7 motivi per giocare Xenoblade Chronicles Definitive Edition – #4 – Un JRPG tecnico, che non invecchia mai

2 min.
19.05.2020
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Nuovo giorno, nuovo motivo. Siamo giunti al quarto, ad essere precisi. La rubrica #PerchéXenoblade oggi vi proporrà l’analisi condotta da LuxPKK! Vi ricordiamo che il progetto è nato dagli sforzi congiunti di varie realtà, tra cui noi, i ragazzi di Xenoblade Universe “R-Alpha”, Mario’s Castle, NintendOn, Nintendo Player e Nintendo Protagonist!

Di seguito trovate uno stralcio del suo motivo. Buona lettura!

Si sa, le grandi storie, le musiche coinvolgenti e i mondi ricchi sono alcuni degli elementi cardine dei JRPG, che sono da sempre in grado di catturarmi, ma chi mi conosce sa qual quell’elemento game changer in grado di influenzare la mia scelta di un’avventura: il gameplay. Il sistema di combattimento e tutto quello che lo circonda: la preparazione necessaria a fruirne e il “posto” in cui metterlo in pratica, insomma, il contenuto giocabile. Ed è proprio di questo il motivo di cui vi voglio parlare io, mentre Xenoblade Universe R-Alpha, NintendOn e Nintendoomed hanno già esordito con i loro, invece Mario’s Castle, Nintendo Player e Nintendo Protagonist attendono con impazienza il loro turno.

Se avete guardato anche solo un paio di trailer o venite da Xenoblade Chronicles 2, saprete che la struttura di gioco di Xenoblade non è proprio comune, anche per un JRPG, che solitamente si dirama in “rpg a turni”, “rpg d’azione” e via dicendo. 

In questa serie gli scontri avvengono in tempo reale, ma senza la possibilità di schivare o bloccare manualmente molti degli attacchi in arrivo. Non ordinate ai vostri personaggi di menare un fendente sul bersaglio tramite una finestra, ma non serve neppure il vostro input: gli attacchi base sono automatici e al giocatore tocca il controllo della barra delle Tecniche, che una volta utilizzate richiedono un tempo di ricarica prima di poter essere selezionate nuovamente, ma senza preoccuparvi di risorse come MP, o TP o AP…

Anche un giocatore di Xenoblade Chronicles 2, abituato ad alcune peculiarità del combat system potrebbe rimanere stranito: gli attacchi automatici sono rapidi, non precludono il movimento, le Tecniche non vanno caricate e ci sono molte meno meccaniche di cui preoccuparsi.

La verità dietro quest’impostazione atipica è da ricercarsi nel 2011, quando Monolith decise di rinunciare all’idea originale del combattimento a turni in favore di una via poco percorsa per definire la struttura del gioco: quella dell’MMORPG. 

È proprio da questo genere che Xenoblade attinge per costruire la propria identità, ben diversa da quella di altri JRPG su Switch e non (il più famoso con cui condivide l’approccio è Final Fantasy XII, uno dei titoli più coraggiosi della serie, guarda caso). Tornare a Xenoblade Chronicles originale con la Definitive Edition significa tornare alle radici della formula della serie, che come un marchio di fabbrica ogni nuovo capitolo prende e infarcisce di meccaniche e idee peculiari per  trasformarla in qualcosa di unico. Ma se privata di tutti quegli strati di Gladius, Combo elementali, Mosse speciali, fasci di intesa e altri nomi simpatici si rivela per quello che è nel suo cuore: un MMORPG offline.

Lo si vede nelle grandi scelte di design: le grandi macro aree da esplorare, ricche di missioni secondarie per salire di livello e accumulare risorse e di nemici di ogni tipo, con annessi loot da collezionare per buildare e personalizzare i propri personaggi, ognuno col proprio ruolo in battaglia. 

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