Capcom avrebbe impedito agli impiegati di praticare telelavoro dopo il leak

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12.03.2021
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Un report che viene dalla testata giapponese Business Journal, riguardante lo stato dei diritti degli impiegati di Capcom.

Come saprete (e se non lo sapete ve lo dico ora) la sede principale di Capcom si trova nella città di Osaka, la cui prefettura era stata sottoposta a gennaio allo stato d’emergenza per l’aumento dei casi di covid-19. Le disposizioni del governo consigliavano caldamente alle aziende di utilizzare il telelavoro o comunque di limitare il numero di persone in ufficio.

Un segnalatore anonimo ha dichiarato che Capcom avrebbe abbandonato temporaneamente la possibilità di smart working, costringendo gli impiegati a recarsi in ufficio, causando disagio e preoccupazione. La ragione di questa manovra probabilmente deriva dall’enorme leak che ha colpito l’azienda a novembre, in seguito al quale Capcom non poteva certificare la sicurezza della rete esterna usata per il telelavoro.

Capcom ha risposto alle accuse dichiarando di prendere la salute degli impiegati molto sul serio, che il telelavoro non è stato eliminato del tutto, gli orari sono scaglionati, le mascherine e il distanziamento sul posto di lavoro obbligatori, e a tutti viene misurata la temperatura all’entrata.

Business Journal prosegue elencando altri problemi generali, che hanno a che fare con la mentalità aziendale giapponese: ad esempio sembrerebbe che Capcom si rifiuti di permettere agli impiegati di sindacalizzarsi (su quest’ultima accusa, l’azienda non si è pronunciata.)

Come ci ricordava Sakurai tempo fa, il mestiere di sviluppatore di videogiochi è altamente confidenziale, e c’è sempre qualche riserva nel permettere agli impiegati di portarsi le faccende lavorative a casa. Ciò non ha impedito ad altre aziende giapponesi, come Nintendo, Sony e Square Enix di consentire questa opzione agli impiegati.

Fonte: Kotaku