10 agosto 2018 • A ruota libera

Questa estate vado ad Hoenn – Uno sguardo su Pokémon Rubino e Zaffiro

Era luglio quando per la prima volta mettemmo piede nella regione di Hoenn, e Rubino e Zaffiro ci diedero modo di vivere il mondo Pokémon con 456 colori in più, oltre a tanto altro che ci ha fatto affezionare ancor di più alla saga.

Nel contratto immaginario che ho firmato con la Game Freak era incluso il treno di emozioni velocissimo che mi perfora il cuore ogni volta che sono circondato dall’oceano.
La brezza che mi scuote i capelli in navigazione, la flora e la fauna marina, i fondali e i suoi relitti, la fresca pioggia d’agosto a spezzare il sole e la sua forza. I sentieri boschivi o sabbiosi che incitano ad esplorare l’orizzonte e le sue promesse.

Sto ovviamente parlando di Hoenn, la regione che regna sovrana fra tutte le altre in quanto a design, realizzazione, e qualità generale dell’esperienza di gioco. Nonostante non siano i miei giochi Pokémon preferiti, ne sono convinto e credo di non essere l’unico; anzi, ogni singolo giocatore che ha superato la seconda generazione ricorda molto bene Rubino e Zaffiro, per non parlare di tutte quelle persone che hanno iniziato proprio con la terza generazione.
Ma perché?

Vacanze ad Hoenn

La storia

Qualunque fosse il motivo, dopo Oro e Argento, Satoshi Tajiri non se la sentiva di portare avanti la ciurma. Vuoi perché la sua visione di Johto era stata stravolta per sottostare alle regole di marketing che avrebbero aiutato a continuare il successo inaspettato dei predecessori, vuoi perché era semplicemente terrorizzato dal fallimento.
Fatto sta che c’era una persona lì che non solo voleva continuare a far vivere il nome Pokémon, ma ci teneva a dare vita ad un’opera che veniva dal suo cuore. Quella persona era Junichi Masuda.

Non fu uno sviluppo facile per lui. Con la responsabilità di tenere nelle proprie mani la vita di un franchise così di successo, senza averne l’esperienza, lo stress era insostenibile. Le ambizioni erano enormi, molti lo davano per spacciato, al punto in cui è stato ricoverato in ospedale tanta la pressione che doveva subire e non lo faceva dormire.

Eppure è andata bene, benissimo. Le vendite hanno tenuto testa alla Pokémania, il gioco è stato ricevuto fantasticamente nonostante la completa assenza di retrocompatibilità, l’esperienza era freschissima e godibile e lo è ancora oggi anche paragonandola ai giochi più recenti.
L’immagine di Hoenn di Masuda era la regione in cui da piccolo spendeva le vacanze estive, e considerando come non riesco a ricordare un’estate della mia infanzia senza Pokémon Rubino e Zaffiro, direi che è riuscito fantasticamente nell’intento.

Terra e acqua

Pokémon è un gioco sociale.
Chiunque ci giocasse da bambino sapeva che parlava la stessa lingua di tutti gli altri bambini che condividevano la sua passione, e che potevano interagire.
Chiunque vedeva altri bambini giocare tra di loro a Pokémon voleva imparare quel linguaggio ed entrare in quel mondo. Aver sempre rilasciato due versioni con le loro esclusività ha sicuramente giocato un ruolo importantissimo nel successo del franchise, e Rubino e Zaffiro hanno esasperato questa semplice linea guida, rendendola una base del design di Hoenn.

Le esclusive di versione erano le più numerose di sempre, anche i team malvagi erano diversi seppur mossi da uno stesso obiettivo, ma con punti di vista opposti.
Il clima veniva introdotto, e armonizzava ancor di più la regione della terra e del mare, del sole e della pioggia, dello yin e dello yang, con al loro centro un vulcano attivo ed uno sommerso.

Molti di voi non ci avranno mai fatto caso, ma la forma di Hoenn è proprio quella dello yin e yang con Cuordilava e Ceneride come punti di riferimento.  Chiamatela coincidenza, ma sono le uniche due città inaccessibili senza tempi di caricamento. Infatti, non esiste alcun tipo di transazione tra tutte le altre città di Hoenn.

Mappa di Hoenn

Un mondo vivo e connesso

In mia opinione, questa piccolezza è il più grande pregio di Hoenn, perché non solo pochissimi giochi possono offrire una cosa del genere, ma il level design della regione è curato in ogni minimo dettaglio.

Inizi il gioco, e per la prima e (fino ad ora) ultima volta nella storia di Pokémon, sai di avere un padre, e sai che è il capopalestra della prima città dove arriverai appena uscito dal paesino nel quale ti sei appena trasferito.
Ma non lo sfiderai subito, non sei ancora pronto.
Alora vai per il bosco, prendi la tua prima medaglia ed una grotta bloccata ti impedisce di andare oltre. Non sei ancora pronto.
Un vecchio marinaio ti deve un favore, sfrecciando nel mare blu vedi persone nuotare per questi estesissimi percorsi marini, vedi tesori, vedi una nave abbandonata, capisci che in quel mare c’è un’infinito che ti aspetta, e tu non vuoi che esplorarlo. Ma non sei ancora pronto.
Sbarchi nel porto, sconfiggi i cattivi, ora puoi spaccare le rocce, torni dove prima era bloccato e scopri nuove strade che ti portano in nuovi posti, bloccate ancora da ostacoli che non conoscevi, non sei ancora pronto.
Passi per lo stesso percorso più e più volte, ogni volta con un diverso punto di vista e nuove scorciatoie per raggiungere posti prima non connessi.
Passi per il vulcano, la cenere ti si poggia in testa, vai sulla sua cima e ti fermi alle terme naturali. Ed è solo dopo aver esplorato tutta la parte terrestre di questa regione tropicale che ti rendi conto di essere arrivato al limite. Il mare è ancora lì a circondarti e bloccarti il cammino, non c’è più dove andare.
Torni da tuo padre, e allora sei pronto.
Lo sconfiggi, puoi usare Surf. Ti si apre la porta per l’altra metà della regione e tutte le sorprese che non vedevi l’ora di scoprire.
Nessuna persona piazzata davanti un varco a fermarti dall’andare dove vuoi andare, nessun blocco stradale a ostacolarti perché non sei abbastanza alto per proseguire. Ogni ostacolo in Hoenn è naturale, ed è per questo che la sua natura merita di essere ricordata più di qualunque altra.

(Continua nella prossima pagina)

Il mio viaggio nel mondo dei videogiochi è iniziato quando per la prima volta ho acceso Pokémon Giallo sul mio Game Boy Color ancor prima di imparare a leggere, segnando quella che sarebbe diventata una devozione nei confronti della saga che probabilmente porterò nella tomba.

In palestra alzo pesi oltre a collezionare medaglie, prediligo il cibo sano, e nel tempo libero compongo musica elettronica o strimpello alla chitarra.

Attualmente studio programmazione e game developement, aspirando a lavorare nel campo videoludico per la vita. Mi trovate anche su Facebook.

Autore: Paolo "Polka" Iovino

Il mio viaggio nel mondo dei videogiochi è iniziato quando per la prima volta ho acceso Pokémon Giallo sul mio Game Boy Color ancor prima di imparare a leggere, segnando quella che sarebbe diventata una devozione nei confronti della saga che probabilmente porterò nella tomba. In palestra alzo pesi oltre a collezionare medaglie, prediligo il cibo sano, e nel tempo libero compongo musica elettronica o strimpello alla chitarra. Attualmente studio programmazione e game developement, aspirando a lavorare nel campo videoludico per la vita. Mi trovate anche su Facebook.