22 febbraio 2018 • Recensione

The Longest Five Minutes – RECENSIONE

I cinque minuti più lunghi della vostra vita… ma anche i migliori?

Ho sempre pensato che i videogiochi siano in grado di raccontare ottime storie, utilizzando una serie di peculiarità proprie del medium per crearne di originali e che non potrebbero esistere in nessun altro modo. Non credo che questo si applichi solo ad alcuni generi, ma sicuramente tra i più adatti ci sono gli RPG, da sempre molto più incentrati sulla narrazione di tanti altri.
Proprio per questo motivo, quando mesi fa ho scoperto dell’esistenza di The Longest Five Minutes, mi ha subito colpito.

La premessa del titolo di NIS è infatti tanto interessante quanto originale: la storia infatti inizia in medias res, anzi, per la precisione proprio durante la battaglia finale! Il protagonista, l’eroe Flash Back (nomen omen), si ritrova infatti di fronte al Re Demone, che si erge in tutta la sua potenza e superiorità, pronto a combatterlo. Al suo fianco, i suoi tre fidi alleati e amici d’infanzia: Yuzu, Regent e Clover. C’è però un problema non da poco: Flash non si ricorda più nulla! Non sa come sia arrivato in quel luogo, chi sia questo Re Demone, perché stiano lottando… ha perfino dimenticato la sua potentissima tecnica personale! Combattere in questo stato un nemico così forte è praticamente impossibile, ed è per questo che, tra un attacco e l’altro, i suoi compagni cercheranno di aiutarlo a ricordare.
Riusciranno i nostri eroi a vincere? O perderanno la vita, togliendo ogni speranza al mondo intero? Lo scopriremo al termine di questa battaglia, uno scontro che, il gioco ci comunica subito, durerà esattamente 5 minuti, almeno per i personaggi del gioco. Per noi, invece, un po’ di più.

The Longest Five Minutes
Non esattamente la condizione migliore per affrontare una battaglia del genere, direi.

The Longest Five Minutes alterna infatti periodicamente due fasi: il presente, con la battaglia contro il Re Demone, e il passato, costituito dai vari ricordi che Flash cercherà di rivivere e dunque recuperare.
Le differenze non sono limitate esclusivamente al fattore temporale, ma presentano anche all’atto pratico due tipi di gameplay differenti.

Il combattimento contro il Re Demone non è altro che una visual novel camuffata da RPG. Pur essendo infatti presente nell’angolo in alto a sinistra un resoconto delle condizioni dei quattro membri del party, tramite l’uso dei loro sprite e le barre di HP e MP, non ci saranno turni o comandi da dare, ma solo testo da leggere, occasionalmente interrotto da scelte che influenzeranno il proseguimento del combattimento, ma quasi tutte poco importanti. Per quanto il gioco presenti finali multipli, infatti, essi dipendono solo da un paio di scelte concentrate negli attimi conclusivi.

The Longest Five Minutes
Preparatevi a vedere questa schermata numerose volte!

L’altra fase di gioco, quella legata ai ricordi di Flash che pian piano riaffiorano, invece, presenta un gameplay da RPG a turni molto tradizionale. Potremo muovere Flash e i suoi compagni nelle quattro direzioni lungo la mappa di gioco, le città e i dungeon in cui incapperanno durante la loro avventura. Numerosi sono gli NPC con cui parlare, le case in cui entrare senza permesso, le casse del tesoro da aprire… i dungeon, inoltre, oltre ai vari piani da esplorare e alcuni semplici enigmi da affrontare, presenteranno ovviamente numerosi incontri casuali con i nemici e boss contro cui combattere. Nulla di inusuale, all’apparenza, ma è qui che entra in gioco la particolarità di The Longest Five Minutes.

Come già detto, queste fasi RPG inizieranno ogni volta che Flash riesce a ricordarsi di qualcosa, sia esso un evento, una persona… Questi ricordi, però, non torneranno sempre in ordine cronologico, ma a frammenti, e questo si ripercuoterà anche sul gameplay. Ogni ricordo è infatti un mondo a sé, più o meno indipendente dagli altri. A ognuno di essi è infatti associato un livello del party, un inventario e una posizione iniziale nella mappa. Per questo, non importa se nel frammento precedente ci eravamo dati da fare per risparmiare il più possibile o se avevamo speso tutto in armi nuove: il denaro e l’equipaggiamento iniziale non verranno mai influenzati dai ricordi precedenti, e così tutto il resto. L’unica cosa a rimanere sarà il valore della cosiddetta “riesperienza”: i punti esperienza accumulati ad esempio combattendo o superando side-quest aumenteranno il livello della “memoria” di Flash, che si andrà a sommare a quello di tutti i personaggi determinato dal ricordo in questione.

The Longest Five Minutes
I level-up riguarderanno sempre il party nella sua interezza.

Tuttavia, questa funzionalità si rivelerà presto ben poco importante a conti fatti. I combattimenti di The Longest Five Minutes sono infatti davvero molto semplici, al punto tale che per quasi tutto il gioco mi è stato possibile farmi strada attraverso i dungeon alternando all’attacco fisico base qualche magia curativa. Nemmeno i boss si sono mai rivelati davvero temibili, a parte forse lo scontro finale, comunque facilmente superabile da chiunque abbia la minima esperienza con il genere. Il fatto che, inoltre, i soldi e l’inventario si resettino a ogni frammento permette anche di abusare di locande e negozi, benché sia tranquillamente possibile affrontare ogni sfida senza nemmeno comprare armi o armature.

Questa semplicità di fondo non è però da considerare un difetto, perché si tratta di una scelta chiaramente intenzionale. The Longest Five Minutes non va infatti frainteso: non si tratta di un RPG con trama, ma di una visual novel con gameplay. Quest’ultimo non è assolutamente l’aspetto principale, ma è presente solo per immergere maggiormente nell’esperienza narrativa il giocatore, per fargli vivere direttamente l’avventura che viene raccontata poiché parte integrante della struttura della storia. Affrontare il gioco in quest’ottica permetterà dunque di non rimanere delusi quando i boss verranno sconfitti in pochi turni, ma di entusiasmarsi per la scoperta di un nuovo momento del passato dei nostri eroi.

The Longest Five Minutes
The Longest Five Minutes rappresenta realisticamente la società moderna.

Sotto questo punto di vista, il gioco eccelle particolarmente. Se la storia in sé non è mai particolarmente innovativa e a tratti sa quasi di già visto, l’esecuzione è senz’altro migliore di quella di tanti altri esponenti del genere. In più di un momento, ma soprattutto sul finale, mi sono ritrovato a pensare al fin troppo famoso Undertale, a cominciare dallo stile grafico simile.  Tuttavia, sotto pressoché ogni aspetto a parte il gameplay The Longest Five Minutes tende a rivelarsi più curato e piacevole. I temi vengono trattati in maniera molto più delicata e di conseguenza efficace, puntando su personaggi più realistici e le cui caratteristiche emergono naturalmente man mano che si prosegue con la storia.

Nonostante inizialmente non sia evidente, infatti, non è lo scontro tra umani e demoni il punto focale di questa narrazione, ma qualcosa di molto più intimo ed emotivamente coinvolgente: le amicizie e i ricordi legati ad esse. Scopriremo infatti che il vero protagonista non è Flash, ma i suoi cari amici con cui si troverà a condividere il suo viaggio. C’è ad esempio Regent, discendente di una famiglia di maghi ed entrato in conflitto con loro per il suo desiderio di diventare un bardo. In una situazione opposta è invece Yanagi, aspirante guerriero che ha rinunciato al suo sogno per aiutare suo padre, un mercante.
Ognuno di loro avrà un ruolo importante, o meglio, lo ha avuto nel percorso fino al Re Demone, ma ancora più importante è il loro ruolo nella vita di Flash.

The Longest Five Minutes
L’amicizia che unisce i vari personaggi è uno dei punti cardine della storia.

The Longest Five Minutes racconta una storia che fa tornare vividi  i ricordi dell’infanzia, di quegli amici con cui giocavi quotidianamente e che poi hai perso, e di quelli che invece sono ancora al tuo fianco, dopo anni. È un elogio alla complicità, al reciproco sostegno che lega un gruppo di persone tra loro, al termine del quale ho sentito il bisogno di ringraziare chiunque mi abbia sostenuto ogni giorno. Questa storia ci dimostra come sia impossibile affrontare tutte le avversità da soli e quanto sia forte un’amicizia sincera, e lo fa in maniera tutt’altro che banale e stucchevole, lontana dagli stereotipi da shounen medio.

A coronare tutto questo c’è poi il comparto tecnico, assolutamente degno di nota e che strizza chiaramente l’occhio a celebri titoli come la serie “Mother”, specialmente durante i combattimenti. A questo proposito, è d’obbligo un elogio agli sviluppatori per la creatività che contraddistingue buona parte dei nemici, spesso con nomi tanto divertenti quanto appropriati. I combattimenti dureranno sì poco, ma si rendono comunque gradevoli grazie a questi piccoli dettagli. Basta pensare alla primissima battaglia del gioco, contro un vagone di un treno che ha preso vita e si è scontrato con quello su cui stavano viaggiando i protagonisti. La colonna sonora, forse non memorabile ma comunque sempre piacevole da ascoltare, migliora infine ulteriormente l’esperienza di gioco.

The Longest Five Minutes
Un capolavoro.

Nel complesso, dunque, The Longest Five Minutes si rivela essere un ottimo titolo, una volta compreso il genere in cui esso va collocato, e che vorrei davvero consigliare a chiunque sia disposto a sacrificare la profondità di gameplay per una storia davvero ben costruita ed emotivamente coinvolgente. Tuttavia, c’è un grosso problema che mi impedisce di farlo davvero, ossia la sua breve durata. Complice la semplicità complessiva, completare l’intera avventura richiede davvero poche ore, per un massimo di 15 se si desiderasse dedicarsi anche a tutte le missioni secondarie. Decisamente poco contenuto per un gioco in vendita a un prezzo inferiore a quello dei nomi più “importanti” su Switch, ma comunque non abbastanza da risultare economico, specie considerato che spendendo anche meno è possibile trovare numerose visual novel e avventure grafiche di qualità pari o superiore.

Nel caso decidiate comunque di acquistarlo, magari in futuro, con qualche sconto, potrete vivere “5 minuti” davvero difficili da dimenticare e che lasceranno il segno.

 

5 MINUTI/10

  • Trama ben gestita e dalle tematiche toccanti.
  • Personaggi interessanti e a cui è facile affezionarsi.
  • Ottimo stile grafico e colonna sonora piacevole.
  • Continui omaggi ai JRPG tradizionali, che faranno piacere ai fan.
  • Prezzo un po’ troppo alto per il contenuto che offre.
  • La difficoltà pressoché inesistente deluderà chi cerca un RPG.
  • Le scelte non influenzano particolarmente l’avanzare della trama.
Se approcciato con la giusta consapevolezza, The Longest Five Minutes si conquisterà senz’altro uno spazio speciale nel vostro cuore. Al suo prezzo attuale, però, ci penserei 5 minuti prima di comprarlo.

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Traduttore di professione, esperto di narrativa e appassionato di entrambe le cose. Colpevole di aver pensato più volte “gioco per la trama”. Interessato principalmente a RPG e Visual Novel, perde troppo tempo al giorno a parlare di Fire Emblem sulla sua pagina, quindi, come se non bastasse, si è messo pure a scrivere per Nintendoomed.
Lo trovate anche su Facebook e su Twitter.

Autore: Luca "Lucas" Oberti

Traduttore di professione, esperto di narrativa e appassionato di entrambe le cose. Colpevole di aver pensato più volte "gioco per la trama". Interessato principalmente a RPG e Visual Novel, perde troppo tempo al giorno a parlare di Fire Emblem sulla sua pagina, quindi, come se non bastasse, si è messo pure a scrivere per Nintendoomed. Lo trovate anche su Facebook e su Twitter.