28 Aprile 2016 • A ruota libera

Il Comicon è lo specchio della realtà nerd attuale, nel bene e nel male

Lo scorso weekend, per staccare momentaneamente dal logorio della vita moderna, ho ben pensato di scendere con un gruppo di amici e colleghi universitari a Napoli per passare una giornata al Comicon. Non voglio fare lo sbruffone, ma di fiere di fumetti ne ho girate abbastanza, abbastanza per poter formulare diverse regole per sopravvivere nei gironi infernali. Regole che puntualmente nemmeno io riesco a mantenere.

Questo deriva anche dal perenne stato di confusione che ogni fiera di grosse dimensioni si porta dietro, specie se ci entri da normale visitatore: non ho usufruito dell’accredito stampa, e questa cosa mi ha condannato a passare un sabato di ordinaria follia e distruzione, composto da file, cuozzi e claustrofobie latenti. Perchè il Comicon è medio-grande, secondo solo al Lucca Comics in quanto ad estensione, ma l’idea di concentrare quasi tutti gli stand al chiuso, quando hai molto più spazio all’aperto, può creare diversi problemi, anche se il tempo meteorologico non era dei migliori. E quindi via di spintoni di gente che neanche si scusa, tutto pur di rincorrere un Maurizio Merluzzo in incognito per la fiera.
Nonostante la gran mole delle persone, la direzione presa negli ultimi anni con i biglietti a numero chiuso ha dato i suoi primi frutti: evitando jokes cancerogeni sui napoletani, la fiera ha vissuto anni peggiori, con casi di pestaggi da parte di cuozzi o la famosa fiumana dei fan di Yotobi & Co., ma grazie a questo provvedimento l’edizione del 2016 è stata la più tranquilla, anche se lunedì, una volta tornato a casa, sono sbucati i post indignati sui social riguardo diverse coppiette in borghese che, speriamo spinte dall’ultimo volume di Sacro/Profano, si sono date alla passione in luoghi all’aperto, senza curarsi dell’eventuale pubblico.

Una foto che coglie appieno la dualità dell'evento: bellezza e inciviltà dei suoi avventori.
Una foto che coglie appieno la dualità dell’evento: bellezza e inciviltà dei suoi avventori.

Quella di Napoli è anche una fiera importante per quanto riguarda l’editoria italiana, che usa tale occasione per annunciare le nuove uscite per l’estate-autunno e portare autori di grosso calibro all’evento. A farla da padrone in questo settore è sempre la Panini, che ha dalla sua la scuderia Disney, con autori e disegnatori di PK, ma sopratutto avevano dalla loro il leggendario Don Rosa, autore della Dinastia dei Paperi, tornato in Italia dopo 5 anni di assenza. Per molti, me compreso, l’autore del Kentucky era la principale motivazione del viaggio e biglietto, ed essermi fatto una ora e venti di coda per farmi cacciare dalla security a due passi da lui. Solo chiedendo dopo ho scoperto che avevano imposto una deadline alla fila, ma non hanno messo nessun loro uomo per rispettarla, permettendo a tanta altra gente di affluire. Le estrazioni per avere le dediche c’erano, ma solo 10-20 persone estratte su una base di 500 minima per autore. Non critico il lavoro dell’organizzazione, comunque superiore alla media delle fiere del settore, ma queste ingenuità portano un grosso fastidio e perdita di tempo ai visitatori. Situazione analoga avvenuta per la coda di Zerocalcare, tanto che alla fine ho ragequittato tutto e mi sono fatto un giro tra gli autori indipendente, con cui almeno ho potuto scambiare qualche simpatica chiacchiera.
Altra componente che mi ha lasciato abbastanza interdetto sono stati i cosplayer, mai di così basso livello a un evento del genere. Anni fa dei simpaticoni facevano dei video sfottò verso queste persone, definendo la loro passione “carnevalate”. Per la prima volta ho usato pure io questo termine, dopo aver visto una delle Hatsune Miku più brutte di sempre o l’ennesimo costume pezzente di Ace di One Piece. Quest’anno non c’è stato neanche il contentino dei costumi disinibiti a colmare il vuoto, mi sono dovuto accontentare dei nerboruti NPC dei Souls.

E rubare dediche tettone a Mirka Andolfo, autrice di Sacro/Profano.
E rubare dediche tettone a Mirka Andolfo, autrice di Sacro/Profano.

L’area Games come al solito è la più inflazionata della fiera, con negozi di retrogaming che ti sparano cifre assurde per giochi assurdi e il palco che occupa metà padiglione dedicato all’onnipresente League of Legends. E qui parte il mio solito pippone antropologico: come molti altri prima di me hanno scritto, lo sdoganamento delle passioni del nerd è positivo da un lato per l’apertura mentale comune, ma significa vedere a questi eventi grandi fenomeni che affermano che Superman e Clark Kent siano due persone differenti. E il Comicon, così come le altre fiere, sono la prova di questo fenomeno, dove puoi sia fare conoscenza di ventenni intellettualmente stimolanti che ti sanno imbastire un lungo approfondimento sulla filosofia di un Final Fantasy o di uno Zelda qualsiasi, ma anche di incontrare ragazzini che si gasano alla vista del loro eroe preferito di un MOBA.

 

Alla fine ho trovato fuori in giro per Napoli la best waifu.
Alla fine ho trovato fuori in giro per Napoli la best waifu.

Viaggiatore di metropoli reali e virtuali, alla ricerca del giusto gusto estetico videoludico e cantastorie in erba (o arabo pazzo) con l’intento di narrare le giuste storie al pubblico che se le merita.

Autore: Andrea "Sharkoh" Balena

Viaggiatore di metropoli reali e virtuali, alla ricerca del giusto gusto estetico videoludico e cantastorie in erba (o arabo pazzo) con l'intento di narrare le giuste storie al pubblico che se le merita.