Crash Bandicoot 4: It’s About Time – RECENSIONE

10 min.
23.03.2021
Recensione


Era solo questione di tempo prima che Activision pubblicasse una nuova avventura del peramele, dal titolo di Crash Bandicoot 4: It’s About Time. Era pure solo questione di tempo prima che ne parlassimo qui in pagina, giusto quattro mesi per far sì che approdasse su Nintendo Switch. Per mia fortuna questa versione è uscita non troppo in ritardo rispetto alle altre console, permettendomi di parlarne prima che il resto dell’internet si dimentichi la sua esistenza per dare attenzioni alle nuove uscite (o almeno spero). Pertanto iniziamo subito la recensione con una domanda abbastanza scontata: “sarà riuscito questo nuovo capitolo a ergersi come un ritorno glorioso ai fasti della trilogia Naughty Dog?” Eh, qualcosa del genere.

Un ritorno  i̶n̶aspettato

Partiamo subito con una premessa importante: Crash 4 non è un gioco sviluppato dal team Naughty Dog dietro la trilogia originale, non è un gioco che è stato sviluppato durante la fine degli anni ‘90 come la trilogia originale e non è un gioco sviluppato da fan accaniti che erano interessati a proporre un’esperienza il più simile possibile alla trilogia originale. Quello che ho visto in questo Crash 4 è piuttosto il tentativo di Toys for Bob di bilanciare la fedeltà al passato con la loro visione della serie e gli standard del nuovo millennio videoludico.


Questo discorso è subito apparente con i nuovi design dei personaggi. Se Vicarious Visions e Beenox con le loro remastered si erano limitati a svecchiare i modelli originali, aggiungendo qualche discutibile effetto fur per far risultare il tutto più realistico, Toys for Bob ha piuttosto dato carta e penna (o computer e tavoletta grafica se vogliamo essere moderni) ai loro artisti. Il risultato sono dei look che non tradiscono nella maggior parte dei casi le bozze originali, ma che chiaramente hanno forme, tratti e ispirazioni diverse. Crash è ora più snello e ha perso il mascellone, Coco ha sostituito il vecchio portatile con un tablet, Cortex ha visitato un fisiatra per la schiena, Dingodile ha preso qualche chilo e Tawna è stata buttata nel purgatorio dei personaggi sconvenienti, venendo sostituita da una sua versione proveniente da un’altra dimensione. Trattandosi di un seguito e non di una remastered (Spyro: Reignited Trilogy dice ciao) queste scelte vengono digerite molto più facilmente.

Ma chi è Bob?

Fondata nel 1989 da Paul Reiche III, Fred Ford e Terry Falls, la compagnia ha subito riscosso successo per aver sviluppato lo stategico spaziale Star Control, pubblicato da Accolade (sì quelli di Bubsy). Nel corso degli anni ‘90 hanno collaborato con Crystal Dynamics, lavorando a Pandemonium!, per poi nel primo 2000 iniziare una relazione con Activision che dura ancora oggi. Durante questo periodo hanno sviluppato vari giochi su licenza, finché nel 2011 hanno prodotto il brand Skylanders, uno dei loro più grandi successi. Negli ultimi anni hanno lavorato alla Spyro: Reignited Trilogy e hanno aiutato Vicarious Visions a portare la Crash Bandicoot: N.Sane Trilogy su Nintendo Switch. Se vi chiedete chi sia Bob, beh non è nessuno. Il nome non è altro che una battuta inventata dalla moglie di Paul Reiche per far confondere la gente facendo chiedere, appunto, chi sia Bob.

Un punto un po’ più debole sta nella direzione: il gioco ha una crisi di identità nel decidere se vuole essere indirizzato ai bambini o agli appassionati. Crash non è mai stato conosciuto per le sue trame intricate, anzi a esclusione del primo i seguiti fanno un pessimo lavoro nel cercare di avere senso. Crash 4 si pone dall’avvio come un’avventura epica, ricca di cutscene, colpi di scena e interazione del cast. Gli intermezzi animati non deludono, mostrando personaggi dinamici ed espressivi che fanno invidia alle animazioni presenti in altri giochi del genere (vero Nintendo e SEGA?).

È nei dialoghi e nelle vicende che non sono stato convinto. Se da un lato abbiamo Crash che si fa i selfie e Cortex che ha smesso di essere minaccioso, diventando il classico cattivo moderno che spara freddure e si rende ridicolo in ogni occasione, dall’altro si nomina l’uccidere i protagonisti senza alcun problema e viene persino detta una parolaccia. Non che mi diano fastidio le parolacce, sono bastati cinque anni di superiori per non dar loro più peso, ma mi ha fatto molto strano sentirla dire comunque.

Pure dal lato vicende, senza spoilerare, sembra che gli scrittori volessero andare a parare in una direzione, per poi decidere a metà storia di sviare dall’altra, tutto per accontentare i fan nostalgici. Per fortuna non è nulla di grave e si tratta puramente di gusti personali. Dopotutto parliamo di un platform con protagonista un ratto australiano cresciuto un po’ troppo, possiamo facilmente ignorare la storia senza perdere molto.

Parlando velocemente del lato grafico, le ambientazioni sono mozzafiato. Ogni mondo (o dimensione se dobbiamo essere precisi) è unica, arricchita dalle sue atmosfere e nemici. Per far capire la dedizione del team, perfino le piattaforme bonus sono ciascuna diversa in ogni livello. Questa nuova avventura dimostra sicuramente la volontà di Activision e la passione di Toys for Bob nell’offrire ben più di un contentino a basso budget, ma piuttosto un seguito allo stesso livello qualitativo delle produzioni tripla A moderne. Giusto per fare il precisino, le animazioni di morte, uno dei punti forti della serie, mi sono sembrate limitate, se non proprio insoddisfacenti.

Scienziati pazzi e maschere quantiche

Passiamo oltre il lato stilistico e parliamo della ciccia: il gameplay. Sicuramente il vantaggio più grande di Crash 4 nell’essere un prodotto dei nostri tempi è che ci siamo risparmiati sezioni piene di minigiochi, veicoli e altri gimmick scomodi e noiosi che hanno appestato il genere fino a pochi anni fa. Purtroppo non siamo riusciti a scrollarci di dosso i multipli personaggi giocabili, ma non si può richiedere tutto dalla vita. Ogni livello è pura azione, bisognerà saltare, schivare ostacoli, roteare, scappare da nemici enormi e così via.

Unito ai nuovi controlli del protagonista, i quali migliorano il moveset di Crash 3 eliminando le mosse più inutili (coff coff Super Panciata e Bazooka Sparafrutta coff coff), il gioco crea un ritmo veramente frenetico e divertente. Da questo lato, la serie del peramele è l’unica a riuscire a trasportare perfettamente la dinamicità dei platform 2D nella terza dimensione, seppur con qualche imbroglio qua e là. Se solo più titoli del genere decidessero di dedicarsi meno all’esplorazione e più al platforming.

Nuove di questo gioco sono le maschere quantiche, potenziamenti temporanei che si troveranno in alcuni livelli e daranno una mano ai protagonisti permettendo loro di rallentare il tempo, cambiare la gravità e così via. Possono sembrare una trovata un po’ scontata, ma fanno il loro lavoro venendo utilizzate nel corso dell’avventura in sezioni uniche e originali che richiederanno al giocatore di imparare al meglio come sfruttarle. Vengono pure introdotti momenti in cui bisognerà scivolare tra corde o rovi in sezioni di rail grinding chiaramente riprese dalle produzioni platform più moderne. Tutte queste aggiunte non snaturano la formula, piuttosto la aggiornano al panorama videoludico contemporaneo.

Coco in Crash 4
Come per la Crash Bandicoot: N.Sane Trilogy, è possibile giocare per l’intera avventura nei panni di Coco.

Parlando della difficoltà Crash 4 non si vergogna di sfidare il giocatore, rivelandosi più difficile pure del primo capitolo. Questo deriva dal level design che, per quanto fedele alla trilogia Playstation, prende forte ispirazione dagli indie moderni e da Rayman Legends, dove in cambio di vite infinite viene aumentato il fattore di infamia al limite dell’accettabile. È vero che è possibile reintrodurre le vite per mezzo della modalità “Retro”, ma la differenza è solamente superficiale visto che dopo pochi livelli si riuscirà a guadagnarne 99 rendendo la loro presenza inutile. Parlando velocemente dei boss, anche se magari non sono così originali, visto che si tratta sostanzialmente sempre di sopravvivere finché il cattivone non si lascia scoperto, sono di sicuro alcuni dei migliori della serie.

Insomma, finire la storia principale è una sfida bella e soddisfacente che si pone allo stesso livello qualitativo dei predecessori, trovando la perfetta via di mezzo tra essi e i giochi del genere moderni. Oserei dire che nella mia scala dei preferiti il titolo potrebbe superare Crash 3, ma purtroppo c’è un altro lato del gioco di cui non vi ho ancora parlato.

Quando il troppo stroppia

E ora è il momento di parlare del grosso problema di Crash 4: il completamento al 100% (o 106% se vogliamo essere precisi). Personalmente ad esclusione del terzo capitolo ho sempre trovato godibile raccogliere tutti i collezionabili nella serie, ritenendolo necessario per godermi appieno i titoli. Purtroppo non è il caso per questo gioco. Ogni livello richiede di collezionare sei gemme, ottenibili soddisfacendo determinate condizioni. Non sembra nulla di impossibile, ma ben presto noterete come il level design si riveli molto più infido di quanto sembri.

I livelli nascondono casse e gemme veramente nei posti più impensabili, rendendo il giocatore paranoico e costringendolo a fermarsi in ogni sezione per controllare se si è preso tutto lottando con la telecamera e rischiando di morire provando le varie mosse a disposizione. Non aiuta poi che viene richiesto sotto forma delle “reliquie perfette” di collezionare tutte e sei le gemme senza mai morire. Non c’è nulla di più frustrante di dimenticarsi una cassa o morire poco prima della fine, dovendo mettere pausa per selezionare di ricominciare il livello.

Se non bastasse ciascuno di essi possiede una propria versione specchiata. Per fortuna l’unico cambiamento reale sta nello stile grafico, offrendo un nuovo look psichedelico e unico, e nel posizionamento della gemma segreta. Purtroppo non rende meno stancante il dover soddisfare i 6 obiettivi di nuovo. Aggiungendo che i livelli sono veramente lunghi, soprattutto comparati ai capitoli precedenti, come lo sono i caricamenti, finirne uno può richiedere anche più di un’ora nel caso peggiore

Cassa segreta Crash 4
Non potete immaginare quanto tempo ci ho perso a trovare quella cassa.

Non ho neanche nominato la presenza delle gemme colorate, gemme segrete ottenibili in alcuni livelli seguendo determinate regole, le reliquie, prove a tempo in cui bisognerà finire il livello nel modo più veloce possibile, le videocassette, ottenibili se si raccolgono in un livello senza essere morti prima di raggiungerle, e i livelli extra sbloccabili con esse, sfide bidimensionali ambientate nel castello di Cortex quando ancora Crash e Coco erano scagnozzi dello scienziato pazzo. Insomma, il numero di collezionabili rende Crash 4 uno dei platform 3D più frustranti per il completamento, comparabile a Donkey Kong 64.

Ipotizzo che la causa di questa quantità eccessiva derivi dalla volontà del team di voler giustificare il prezzo di 70€ al lancio offrendo ai giocatori un’esperienza che duri quanto altri giochi venduti allo stesso prezzo. Una scelta che dimostra come non sempre dare di più sia meglio e spero che in un possibile seguito abbiano imparato la loro lezione. Ci sono due facce di Crash 4: il Crash 4 per finire la storia divertente e originale e il Crash 4 per il completamento tedioso e frustrante. A seconda della vostra scelta il rapporto col gioco cambia radicalmente.

L’obbligatoria sezione dedicata al lato tecnico

C’è da dire che per essere un titolo di terze parti, Crash Bandicoot 4: It’s About Time funziona molto bene su Nintendo Switch, di sicuro meglio delle remastered del bandicoot e, soprattutto, della Spyro: Reignited Trilogy. Il gioco gira a 30 fps quasi sempre stabili sfoggiando 720p in modalità fissa, mentre 540p in portatile. Sinceramente, anche se non sembra molto, mi sono meravigliato di questo risultato visto la pesantezza grafica del titolo. La resa grafica è stata semplificata con modelli più grezzi ed effetti di luce diminuiti. Devo dire che li ho potuti notare solo grazie a una comparazione diretta che ho fatto con mia copia PlayStation 4 del titolo.

In aggiunta la comodità di poter accendere la console in qualunque momento e ricominciare la partita da dove era rimasta mi ha reso più sopportabili gli orrendi caricamenti, rendendo questa versione del titolo per me la più tollerabile per provare il completamento al 106%. Insomma se possedete solo Nintendo Switch o prediligete la portabilità piuttosto che i 60fps e una risoluzione maggiore, questa è la versione che fa per voi. Se siete interessati a qualche dettaglio tecnico in più, giusto per sentirvi più sicuri della scelta sentendo qualche tecnicismo, vi reindirizzo al video di Digital Foundry a riguardo.

Comparazione fisso vs portatile Crash 4
Comparazione tra la modalità fissa (sinistra) e modalità portatile (destra).

Parlando velocemente della colonna sonora, quest’ultima risulta buona, ma dimenticabile. Le musiche riprendono lo stile ambientale particolare che ha caratterizzato la trilogia PlayStation 1, ma non riescono a essere memorabili come esse. Dico semplicemente che gli unici brani che ricordo in questo momento sono tutti remix. Per il resto l’adattamento e il doppiaggio italiano fanno il loro lavoro. Ho comunque preferito passare a quello inglese per il fantastico lavoro di Lex Lang nel dare la voce a Neo Cortex.

La resa dei conti

Insomma, Crash Bandicoot 4: It’s About Time è una modernizzazione del bandicoot a tutti gli effetti, prendendo i lati migliori e peggiori dei giochi moderni. Seppur mi sia lamentato estensivamente sul lato collezionabili, il resto del gioco fa comunque un buon lavoro riuscendo a essere valido, nonché un interessante filo conduttore tra il game design del passato e del presente. Col nuovo prezzo budget di 40€ risulta di sicuro uno dei platform 3D più appetibili in questo periodo. Giusto tenete a freno la vostra voglia di completare il gioco tutto d’un fiato.

106% / 10

Un’avventura che introduce Crash e compagnia nel panorama videoludico attuale, nel bene o nel male. Consigliato ai fan e a nuovi giocatori curiosi alla ricerca di un platform 3D non dedito all’esplorazione. Siate giusto consapevoli a cosa andate incontro provando a completare il gioco al 106%.