11 aprile 2018 • Recensione

Old Man’s Journey – RECENSIONE

La True Indie Experience, ora anche su Switch.

Da alcuni anni a questa parte, si è sempre più sviluppata e diffusa l’idea che le maggiori gemme videoludiche fossero da ricercare tra gli indie, ossia giochi sviluppati da team indipendenti e non legate alle grandi case. I motivi sono molteplici, tra la maggiore apertura a provare qualcosa di “fuori dagli schemi” e l’attenzione speciale all’ambito narrativo, artistico e musicale.

Personalmente, non ho mai condiviso particolarmente tale pensiero, benché ci siano sicuramente stati titoli di questo “genere” che ho apprezzato. Per questo, quando ho scoperto dell’arrivo su Switch di Old Man’s Journey, molto apprezzato proprio per i motivi appena elencati, ero sì curioso di provarlo e recensirlo, ma anche un po’ preoccupato di trovarmi tra le mani “tutto fumo e niente arrosto”, come si suol dire. Purtroppo, il mio timore si è rivelato realtà. Ma andiamo per ordine.

Old Man’s Journey è “un’avventura puzzle introspettiva”, come lo definisce il sito ufficiale, che pone dunque al primo posto la narrazione della storia personale del “Vecchio”, protagonista del gioco, intervallandola ad alcuni puzzle da risolvere. Già dal primo avvio è subito chiara la direzione che gli sviluppatori hanno deciso di prendere: senza alcun testo a schermo né dialogo, il giocatore potrà assistere all’arrivo di un postino alla casa del nostro protagonista, il quale leggerà una lettera e, dopo un attimo di riflessione, deciderà di partire per il suo viaggio. Tutto questo ci viene narrato interamente tramite le animazioni dei vari personaggi, che fortunatamente, come tutto il comparto grafico, sono di ottima qualità.

Old Man's Journey
Il comparto artistico è, senza se e senza ma, il maggior pregio di questo titolo.

Fin da subito è infatti impossibile non notare che ci troviamo davanti a un gioco veramente curato dal punto di vista artistico. Gli scenari sono ricchi di dettagli e presentano una colorazione particolare e ben realizzata e che si mantiene consistente fino alla fine, rendendo questa avventura un vero piacere per gli occhi.
Peccato dunque dover spesso rovinare queste atmosfere così piacevoli e rilassanti con il frustrante gameplay legato ai vari puzzle che ci troveremo ad affrontare.

Il gioco è infatti diviso in una serie di “quadri”, rappresentati da un’area in cui il Vecchio dovrà spostarsi per arrivare a destinazione. Tramite un puntatore, controllabile o coi joy-con o con il touch screen, sarà possibile indicare al protagonista un punto da raggiungere e lui farà del suo meglio per farlo. A questo proposito, i controlli sono molto più comodi se siete disposti a rinunciare all’esperienza dello schermo televisivo. Tuttavia, non sempre sarà possibile raggiungere la destinazione: numerosi saranno i dislivelli, le strade interrotte, gli orizzonti troppo lontani per arrivarci. È qui che entra in gioco la componente puzzle: selezionando uno dei vari elementi naturali, principalmente colline, su cui il Vecchio può spostarsi, saremo in grado di alzarlo o abbassarlo entro certi limiti. Il nostro obiettivo sarà dunque congiungere le varie “piattaforme” su cui egli dovrà camminare, così da farlo arrivare a destinazione.

Old Man's Journey
Uno dei quadri più belli del gioco, con un gameplay totalmente inutile e trascurabile.

Con il proseguire della storia, verranno aggiunti altri piccoli elementi da prendere in considerazione, come ad esempio barili da far rotolare, muri da distruggere, greggi di pecore da far spostare, andando a complicare un po’ di più questi puzzle in linea di massima piuttosto semplici. Da dove viene dunque la frustrazione di cui si è parlato precedentemente? È presto detto: a causa della scelta degli sviluppatori di non spiegare pressoché nulla al giocatore, a ogni nuovo tipo di ostacolo ci troveremo infatti a essere spaesati, a sperimentare per cercare di capire di preciso cosa fare. Ciò non sarebbe necessariamente un male, se almeno i controlli fossero chiari e coerenti. Più di una volta mi son trovato a chiedermi come proseguire, vedendo il Vecchio fallire nel compiere le azioni da me imposte senza motivo apparente, finché non ho scoperto che due colline non erano considerate perfettamente collegate dal gioco, nonostante così sembrasse.

Nel complesso, questi puzzle finiscono veramente per diventare più un tedio che altro. Il primo esempio che mi viene in mente è il quadro in cui il Vecchio si trova a bordo di un treno in corsa e sta a noi muovere in fretta le varie piattaforme per ricostruire il percorso giusto ed evitare che esso deragli. Ogni senso di urgenza verrà però presto cancellato quando ci accorgeremo che il mezzo si fermerà dolcemente se non avremo sistemato i binari in tempo, riprendendo solo dopo a muoversi. Non c’è dunque alcun motivo di agire con rapidità, azzerando dunque la sfida offerta da questo segmento.

Chi ha pensato che fosse una buona idea?

Insomma, viene davvero da chiedersi se fosse davvero necessario inserire questi segmenti di gioco. Probabilmente, se il titolo si fosse limitato a essere un “simulatore di camminata”, lasciando a noi la possibilità di far avanzare il Vecchio, fermandoci occasionalmente a esaminare le parti del paesaggio che ci interessavano, Old Man’s Journey si sarebbe rivelata un’esperienza molto più poetica e rilassante di quanto non sia davvero. La parte meglio riuscita di tutto il titolo è infatti legata strettamente al comparto artistico: di tanto in tanto, infatti, compariranno a schermo elementi con cui potremo interagire, toccandoli, anche se esse non daranno alcun beneficio pratico. Potremo chiudere la finestra da cui una donna si stava affacciando, facendola arrabbiare, o far volare degli uccellini, sentendone il verso. Sono piccoli tocchi fini a se stessi, ma che fanno sembrare vivo il mondo di gioco molto di più che tutte le interazioni dovute al gameplay.

Old Man's Journey
Spesso il Vecchio ricorderà momenti del suo passato, narrati con immagini statiche.

Non è purtroppo solo in questo, però, che Old Man’s Journey finisce per deludere. Perfino quello che ci aspetteremmo essere ben concepito in un titolo di questo genere, ossia l’ambito narrativo, non è infatti così ben curato come può inizialmente sembrare. La scelta di non usare parole, ma solo immagini, animazioni e suoni per narrare una storia, è tanto coraggiosa quanto rischiosa, e sicuramente gli autori sono riusciti a sfruttarla per bene. Tuttavia, chiunque abbia la minima conoscenza di altri indie di questo tipo, capirà fin da subito dove la vicenda del Vecchio voglia andare a parare. Si tratta infatti né più né meno di un tearjerker con un forte sapore di già visto… e che nemmeno risulta efficace, non riuscendo davvero a colpire al cuore del giocatore quanto dovrebbe, anche a causa della sua brevità. Non ci troviamo di fronte a una storia di redenzione, non c’è una morale, ma non c’è nemmeno profondità narrativa, è semplicemente una vicenda che culmina con uno dei finali più insoddisfacenti che io abbia mai incontrato.

Old Man's Journey
“Il Vecchio e il mare”

Ancor più del gameplay è dunque la storia di Old Man’s Journey ad avermi lasciato frustrato e deluso. La delicatezza utilizzata nelle fasi iniziali della narrazione finisce, con l’andare avanti, per diventare sempre più controproducente, andando a ostacolare sempre più l’immedesimazione perfino dei più empatici dei giocatori. Benché sia stata presentata come “introspettiva”, dunque, a mancare è proprio una profondità dei personaggi, semplici sagome le cui azioni vanno dedotte e ricostruite e che dimostrano anche una certa incoerenza. Si tratta di un’esperienza asettica e senza coinvolgimento emotivo, il che, in una trama che si basa esclusivamente sul far commuovere, è chiaramente un difetto dal peso enorme.

Old Man's Journey
Il mare è sicuramente il tema portante della storia.

Fortunatamente, Old Man’s Journey è un titolo che non ha, in sé, molte pretese. Il prezzo è infatti molto contenuto, e potrebbe effettivamente essere visto come un modo per passare il tempo per un paio di orette. Tuttavia, perché rovinarsi tali ore? Ci sono tanti altri indie nella stessa fascia di prezzo che hanno, però, qualcosa da offrire oltre al comparto artistico ispirato. Se tuttavia ci tenete davvero a immergervi in queste atmosfere delicate e oniriche e siete disposti a passare sopra ai numerosi difetti del gioco, il viaggio del Vecchio protagonista non vi deluderà.

AMAREZZA/10

  • Comparto artistico molto ben curato.
  • Comandi imprecisi e mai spiegati bene.
  • Enigmi troppo semplici e frustranti.
  • Trama e personaggi mal sviluppati.
  • Molto, molto breve.
Old Man’s Journey cerca di proporre la True Indie Experience, ma fallisce in qualsiasi campo a parte quello artistico.

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Traduttore di professione, esperto di narrativa e appassionato di entrambe le cose. Colpevole di aver pensato più volte “gioco per la trama”. Interessato principalmente a RPG e Visual Novel, perde troppo tempo al giorno a parlare di Fire Emblem sulla sua pagina, quindi, come se non bastasse, si è messo pure a scrivere per Nintendoomed.
Lo trovate anche su Facebook e su Twitter.

Autore: Luca "Lucas" Oberti

Traduttore di professione, esperto di narrativa e appassionato di entrambe le cose. Colpevole di aver pensato più volte "gioco per la trama". Interessato principalmente a RPG e Visual Novel, perde troppo tempo al giorno a parlare di Fire Emblem sulla sua pagina, quindi, come se non bastasse, si è messo pure a scrivere per Nintendoomed. Lo trovate anche su Facebook e su Twitter.