13 settembre 2016 • Recensione

RECENSIONE – DRAGON QUEST VII: Frammenti di un mondo dimenticato (Nintendo 3DS)

Pochi giorni fa ho pubblicato su questi lidi la mia anteprima di DRAGON QUEST VII: Frammenti di un mondo dimenticato, la versione riveduta e corretta per Nintendo 3DS del classico uscito su PlayStation esattamente sedici anni fa. Soddisfatto da quanto ho avuto modo di provare con mano, seppure non sia tutto rose e fiori, sono pronto per parlarvi nel dettaglio del gioco e di tutto ciò che esso ha da offrire. Le novità qui presenti non si limitano ad un mero (e necessario) aggiornamento grafico, i ragazzi di ArtePiazza hanno lavorato duramente per cercare di dare giustizia ad un grande classico del catalogo Enix adattandolo alle nuove generazioni, senza però snaturarne le fondamenta.
La serie di Dragon Quest è da sempre stata uno dei capisaldi del genere dei JRPG, ma se in patria il solo nominarla può dare vita ad un seguito paragonabile a quello di una religione, da noi la serie ha sempre avuto difficoltà ad imporsi rispetto ad altri esponenti del genere. Ma è proprio il suo rimanere attaccato al passato, senza alterare troppo una formula ormai troppo rodata, a renderla speciali agli occhi del pubblico.

CUCU’ SETTETE

Tanti secoli fa, il mondo da noi conosciuto era formato da diverse isole, ciascuna con la propria storia. Un giorno, però, il male cominciò ad imperserverare nel mondo, portando alla rovina la maggior parte di esse; di queste terre soltanto una riuscì a sopravvivere la prova del tempo, ed è qui che tutto ha inizio. Il nostro protagonista, ultimo discendente di una nobile famiglia di pescatori, e il suo migliore amico, il principe del regno di Estard, Kiefer, sono da tempo desiderosi di vivere insieme mille avventure per tutti i sette mari. Prossimi alla partenza, i due vengono a conoscenza del Tempio dei Misteri, un luogo ai più proibito di cui si ignorano i tesori che vi sono celati. Sarà proprio grazie ad alcuni frammenti contenuti all’interno del tempio che i nostri viaggeranno tra passato e presente per ristabilire le terre perdute, salvandole da un fato crudele.
Da questo punto in poi lo sviluppo della trama diventerà molto lineare, con un susseguirsi di avventure tra le varie isole fino ad arrivare alla resa dei conti finale. Mano a mano che aggiusteremo il passato, altre isole continueranno a spuntare nei nostri giorni, collegandosi fra loro grazie all’alterazione del tempo e permettendoci di scoprire tutto quello che hanno da offrire, tra tesori nascosti, nuovi sviluppi di trama e molto altro ancora. L’approccio lineare ben si aggrada con la filosofia del Nintendo 3DS, che insieme all’aggiunta di un radar per localizzare i frammenti mancanti aiuta (non poco) il giocatore nel proseguimento anche in seguito a brevi sessioni di gioco. Ottima inoltre la localizzazione italiana, ricca di giochi di parole  e con una buona caratterizzazione dei personaggi.

Per quanto riguarda la longevità e il ritmo di gioco, l’originale se la prendeva molto comoda sotto questo aspetto, raggiungendo piuttosto facilmente le sole cento ore di gioco. Una delle priorità in questo remake, infatti, è stata diluire in ritmi più serrati l’avventura principale, togliendo ciò che non era necessario e accelerando la velocità dei dialoghi e dei combattimenti. Si pensi ad esempio che il solo prologo richiedeva inizialmente almeno cinque ore, ora ridotte a due. La struttura è quindi rimasta intatta, ma pure con tutti gli accorgimenti del caso rimane una certa lentezza di fondo in grado da fare allontanare chi alla serie ci si avvicina per la prima volta. E menomale queste cose le si dicevano anche per Final Fantasy IX.
Solo per raggiungere l’isola dove mi era possibile cambiare vocazione avevo già superato le 20 ore, credendo (invano) di avere già visto tutto quello che Dragon Quest VII avesse da offrirmi. Il gioco fa poco per venirmi incontro, costringendomi il più delle volte a chiedere informazioni ai miei compagni di squadra o tornando nelle città precedentemente visitate. Anche i menu non sono di aiuto, risultando almeno inizialmente poco chiari e confusionari.

A dare davvero sostanza al prodotto è però il suo sistema di battaglia. Non sono più presenti gli incontri casuali, adesso rimpiazzati dalla possibilità di incontrare (e in caso evitare) i nemici su schermo, i quali però non esiteranno ad inseguirci appena poggeranno il loro sguardo su di noi. Le battaglie con i mostri, rigorosamente a turni, aggiungono al gioco un’ottima componente strategica che però esprime il suo pieno potenziale solo negli scontri con i boss, veri colossi insormontabili, che non ci penseranno due volte prima di suonarcele a dovere. Dovremo prestare molta attenzione all’equipaggiamento dei nostri personaggi e al loro livello. Per semplificare le cose sono state aggiunte le tattiche, degli schemi prefissati di combattimento utili per accelerare la durata degli scontri affidando il tutto all’intelligenza artificiale. Nel caso volessimo impartire ordini ben specifici ai membri della nostra squadra potremo comunque farlo. Le battaglie sono sempre molto divertenti da affrontare, grazie alla varietà di armi che potremo utilizzare o le magie che saremo in grado di apprendere, anche se salire di livello richiederà molto più tempo. Buona inoltre la difficoltà di gioco, purtroppo non regolabile, ma che risulta comunque accessibile e in grado di offrire un buon livello di sfida.
dq76Ad ampliare l’offerta  abbiamo un sistema di classi (qui chiamate vocazioni) opportunamente rivisto da quello originariamente introdotto nel sesto capitolo. Ciascuna ha i suoi pro e contro, come un aumento dell’attaco in cambio di un abbassamento della difesa, e grazie ad esse saremo in grado di imparare nuove tecniche e abilità per i nostri personaggi, per poi riutilizzarle con alcune classi più avanzate. Ogni personaggio può padroneggiare diverse classi (c’è letteralmente l’imbarazzo della scelta), qui divise in basilari, intermedie e avanzate. Per sbloccare le ultime due tipologie sarà necessario padroneggiare almeno due (poi tre) classi basilari. Così facendo specializzeremo i nostri personaggi ad un particolare stile di combattimento. Ad esempio, padroneggiando le classi Marinaio e Ladro potremo sbloccare come vocazione quella del Pirata, e così via. Potremo anche intraprendere come vocazioni quelle dei mostri, utilizzando i Cuori di mostro, oggetti nascosti che toccherà a noi trovare.
Interessante, infine, l’aggiunta delle funzionalità StreetPass e SpotPass, grazie alle quali possiamo condividere dungeon pieni di nemici da sconfiggere ai nostri amici e conoscenti.

Frammenti di un mondo rimodernato

Ad avere subito maggiore cura è stato però l’aspetto tecnico, con l’abbandono degli sprite in cambio di modelli poligonali puliti e ben definiti, in grado di rimarcare il lavoro compiuto da Akira Toriyama, già character designer di tutti gli altri Dragon Quest e anche di robetta come Chrono Trigger. Adesso DRAGON QUEST VII è completamente tridimensionale, dai personaggi al mondo di gioco. Peccato però per i continui pop-up nella mappa del mondo e per la telecamera affidata ai tasti dorsali, che definire scandalosa è dire poco.

Anche la colonna sonora è stata rimasterizzata per l’occasione, ma purtroppo per noi occidentali, il gioco che troveremo nei negozi non potrà fregiarsi delle musiche orchestrate presenti nella versione giapponese. Probabilmente a causa della troppa mole di testo presente all’interno delle cartucce, cosa che avrebbe comportato ad un aumento dei costi, si è preferito optare per dei più leggeri MIDI, la cui qualità sonora risulta comunque superiore a quella offerta dai CD usati dalla prima PlayStation (potete sentirne un assaggio con il trailer pubblicato all’inizio di questa recensione), cercando di avvicinarsi a quanto presente nella versione nipponica.

Per concludere

DRAGON QUEST VII arriva dopo tre anni dal suo rilascio in Giappone sui nostri Nintendo 3DS, ed è subito goduria. Il lavoro svolto da ArtePiazza è a dir poco ottimo, in linea con quanto ci si potrebbe aspettare da un gioco del genere. La mole di contenuti presente è incredibile, e fidatevi che anche in sole 40 ore di gioco non avrete visto ancora niente. Non tutto è perfetto, dai ritmi di gioco lenti ad una telecamera che ha dell’atroce, ma dopo che comincerete a prendere in mano la vostra console e a sbrindellare slime su slime, sarà tutta un’altra storia.
E quando penserete di avere fatto tutto, ma proprio tutto, nuove isole spunteranno sotto i vostri occhi, pronte per essere esplorate da cima a fondo.

MIAGO/10

  • Una mole di contenuti sproporzionata.
  • Battaglie con i boss appaganti e ricche di sfida.
  • Interessante e ben strutturato il sistema di classi.
  • Ritmi di gioco veramente lenti.
  • Assente la colonna sonora orchestrata nelle edizioni occidentali.
  • Poco adatto a chi non mastica pane e giochi di ruolo.
Un remake coi fiocchi in grado di intrattenere i fan per ore e ore di gioco.

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Videogiocatore incallito, a volte si scorda di essere il capo di Nintendoomed, nonché l’addetto alle pubbliche relazioni del sito. Quando non ha nulla da fare si occupa di progetti pazzi o di recuperare giochi e console vecchie, le quali ovviamente non toccherà mai. Per due volte ha trollato l’internet, ma queste sono altre storie che non andranno mai raccontate. Lo trovate anche su Facebook e Twitter (anche se quest’ultimo non lo usa mai).

Autore: Filippo "Flippoh" Corso

Videogiocatore incallito, a volte si scorda di essere il capo di Nintendoomed, nonché l'addetto alle pubbliche relazioni del sito. Quando non ha nulla da fare si occupa di progetti pazzi o di recuperare giochi e console vecchie, le quali ovviamente non toccherà mai. Per due volte ha trollato l'internet, ma queste sono altre storie che non andranno mai raccontate. Lo trovate anche su Facebook e Twitter (anche se quest'ultimo non lo usa mai).