11 settembre 2016 • Anteprima

ANTEPRIMA – Il mio primo approccio con DRAGON QUEST VII: Frammenti di un mondo dimenticato

Ho da pochi giorni messo mano alla versione completa di DRAGON QUEST VII: Frammenti di un mondo dimenticato, il rifacimento dell’omonimo gioco originariamente uscito su PlayStation nel 2000 in arrivo (per la prima volta!) nei negozi europei il prossimo 16 settembre su Nintendo 3DS.
Devo ammetterlo, la mia esperienza con Dragon Quest non è mai stata delle migliori: dopo un incontro con l’ottavo capitolo, rivelatosi traumatico a causa della mia inesperienza coi giochi di questa serie, ho quasi sempre evitato di ritornare nelle terre infestate dagli slime, dai miaghi (cioé, ragazzi, ci sono i gatti, gatti maghi, a saperlo prima) e da altri mostri di vario genere che sembrano essere usciti da Arale e da Dragon Ball.
È arrivato però il momento di rimediare. E quale modo migliore se non con un gioco che quasi nessuno di noi italiani ha giocato?

gattimaghi
Separati alla nascita.

Abituato come sono ad altri esponenti del genere, come Final Fantasy, Mana o Megami Tensei, il mio primo approccio con la serie di Yuji Horii è stato abbastanza scioccante. Se esiste un gioco di ruolo di stampo classico che, dagli anni del NES ad oggi, è rimasto immutato nelle meccaniche di gioco, quello è proprio Dragon Quest.
Dragon Quest VII è semplice, generico, ma questo non è per forza un male. Tutto dalle più semplici battaglie ai menu è volutamente rimasto standardizzato. Niente Active Time Battle, Brave e Default o robe del genere, quello che conta qui è la strategia.
L’unico cambiamento, qui ripreso dal nono episodio, è l’abbandono degli scontri casuali in favore della presenza dei nemici nel mondo di gioco, cosa che permette di evitare più facilmente gli scontri con mostri troppo forti.
È proprio durante le battaglie, però, che il gioco grazie alla sua semplicità risulta fin da subito immediato e divertente. I nemici hanno stili di battaglia differenti, da chi preferisce attaccare l’intero gruppo a chi punta di più sui malus di stato, proponendo una sfida varia e non sempre scontata. I nostri protagonisti possono dal canto loro puntare sulle abilità e magie imparate, nonché utilizzare una lunga schiera di armi che spaziano dalle più banali spade a fruste o boomerang.
Dopo un prologo duratomi un due orette scarse, in cui sono venuto a conoscenza della storia che circonda il regno di Estard, l’ultimo continente rimasto al mondo, e dei suoi protagonisti, ho cominciato a prendere confidenza con le meccaniche di gioco.
Da qui, con alcuni passaggi non sempre chiarissimi al giocatore (il gioco fa poco per esplicitare il come proseguire), sono andato avanti con la trama principale, raccogliendo i vari frammenti dispersi e risolvendo i problemi che affliggevano le isole da me visitate prima della loro scomparsa.
Ho trovato la difficoltà del gioco abbastanza basilare ed accessibile, pure per un novizio. Non un solo membro della mia squadra è andato KO fino a questo punto e al momento ho 20 ore di gioco all’attivo, non posso che considerarmi all’inizio di questa grande avventura.

Per di più c’è da dire che il ritmo di gioco è lento. Molto lento. Se nell’originale erano necessarie almeno cinque ore di gioco prima di completare il prologo e cominciare a scoprire cosa il gioco avesse da offrire, stavolta i ragazzi di ArtePiazza (già autori dei precedenti remake usciti su Nintendo DS) hanno deciso di effettuare qualche taglio qua e là, cercando di semplificare e alleggerire il ritmo di gioco. Nella prima edizione per PlayStation erano presenti molti più enigmi ambientali, in quanto si era voluto svecchiare la formula di gioco originale proponendo qualcosa di diverso, che però oggi non avrebbe avuto probabilmente lo stesso effetto. Ciò non può che essere un bene, anche se personalmente avrei preferito introdurre più velocemente i giocatori alle meccaniche di gioco, senza troppi fronzoli qua e là. Da quello che ho avuto modo di assaporare in queste venti ore di avventure, Dragon Quest VII mi ha dato l’impressione di prendersela molto comoda per quanto riguarda la progressione degli eventi. Forse fin troppo.

Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato sembra proprio essere uno di quei giochi a dir poco enormi, di cui presumo di avere scalfito soltanto la superficie. Posso comunque ritenermi soddisfatto da quanto ho avuto modo di provare con mano, seppur questo remake non sia esente da difetti, alcuni anche abbastanza gravi da spezzare il ritmo di gioco. Nei prossimi giorni pubblicheremo sulle nostre pagine la recensione completa, dove tratteremo nel dettaglio l’esperienza di gioco finale e le novità aggiunte da ArtePiazza in questo remake, come ad esempio i cambiamenti applicati al sistema di classi. Perciò, restate sintonizzati su queste pagine!

Autore: Filippo "Flippoh" Corso

Videogiocatore di lunga data, capo di Nintendoomed nonché addetto alle pubbliche relazioni. Quando non ha nulla da fare si occupa anche di gestire una web radio su Spreaker. Una volta ha anche trollato l'Internet. Insomma, una leggenda.