Borderlands: Legendary Collection – RECENSIONE

7 min.
18.06.2020
Recensione


Borderlands Legendary Collection per Nintendo Switch comprende i primi due giochi e Borderlands: The Pre-Sequel, titoli usciti originariamente tra il 2009 ed il 2014 ma invecchiati molto bene, sia graficamente che come gameplay. Nella Collection sono inclusi tutti i DLC ad eccezione di Lilith e la battaglia per Sanctuary per il secondo capitolo del gioco; ma non preoccupatevi, nonostante questa mancanza la Legendary Collection è in grado di regalarvi più di 100 ore di gioco. Il prezzo per tutto questo divertimento è più che ragionevole se è la prima volta che si acquista il gioco, si parla di 50€ più una scheda SD, perché se lo prendete in digitale i tre giochi vi occuperanno circa 50GB. Non va molto meglio se lo voleste acquistare in formato fisico, dato che la cartuccia fornita non contiene tutti i giochi e sono comunque necessari dei download aggiuntivi piuttosto corposi.

La serie è un action RPG/sparatutto in prima persona. Non ci sono importanti scelte da prendere in grado di condizionare tutta la trama: la parte RPG è limitata alla gestione dell’inventario, dell’equipaggiamento e alla scelta delle abilità che si sbloccano con l’avanzare di livello, oltre che ovviamente all’esperienza guadagnata uccidendo i nemici.

Le avventure

Le avventure che vivremo sono ambientate fra Pandora, un pianeta desertico che ricorda molto l’ambientazione di Mad Max, e la sua luna, in un futuro in cui i coloni sono partiti per andare a cercare ricchezza su pianeti remoti. Sfortunatamente la colonizzazione non va come sperato e il pianeta piomba nel caos. I coloni cercano quindi di arricchirsi depredando rovine aliene sparse sul pianeta e, facendo questo, portano alla luce una struttura a cui nessuno riesce ad accedere. Questo posto attira le attenzioni di molti, fra cui le nostre.

Ci ritroveremo quindi nei panni di un Cacciatore della Cripta, arrivato sul pianeta con il solo scopo di indagare sulla leggenda della Cripta, guidati da un misterioso Angelo Custode che ci appare come ologramma durante il gioco, dandoci missioni e informazioni importanti. Ovviamente non siamo gli unici interessati ai misteri della Cripta, persone e organizzazioni proveranno a fermarci, come se già non fosse sufficiente la fauna ostile presente sul pianeta.

La linea temporale

Il primo gioco in ordine di uscita, Borderlands, qui presente nella sua Edizione Game of the Year è anche il primo in ordine cronologico. Ci parlerà dell’inizio di tutto su Pandora e ci permetterà di familiarizzare con l’ambientazione.

Il secondo gioco in ordine di pubblicazione è Borderlands 2: ambientato cinque anni dopo il primo narra di come si sono sviluppati gli eventi su Pandora.

Borderlands: The Pre-Sequel contiene elementi di trama che si collocano sia prima che dopo il secondo capitolo ed è ambientato su Elpis, la luna di Pandora.

Nonostante questo incrocio temporale, suggerisco di affrontare i titoli in ordine di uscita, partendo dal primo per arrivare al Pre-Sequel, per godere appieno della trama e dello sviluppo dei vari personaggi che compongono l’immenso cast della serie.

Caratterizzazione dei personaggi secondari e DLC tematici

Una delle cose che più mi piace della serie è la caratterizzazione dei vari personaggi, dal dottore senza laurea al cieco che sa tutto quello che succede, passando per l’esageratamente malvagio Jack il Bello e concludendo con i Claptrap, i simpatici robottini mono ruota combina guai, sempre pronti a tentare di aiutare al meglio delle loro (scarse) capacità. Tutti i personaggi hanno qualcosa di unico e che rimane impresso, sia questo il carattere, il modo di fare o l’aspetto fisico.

La storia principale è arricchita da innumerevoli DLC, tutti caratterizzati da un tema diverso: si va dall’isola degli zombie, che rappresenta l’episodio di Halloween della situazione a un’avventura di D&D, con tanto di master/narratore che ci guida nella nostra avventura, fino ad arrivare all’arena di Mad Moxxi e gli immancabili pirati.

Colori sgargianti e grafica da fumetto

Grafica e gameplay

Avevo già giocato a questa serie nella sua versione per PC e riprenderla su Switch mi ha fatto molto piacere anche se, ovviamente, il sistema di mira con mouse e tastiera è notevolmente più preciso di quello che si può ottenere con i Joy-Con, nonostante la mira assistita. Questa cosa si sente soprattutto con quelle armi e quei personaggi che devono colpire con precisione per fare molti danni, come ad esempio quelle che richiedono di colpire la testa di un bersaglio o l’utilizzo del fucile da cecchino. Escludendo questo particolare, la giocabilità è ottima e non si impiega molto a prendere la mano con i comandi.

La versione Nintendo Switch, oltre alle classiche modalità giocatore singolo e cooperativa online/rete locale, riprende la modalità a schermo condiviso (fino a due giocatori per il primo capitolo, fino a quattro per gli altri) delle precedenti versioni per console. La modalità a schermo condiviso è ben realizzata ma ho trovato la sua attivazione molto macchinosa, mal documentata e poco intuitiva.

Parlando del multiplayer, in generale questo gioco ha un difetto importante: pur essendo cooperativo, l’avanzamento di livello non è sincronizzato fra i giocatori. Se i personaggi sono vicini al momento dell’uccisione di un nemico, i punti esperienza sono condivisi fra questi in modo equo, ma se sono distanti (ad esempio uno è un cecchino e l’altro predilige l’attacco corpo a corpo o ci si è divisi le zone di competenza in un dungeon) i punti esperienza sono totalmente indipendenti. Giocando in cooperativo mi è capitato più volte di trovarmi nella spiacevole situazione in cui uno dei due ha dovuto lasciare diverse uccisioni al compagno per permettergli di recuperare la differenza creatasi e non lasciarlo indietro rendendogli molto complicato il combattimento contro i nemici di livello più alto. Questa è forse la pecca più grande di tutto il gioco, considerando quanto l’esperienza in multiplayer sia enfatizzata.

Uno degli elementi che più contraddistinguono la serie, oltre ai simpatici robottini pasticcioni monoruota noti come Claptrap, è senza dubbio la grafica che imita quella dei fumetti e dei cartoni animati e non sente il peso degli anni come lo farebbe una grafica fotorealistica: il primo gioco pur avendo 10 anni sulle spalle è ancora perfettamente giocabile, e i due successivi sono ancor più gradevoli alla vista, complici i maggiori dettagli e una scelta cromatica più “sgargiante”. Il bordo nero delle figure le rende facilmente distinguibili e si intona benissimo con l’atmosfera semiseria e lo spirito leggero della serie.

Un combattimento in Borderlands: The Pre-Sequel

Le classi

All’inizio di ogni gioco ci troveremo a scegliere uno tra i vari personaggi disponibili, e di conseguenza una classe, la quale determinerà l’albero delle abilità e quindi l’affinità di un personaggio con determinate armi. Nel primo capitolo si hanno a disposizione quattro possibili classi, mentre nel secondo e nel Pre-Sequel, grazie ai DLC già disponibili, sei. Ogni classe ha una certa affinità con alcuni tipi di armi e ha un’abilità unica che si ricarica col tempo. Ognuno dei giochi della Collection ha dei personaggi differenti tra cui scegliere, con abilità uniche, anche nel caso questi appartengano alla stessa classe. Un esempio sono Lilith e Maya, le Sirene del primo e del secondo gioco rispettivamente, che pur appartenendo alla stessa classe hanno abilità differenti.

Le classi sono uno specchio della vena goliardica che permea l’intera saga: si va da classi più basilari, come il soldato, a personaggi dallo stile di combattimento decisamente più folle e originale come la Mecromante, che evoca dei robot anziché i morti, o il Claptrap con crisi di identità che impersona una delle altre classi.

Albero delle abilità

Con l’aumentare dei livelli si ottengono dei punti da spendere per sbloccare varie abilità. Alcune daranno bonus quando si utilizzano armi elementali, altre con tipi specifici di armi, come i fucili a pompa o quelli da cecchino. In alternativa sarà possibile potenziare l’abilità unica della classe, aggiungendo effetti secondari o migliorandone l’efficacia.

Le armi

Gli oggetti

Gli oggetti sono generati casualmente da un sistema simile a quello di Diablo (qui la nostra recensione) in grado di generare, per il primo titolo della serie, oltre 17 milioni di armi differenti (fonte). Questo numero aumenta coi DLC e i titoli successivi della serie fino a superare il miliardo in Borderlands 3 (non incluso nella Collection).

Le armi hanno un ruolo centrale nella saga di Borderlands. Come in ogni FPS che si rispetti incontreremo dei nemici durante le nostre mille peripezie, nemici che dovremo ovviamente affrontare, il 90% delle volte con le armi in pugno! Se la vostra precisione con le armi da fuoco è paragonabile a quella di Ray Charles non vi preoccupate, c’è sempre una classe che affronta il nemico a pugni, sollevandovi dall’annosa responsabilità di mirare alla testa del nemico! Le armi sono molte e varie e si distinguono sia per tipologia che per effetti secondari fra cui rallentamenti e aggiunte elementali. Inoltre le armi sono modificabili, con ampliamenti dei caricatori e cose simili.

Come nella realtà, anche nel gioco ci sono vari produttori di armi, ognuno dei quali si differenzia dagli altri per il tipo di arma, lo stile grafico o per gli effetti elementali infusi in queste.

Le armi si dividono in:

  • Fucili d’assalto: armi grandi, potenti, in grado di sparare raffiche di proiettili in poco tempo, tuttavia i caricatori sono limitati nel numero di munizioni che contengono e non sono il massimo per i combattimenti ravvicinati;
  • SMGs: sono fucili d’assalto più piccoli, lenti e meno potenti, ma sono migliori nei combattimenti ravvicinati grazie a tempi di ricarica notevolmente ridotti;
  • Fucili da cecchino: i caricatori piccoli e il rateo di fuoco ridotto sono compensati da un mirino ottico per colpire da lontano e un danno per colpo elevatissimo, oltre a essere spesso accompagnati da notevoli bonus nel caso di colpi critici (boom, headshot!);
  • Revolver: pistole caratterizzate da un rateo di fuoco ridotto e lente al momento della ricarica ma precise e potenti, degno di nota è il fatto che possono essere equipaggiate con baionette per aumentare i danni nei combattimenti corpo a corpo;
  • Pistole semiautomatiche: sono probabilmente le armi più diffuse su Pandora, sono come i revolver ma con caricatori più grandi, rateo di fuoco migliore e fanno meno danni. Insomma la classica pistola moderna;
  • Fucili a pompa: poco precisi, inutili sulle lunghe distanze ma potenti e letali nei combattimenti ravvicinati;
  • Lanciagranate: avete presente le granate normali? Tanti danni in una vasta area ma lanciate una alla volta.

Il porting

Bello, il gioco mi piace, ma perché dovrei prenderlo per Switch quando per PC costa meno?
Come ho già detto: se già avete il gioco per PC non vale la pena acquistarlo nuovamente. Ma se non l’avete? Switch offre il vantaggio della portabilità: potrete esplorare Pandora in autobus, sul treno o comodamente seduti sul vostro trono di ceramica; se questo non dovesse bastare potrete anche giocarci sul grande schermo della vostra televisione senza particolari rinunce dal punto di vista grafico.

Le texture sono quelle originali, quindi l’esperienza grafica è quasi immutata rispetto alla versione originale, mentre sono state fatte rinunce sul fronte dei fps che nella versione per Nintendo Switch scendono da 60 a 30 (fonte). I 30 fps sono fortunatamente stabili durante tutta l’esperienza di gioco. La vera pecca, come ho già detto ma tengo a ripetere, è la mira con i Joy-Con. Ammetto di essere abituato a giocare con mouse e tastiera e di essere abbastanza negato con qualsiasi tipo di pad negli FPS, ma la mira assistita non mi è stata di grande aiuto durante il gioco, questo si è tradotto in molte munizioni sprecate e non poca frustrazione, specialmente con quei nemici vulnerabili solamente in alcune zone del corpo.

I Joy-Con d’altra parte non sono fra i controller analogici più precisi e di qualità (per darci agli eufemismi) e forse con un Pro Controller mi sarei trovato meglio ma non ne posseggo uno. Una nota positiva parlando di controller: se ne avete uno che drifta non patirete eccessivamente il problema. Sarà perché gli input cambiano in continuazione o per una questione di (non) sensibilità ma un controller in grado di rendere quasi ingiocabile Animal Crossing non è stato altrettanto problematico in Borderlands.

Nuovo rispetto alla versione PC, ma non a quelle per altre console, è il multiplayer a schermo condiviso (fino a 2 giocatori). È una cosa che ho adorato. Mi piacciono molto i giochi in multiplayer cooperativo e poter giocare sullo stesso schermo è un vantaggio notevole: per dirne una non servono due computer.

Mad Max / 10

Una storia lineare ma avvincente, innumerevoli citazioni cinematografiche e videoludiche, personaggi memorabili ed una grafica colorata in grado di non invecchiare sono gli ingredienti principali di questo titolo che, a oltre 10 anni di distanza, continua ad offrire divertimento ed un’esperienza di gioco coinvolgente e moderna.