo è un problema relativo, perché il gioco, essendo non lineare, non ha un ordine preciso di boss da affrontare. Seguire il percorso “standard” non è quindi necessario per proseguire nella trama, ma è consigliabile per chi affronta per la prima volta le sfide di Lordran.

Senza spoilerare troppo, quando vi ritroverete al Santuario del Legame del Fuoco, l’hub del gioco, ascoltate bene cosa hanno da dirvi i personaggi che lo popolano e scegliete la via con i nemici meno difficili da sconfiggere.

Divide et impera

La strategia migliore per avere la meglio su qualunque nemico, dal non morto armato di pugni nelle mani al gigante corazzato, è quella di affrontarne sempre uno alla volta. Sembrerà un’ovvietà, ma vi assicuro che per non avere una vita grama in Dark Souls Remastered questa semplice tattica è obbligatoria. È più facile morire per mano di un gruppo di semplici non morti mezzi nudi che contro un cavaliere nero, che è praticamente un mini boss.

Ogni volta che vi approcciate a una nuova zona e a un nuovo tipo di nemici, prendetevi il vostro tempo. Studiate e trovate la vostra via per affrontare ogni nemico in singolo, sfruttando l’ambiente, ogni arma a vostra disposizione e anche il loro stesso comportamento. La pazienza è probabilmente l’unica qualità veramente necessaria per giungere ai crediti del gioco.

A meno che non vi troviate in una situazione critica e vogliate darvela a gambe levate. In quel caso correre a testa bassa è decisamente la soluzione migliore.

Fin qui abbiamo discusso delle nozioni più basilari. Nella prossima pagina ci addentreremo un po’ di più, e affronteremo alcuni dettagli più tecnici.

Gentil donzella in età avanzata, sin da giovane ha mostrato interesse per i videogiochi in ogni loro forma e provenienza, senza fare discriminazioni. (Anche se un certo idraulico baffuto ha un posto speciale nel suo cuore) Iscrittasi ad Ingegneria Informatica con il sogno di lavorare nel campo, ha realizzato che preferisce di gran lunga rimanere una semplice fruitrice. Il suo compito su Nintendoomed è quello di correggere bozze e fare da mamma, ma ogni tanto scrive qualche sciocchezza quando non c’è nessun altro disponibile.
La trovate anche su Facebook e Twitter.

Autore: Giulia "Darksilver" Vergari

Gentil donzella in età avanzata, sin da giovane ha mostrato interesse per i videogiochi in ogni loro forma e provenienza, senza fare discriminazioni. (Anche se un certo idraulico baffuto ha un posto speciale nel suo cuore) Iscrittasi ad Ingegneria Informatica con il sogno di lavorare nel campo, ha realizzato che preferisce di gran lunga rimanere una semplice fruitrice. Il suo compito su Nintendoomed è quello di correggere bozze e fare da mamma, ma ogni tanto scrive qualche sciocchezza quando non c'è nessun altro disponibile. La trovate anche su Facebook e Twitter.