16 aprile 2018 • Recensione

36 Fragments of Midnight – RECENSIONE

Procedurale is (not) scambiare

La prima cosa che ho pensato quando mi hanno proposto di recensire 36 Fragments of Midnight, dopo aver visto alcune immagini, è stato “cavolo, lo stile di questo indie sembra un connubio tra le atmosfere cupe di Limbo e il punitivo level design di Super Meat Boy. Mi piace!”. Una volta scaricato sulla console ho avuto un’iniziale sorriso causato dall’apprezzamento della melodia presente nella schermata principale; seguito purtroppo dalla più cocente delusione (sentimento che scoprirò ricorrente) nella constatazione che questa era un loop di 10 secondi circa, accoppiato alla semplice scritta “Premi + per iniziare”. Curioso di inoltrarmi nei meandri del titolo, ho premuto il tasto, ed effettivamente mi ci sono inoltrato… per 7 minuti scarsi. Scoprite insieme a me il perchè.

Quando saltare non basta

36 Fragments of Midnight è un Platform sviluppato da Petite Games uscito su Nintendo Switch il 14 Settembre di quest’anno. Il titolo è un porting della versione PC uscita lo scorso agosto, ed è grazie a Ratalaika Games (responsabile anche del porting di League of Evil) se questa… gemma è arrivata sulla console dalla grande N. Avviato il titolo, ci si accorgerà quasi immediatamente della povera offerta che esso può dare; una volta premuto il tasto +, infatti, si verrà catapultati nel gioco, dove una voce ci chiederà di collezionare 36 frammenti di stella, al fine di ottenere il loro più grande e misterioso dono. Essi saranno buttati qua e là in una mappa generata proceduralmente (e vi invito a ricordarvi questa affermazione, ne parleremo dopo). Il tutto dopo averci spiegato i tasti tramite i quali andremo a controllare il nostro protagonista, Midnight, un piccolo pixel salterino e luminescente: con A si salta, con la levetta analogica (o i tasti direzionali) ci si muove. Fine.

Immagine 36 Fragments of Midnight
Ecco il nostro piccolo eroe pixelloso, Midnight, mentre si accinge a recuperare uno dei 36 frammenti di stella.

Il nostro povero eroe infatti non vanterà di nessuna abilità particolare, power-up ottenibile, o quant’altro. Nel gioco non sono presenti checkpoints: se muori, ricominci daccapo. Non sono presenti neanche nemici, il che affida il compito di aumentare la difficoltà agli ostacoli ambientali. Lo stesso unico comando presente, il salto, sarà sempre della stessa altezza e senza la possibilità di controllare l’elevazione del personaggio, se non smorzandolo muovendosi con l’analogico e/o con un doppio salto, rendendo alcuni passaggi molto frustranti. Sempre parlando di frustrazione, ho riscontrato durante il mio playthrough alcune difficoltà nell’eseguire doppi salti, con la mancata ricezione della pressione del tasto A, soprattutto in caso di cambio schermata.

Gotta catch ‘em all 36

Come ho accennato poco prima, il nostro unico obiettivo sarà il collezionamento di questi frammenti; per ottenerli, dovremo destreggiarci per una mappa costituita da diversi piani in altezza (durante le mie partite ne ho potuti contare almeno 5/6 a run, ma potrebbero essere di più) costituiti da piccole sezioni, dentro le quali essi saranno protetti da alcune trappole di ispirazione (quasi troppa) a quelle presenti in Super Meat Boy. Abbiamo seghe circolari, laser e punte, e saranno sistemate per i livelli in modo procedurale. Come la mappa. Ma dopo pochissime run per prendere dimestichezza con il tutto, casca l’asino.

Procedurale non equivale a mischiare

Il gioco infatti, venduto in forma digitale sull’Eshop per 2.99€, di procedurale non ha assolutamente nulla. Dopo pochissime run spese a prendere dimestichezza con i comandi e a sperimentare con il gioco in sè, si viene a scoprire l’amara verità: La mappa è divisa in diverse sezioni, che andranno a mischiarsi ad ogni nuova run, e come ciò avviene non è regolamentato da alcun algoritmo. Non poche volte, infatti, è capitato che mi trovassi due o tre sezioni completamente identiche di fila, il quale ha spento completamente il fattore rigiocabilità, caratteristica quasi scontata in giochi del genere, soprattutto in un titolo che dura all’incirca quanto la famosa seduta sul trono (chi vuol capire, capisca). La mia run completata più lentamente infatti, tra un input non recepito e svariati Game Over, è durata 7 minuti e 43 secondi. E la beffa , alla quale si è protagonisti nel caso in cui si riesca miracolosamente a tirare avanti fino alla fine, la lascio solo a chi è così temerario da spendere quei pochi, TROPPI euro per questo prodotto.

Run di 36 Fragments of Midnight completata in 7 minuti
La mia schermata di fine run, come potete vedere il gioco dura tantissimo: 7 minuti e 43 secondi.

E non ne rimase più niente

Si snocciola in fretta l’argomento accennando all’inesistente comparto sonoro, costituito dal loop di 10 secondi già citato prima, il quale viene sostituito appena si passa la schermata d’avvio del gioco dal rumore del vento, onnipresente durante l’intero playthrough, interrotto solo da qualche suono in caso di morte. Come se il resto non fosse già abbastanza risicato.

L’aspetto grafico, invece, è l’unico lato relativamente positivo dell’indie; avremo il blu come colore predominante, accompagnato da uno stile molto minimalista che attinge alle forme geometriche più basilari, ispirandosi nel design al favoloso Limbo, con un effetto parallasse forestale sullo sfondo che va a scimmiottare (abbastanza bene, diamo a Cesare quel che è di Cesare) quello presente nel bestseller citato sopra.

Conclusioni finali

Concludo dando un consiglio a tutti gli utenti Switch: nel caso in cui voi voleste un gioco con il quale passare qualche minuto, senza dar troppa importanza al contesto e sul perchè si vada avanti nel titolo, condito da un design abbastanza accettabile pur non brillando in originalità (A.K.A. titolo di stampo mobile), 36 Fragments of Midnight fa al caso vostro; se invece volete un gioco nel quale potrete riscontrare la benchè minima profondità, in qualsiasi campo voi la possiate ricercare, lasciate semplicemente perdere.

C’è di meglio/10

  • Ci passi un paio di minuti piacevolmente.
  • Design e look cupo molto carino..
  • ..Ma troppo, troppo ispirato ad altri indie famosi.
  • Contenuto quasi inesistente.
  • Il gioco non è realmente procedurale.
  • Dopo la prima run completa non lo toccherete più.
  • I comandi non sono molto responsivi.
36 Fragments of Midnight è un platform dal contenuto pressocchè inesistente, capace di occupare al massimo qualche minuto (e 55 mb di memoria sulla console). Statene alla larga, a prescindere dal fatto che costi così poco.

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Studente d’Informatica, giocatore da sempre. Sogno di vedere un mio gioco sugli scaffali un giorno, per adesso mi limito ad apprezzare (e non) opere non mie!
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Autore: Emanuele "Godpirate" Barbaro

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