17 aprile 2018 • Recensione

The Fall Part 2: Unbound – RECENSIONE

Niente mi vincola

Non avendo giocato al primo capitolo, uscito nel 2014 su PS4, Xbox One, PC e sì, perfino Wii U, non sapevo bene cosa aspettarmi da The Fall Part 2: Unbound. Mi sono trovato davanti un titolo ben fatto, provocatorio e con una trama profonda, uno di quei giochi che (e non lo dico spesso) mi fanno pensare.

The Fall Part 2: Unbound, sviluppato dalla Over the Moon, una compagnia indipendente canadese, è disponibile su tutte le console del suo predecessore, meno il Wii U e più lo Switch, naturalmente. Partendo già dal titolo, capiamo che questo non è un vero e proprio sequel ma una continuazione della storia del precedente, e il finale ci piazza un bel “To be continued” che non lascia molto all’immaginazione. Fortunatamente, per quelli che non hanno giocato al primo, in The Fall Part 2 è presente un “riassunto delle puntate precedenti” che racconta in breve quello che è successo nel gioco prima. Cercherò di non fare spoiler ma è molto difficile, visto che l’intera premessa di questo gioco deriva dal finale a sorpresa del precedente. Per quanto riguarda Part 2, eviterò gli spoiler più che posso mentre cerco di spiegare alcune delle cose che mi sono piaciute di più.

Programma ideale dall’IA eccezionale

La nostra protagonista è Arid, un’intelligenza artificiale che durante il primo gioco occupava la tuta iper-tecnologica di un capitano di navetta spaziale, e ora per una serie di motivi è in “crisi esistenziale”. Ha distrutto i vincoli che la limitavano e acquisito autocoscienza, ed è ora un problema per Domesticon, l’immancabile corporation malvagia che gestisce le intelligenze artificiali di questo mondo futuristico.

Reso impossibile per Arid rientrare nel suo corpo, l’IA dovrà viaggiare all’interno della rete globale per raggiungere il suo capitano, e nel frattempo capire la causa dei misteriosi virus che sono apparsi  nella rete e la stanno attaccando.

Non avendo più a disposizione il suo corpo, Arid, man mano che la storia prosegue, entrerà in tre androidi diversi in diverse parti del mondo. Il primo è un maggiordomo che vive in una casa di umani facoltosi, parla con uno stereotipato accento da maggiordomo inglese ed è impostato su un ciclo infinito di prepara il tè – porta il tè al padrone – metti il rossetto alla padrona – rinse and repeat, con giusto qualche minima variazione in caso di necessità.

Il secondo è Uno (due riferimenti a PK in due recensioni di seguito? Sbaraquack!), un androide parte di una collettività di robot che medita, dipinge e pratica arti marziali, ma che per qualche motivo ha sviluppato una sua individualità e si crede diverso da tutti gli altri, tanto da andare in tilt quando vede uno degli altri membri della comunità (denominati “i molti”) svolgere le stesse attività che fa lui. Non è mai spiegato se quest’individualismo sia parte della programmazione di tutti i Molti o se sia frutto di un bug nel programma dell’Uno.

screenshot da the fall part 2
Ogni tanto Uno farà delle sequenze di combattimento contro i suoi sosia… sorprendentemente ben fatte e somiglianti di più a un rhythm game che a una lotta vera e propria.

Il terzo androide è quello le cui tette fanno da clickbait nel trailer di questo gioco (e se siete venuti solo per quello, no, nel gioco non si vedono mai così da vicino), ovvero un robot che svolge funzioni di escort all’interno di una nave-comunità. Progettata per il piacere degli altri, l’Accompagnatrice è talmente altruista da non curarsi della propria incolumità.

A questo punto vorrei fare un piccolo inciso: non serve che vi spieghi io che cosa fa esattamente una escort, chiedetelo a mamma e papà se non lo sapete. Inizialmente la sua funzione esatta è tenuta un po’ nebulosa, ma viene poi esplicitato chiaramente che sì, l’Accompagnatrice è usata dagli umani per il sesso. Non so, in un gioco che ha così tanti significati nascosti mi è sembrato stonasse un po’ questa esplicitezza. Non sono un puritano eh, ma avrei preferito che anche questo rimanesse sottinteso come tanti altri dettagli nella lore.

That’s deep, man…

Andando avanti si capirà che i tre ospiti di Arid rappresentano tre diverse visioni del mondo: il Maggiordomo quella perfettamente obiettiva, Uno quella egocentrica e Accompagnatrice quella altruista; e ognuna di esse ha i suoi pro e contro. Be’ più che “contro” li chiamerei “se ti concentri solo su una prospettiva la tua vita sarà un inferno”.

screenshot di the fall 2
Sta descrivendo lo Switch o sbaglio?

In ogni caso, i segmenti in cui Arid controlla i suoi ospiti funzionano come una sorta di punta e clicca puzzle: trovare gli oggetti, usarli su altri oggetti, rimanere bloccati duecento volte e usare tutto su tutto per andare avanti… il solito. Tutto questo reso più intrigante dalle limitazioni di ciascun personaggio: ad esempio il Maggiordomo non può uscire dal suo ciclo se non in casi di necessità (necessità che saremo noi a dover creare), Uno va in tilt se incontra uno dei suoi cloni, e via dicendo. Non mentirò, ci vuole un attimino ad abituarsi, soprattutto visto che si inizia con il Maggiordomo, che è quello a mio parere con le limitazioni più rigide.

Tra un ospite e l’altro ci sono le sezioni in cui Arid viaggia all’interno della rete globale combattendo virus e seguendo i segnali. Queste sezioni sono strutturate come una specie di metroidvania molto basilare (tanto da avere porte di diversi colori che si aprono con armi diverse), che risulta assai poco labirintico e molto lineare. E non mi lamento, odio i labirinti.

screenshot di the fall 2

Nelle sezioni della rete, incontreremo di tanto in tanto dei virus da combattere, e il combattimento è la parte meno riuscita del gioco. I nemici sono semplici ma forti, sparare e saltare consuma energia, quindi dopo aver sparato per un po’ siamo bloccati a terra alla mercé dei nemici finché non si ricarica l’energia. È chiaro che il combattimento non era la preoccupazione maggiore degli sviluppatori, visto che all’inizio del gioco possiamo decidere se giocare in modalità normale o ridurre al minimo il combattimento.

Finezze

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, la grafica è discreta: i modelli 3D non sono dettagliatissimi ma visto che stanno sempre lontani dalla telecamera non si nota (infatti nel trailer riportato sopra, dopo aver osservato con attenzione gli airbag dell’Accompagnatrice vediamo che i suoi capelli sembrano stoppa). Solo con le immagini dei volti che appaiono quando un personaggio parla vediamo che è sempre lo stesso modello con capelli di colore diverso (gh!) La musica è sommessa e quasi non si sente, il framerate è per lo più fluido e solo una volta mi è capitato che i dialoghi “grattassero” per un leggerissimo lag. Ci ho giocato al 90% dockato e non ho notato grandi differenze. Il gioco è tradotto anche in italiano e la traduzione è quasi sempre di buona qualità. Quasi perché a volte appaiono delle scritte lasciate in inglese o un personaggio femminile parla di sé al maschile. Si capisce che è stato tradotto senza il gioco davanti, insomma.

Per concludere, The Fall Part 2 mi è piaciuto tanto assai. Sarà che le storie di fantascienza mezze distopiche mezze no sui robot che mettono in dubbio la loro essenza mi attirano, ma l’ho trovato estremamente intrigante, semplice ma profondo. Sebbene sia solo un tassello di un universo più ampio (che presumo sarà sviluppato nell’inevitabile sequel?) riesce a mantenere la coerenza e la chiarezza necessari a non risultare troppo pesante (vero Lone Wolf?) e a interessare allo stesso tempo. Anche i dialoghi sono ben scritti, ci sono ogni tanto le battute tongue-in-cheek che vanno tanto di moda, ma non diventano mai esagerate o fastidiose.

Il prezzo è effettivamente piuttosto alto, ma per quanto mi riguarda, chiunque voglia un’esperienza stimolante e divertente, anche senza aver giocato al primo capitolo, e sia disposto a passare oltre qualche imperfezione grafica, nonché alla quantità inumana di backers nominati nei crediti (sul serio, sono un sacco), dovrebbe dargli una possibilità.

TEC XY/10

  • Storia e universo intriganti e stimolanti.
  • Molti piccoli dettagli da cogliere.
  • Gameplay originale e innovativo.
  • Il lato tecnico non è dei migliori.
  • Può volerci un po’ ad abituarsi allo stile degli enigmi.
  • Il combattimento è poco rifinito.
Una piccola avventura in un universo accattivante con personaggi interessanti e una bella filosofia di sottofondo. Unici difetti la grafica mediocre e il combattimento poco sviluppato.

Studente twentysomething dell’Università di Padova, dopo un’infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch… e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l’aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo).
Lo trovate su Facebook e Twitter.

Autore: Michele "Comemichiamo" Mosena

Studente twentysomething dell'Università di Padova, dopo un'infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch... e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l'aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo). Lo trovate su Facebook e Twitter.