23 febbraio 2018 • Recensione

Typoman: Revised – RECENSIONE

Errare è umanp

A volte ti mancano le parole… be’, se è così sarebbe meglio non giocare a Typoman!

Typoman è un gioco di cui forse avrete sentito parlare (ne abbiamo anche parlato su queste pagine) e magari avete anche già giocato o visto giocare. È il primo gioco dalla teutonica Brainseed Factory, una compagnia indie con sede a Bonn (e considerando i cognomi dei suoi membri, direi abbastanza culturally diverse).

Comunque sia, la prima versione di Typoman è uscita sul buon vecchio Wii U nel 2015. Nel corso dei due anni successivi ha fatto la sua comparsa anche su Steam (e da qui in poi acquisisce il sottotitolo Revised), Xbox OnePlayStation 4, per approdare infine su Switch in questi stessi giorni.

Parole, parole, parole…

Per chi non sa l’inglese, “typo” vuol dire… anzi, se non sapete l’inglese mi duole dirvi che con questo gioco ci farete ben poco.

Perché anche se nella versione Wii U (non in questa) il menu e i testi a schermo sono in italiano, il fulcro principale di Typoman è la lingua, nello specifico la lingua inglese.

Non temete, nessuno vi chiederà in che anno è morta Emily Brontë o le implicazioni filosofiche di “Cuore di tenebra”, ma sta di fatto che un minimo di masticazione della lingua di Shakespeare è obbligatoria per potersi godere questo titolo.

Di cosa parla il gioco? Be’, diciamo che la storia è aperta all’interpretazione, comunque il nostro protagonista è HERO (la maggior parte dei personaggi e delle creature è formata da lettere, e non vedo nomi migliori da dar loro che le lettere delle quali sono composti), un omino stilizzato di lettere con un braccio solo che attraversa una landa desolata dove le lettere vengono scaricate come spazzatura. Presto conoscerà una preziosa alleata, una figura fluttuante e incappucciata sulle cui ali appare la parola MUSE, e tutta una serie di creature che lo vogliono morto e sono estremamente più potenti di lui.

screenshot-typoman
Il typico puzzle in Typoman.

Per proseguire nella sua avventura, HERO dovrà risolvere numerosi puzzle in cui le lettere la fanno da padrone. Usando le lettere che gli sono date a disposizione dovrà creare nuove parole che gli permettono di attivare o disattivare meccanismi, spostare piattaforme e superare i nemici con l’astuzia.

I puzzle sono strutturati “a compartimenti stagni”, ovvero il gioco rende ben chiaro che le varie lettere non possono essere portate troppo lontano dal loro puzzle d’origine, grazie a dei sensori che delimitano le varie sezioni e distruggono ogni lettera venga portata sotto di loro. La cosa naturalmente è ben accetta perché evita di creare confusione, ma alle volte la portata dei sensori è eccessiva e finiscono per distruggere una lettera che non avrebbero dovuto.

Elementi di gameplay

Una cosa che non appariva nella versione Wii U sono i segreti. Di tanto in tanto può capitare di vedere un percorso alternativo (di solito posto più in alto di quello normale) dove si trovano delle “quote“, ovvero letteralmente delle virgolette luccicanti che se raccolte rivelano una breve frase. I segreti sono a volte segnalati dalle parole SECRETHIDE, o semplicemente dei punti interrogativi, altre volte bisogna solo intuirne la presenza.

Queste brevi frasi costituiscono tutto quel minimo che ci è dato sapere sulla lore del gioco, che rimane comunque vaga. Non è il momento né il luogo di fare teorie devastanti, ma il tutto potrebbe essere un’allusione alla lotta di uno scrittore alle prese con un regime che gli impedisce di esprimersi liberamente. A sostegno di ciò il fatto che le creature nemiche che si incontrano sono composte da parole quali FEARDOOMHATEGREED, per non parlare del mio miniboss preferito, PROPAGANDA, una specie di essere meccanico che suona trombe e tamburi facendo chiasso ed è manovrato da un’adorabile piccola creatura chiamata LIE.

artwork di typoman
In questo artwork vediamo un HATE e un FEAR che si scagliano sul povero HERO.

E le piccole creature chiamate LIE sono un altro dei miei elementi di gameplay preferiti: queste creature appaiono numerose volte nel corso dell’avventura, e possono trasformare una parola nel suo opposto toccandola. Questo permette anche di creare lettere che ci servono ma non ci sono fornite dal gioco. Infatti Typoman pur nella limitatezza dei suoi puzzle (non stiamo certo parlando di Scribblenauts) permette un po’ di creatività nella risoluzione degli enigmi: ad esempio due piattaforme unite si possono separare con “split” o con “divide”, dipende se sei più un tipo latino o anglosassone.

Un elemento di gameplay che non mi piace altrettanto sono le siringhe. Eh già, l’elemento di gran lunga più risqué del gioco (anche se sembra che la PEGI non se ne sia accorta) sono delle piante-siringa che iniettano nell’inchiostro del nostro HERO qualcosa che lo stordisce e distorce anche il nostro schermo di gioco. Bastano due punture per uccidere HERO. L’unico modo che abbiamo per difenderci è formare con le lettere a nostra disposizione delle parole positive come LOVEFAITHHOPE. L’idea (come tutte le altre) è carina, ma spesso l’effetto di distorsione dello schermo è esagerato, ed è difficile capire quali lettere abbiamo a disposizione per fermarlo.

Un altro typico puzzle. L’adorabile creatura chiamata LIE è visibile in basso a sinistra.

Nella versione Wii U era presente anche una meccanica di “aiuti”, che altro non faceva che mostrarti una frase contenente la parola necessaria a risolvere il puzzle. Non molto divertente, hanno fatto bene a toglierla.

In questa versione sono anche stati aggiunti due semplici minigiochi, sbloccabili finendo la storia principale e basati su due meccaniche che abbiamo incontrato durante il gioco. Uno, Antonymizer, consiste nell’usare i LIE per avere le lettere necessarie a comporre una parola data. L’altro minigioco consiste nel creare (à la Paroliere Ruzzle) più parole possibili con poche lettere date.

Tutto ciò mi è familiare

Inutile girarci attorno, già vedendo poche immagini e video di Typoman è impossibile non notare la somiglianza con Limbo, quel gioco panico-e-paura su un bambino che muore in mille modi possibili risolvendo puzzle in un ambiente sidescroller.

Ma non siamo qui a puntare il dito dicendo “gnee ha copiato” perché parlando con onestà il 90% dell’arte mondiale deriva da gente che copia e prende spunto da altra gente. Credetemi, ho fatto il DAMS.

Typoman, pur rifacendosi per il gameplay e la presentazione a Limbo, ad esempio scegliendo di non usare alcuna musica di sottofondo ma solo qualche occasionale rumore d’atmosfera, ha una sua chiara e originale identità. Poche volte succede che i puzzle siano troppo criptici, la maggior parte delle volte ci troviamo a dire “aww you” per l’intelligenza degli enigmi che pur usando parole semplici riescono a farti ragionare. Anzi, in un certo senso non essere di madrelingua inglese è un vantaggio, il nostro cervello fa il doppio dell’esercizio! (Non sono un neurologo, don’t quote me on that).

screenshot typoman
Lit af 👌

Ad essere sincero, ho solo due lamentele da rivolgere a Typoman: la prima è che, sebbene il gioco abbia un regolatore di luminosità, quella suggerita è davvero troppo scura. Certo, in un gioco dallo stile minimalista come Limbo è bene avere un forte contrasto tra bianchi neri e grigi, un po’ meno bene è se il gioco consiste nel sistemare delle lettere nere appoggiate su un terreno anch’esso nero. Più di una volta ho dovuto aumentare la luminosità.

Il mio secondo problema è che, nonostante la generosa presenza di sensori distruggi-lettere, capita a volte che troppi tentativi sbagliati di risolvere un puzzle creino un surplus di lettere in uno spazio limitato che ostacolano i movimenti e la creazione di nuove parole. Inoltre alcuni puzzle sono frustranti non per la difficoltà ma per la lentezza con cui si muove il nostro protagonista. Ho notato anche un leggero lag tra l’input dei comandi e le azioni di HERO, ma potrebbe anche essere un problema della console con cui ho giocato.

Questi comunque sono solo due piccoli punti a sfavore di un’esperienza molto positiva. Sebbene sia un gioco breve e per certi versi derivativo da Limbo, Typoman è un indie originale con molti puzzle brillanti ed elementi creativi, sia nel gameplay principale che sullo sfondo.

THESAURUS/10

  • Ambientazione e storia suggestive.
  • Puzzle creativi e intelligenti.
  • Né troppo lungo né troppo breve.
  • Non si presta molto alla rigiocabilità.
  • Per certi versi molto simile a Limbo.
Un puzzle game originale e creativo, con enigmi impegnativi e soddisfacenti. Unici suoi difetti i controlli legnosi e la somiglianza con Limbo (quest’ultima cosa a vostra discrezione).

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Studente twentysomething dell’Università di Padova, dopo un’infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch… e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l’aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di scrivere la tesi ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo).
Lo trovate su Facebook e Twitter.

Autore: Michele "Comemichiamo" Mosena

Studente twentysomething dell'Università di Padova, dopo un'infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch... e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l'aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di scrivere la tesi ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo). Lo trovate su Facebook e Twitter.