19 marzo 2018 • Recensione

Mercenary Kings – RECENSIONE

Sapete, gli sparatutto a scorrimento orizzontale sono belli. Metal Slug, Contra, Gunstar Heroes, son tutti titoli che mettono ad ardua prova il giocatore, ma in cambio offrono controlli fluidi e precisi al millimetro, tantissimi potenziamenti uno più ridicolo dell’altro e grafiche pixellose deliziosamente cruente, composte da animazioni assurde di ogni tipo. Purtroppo al termine degli anni ’90 il genere si è abbastanza standardizzato, le uscite sono man mano diventate sempre più rade e spesso questi nuovi giochi erano troppo concentrati a ricatturare l’anima dei classici del passato che offrire qualcosa di nuovo. Pertanto non appena il sommo capo di Nintedoomed, Flippoh, mi ha offerto la possibilità di mettere le mani su un nuovo gioco che prometteva di innovare il genere, il tutto all’interno del mio Switch fiammante, non ci ho pensato due volte ad accettare l’incarico.
Non è andata bene.
Affatto.

Mercenary King: Reloaded Edition, ultima fatica dello studio indie Tribute, si offre come una nuova ventata di aria fresca in grado di espandere il genere degli sparatutto orizzontali, dando origine ad un nuovo titolo dalle meccaniche atipiche ed originali. Guardiamo passo passo come non ci sono riusciti.

Sembra Metal Slug ma non lo è!

Mettiamolo subito in chiaro, Mercenary Kings sembra un omaggio spudorato a Metal Slug, ma mi duole avvisarvi che oltre l’artstyle chiaramente ispirato alla storica saga di SNK, tra i due le somiglianze finiscono qui. Dopo un’introduzione abbastanza lunga (e noiosa) riguardo le vicende dei nostri protagonisti, un team di mercenari incaricati di fermare le forze del malefico esercito dei CLAW, notiamo subito durante il livello tutorial il peggiore dei problemi: i controlli.
Come avevo scritto poco sopra i controlli sono una parte fondamentale  degli sparatutto orizzontali (se non dei videogiochi in generale): devono essere comodi e dinamici, perché devono permettere al giocatore di poter compiere le tantissime azioni necessarie per proteggersi ed attaccare i tostissimi ostacoli inseriti nei livelli, il tutto in maniera intuitiva e semplice. Purtroppo in Mercenary Kings  ciò non viene applicato. Il tutorial si pone come un’inevitabile necessità ad abituarsi ai movimenti legnosi e scattosi dei personaggi, portando il giocatore ad approcciarsi in maniera più ragionata rispetto a come era abituato fino ad ora. Per spezzare una lancia a favore del titolo, il level design è stato concepito in maniera molto meno frenetica rispetto ad un Contra o simili, ma nonostante ciò durante la mia campagna ho riscontrato più di una volta morti ingiuste per via di salti mal calibrati e schivate avvenute con qualche secondo di ritardo rispetto al mio input.

Mercenary Kings - Personaggi
Tra i protagonisti disponibili ho scelto C-Zar, un robottino carinamente spietato, nonché grande Don Giovanni

Un’isola tutta da esplorare

Un’altra grande unicità di Mercenary Kings è il suo approccio esplorativo. Il titolo abbandona la struttura lineare di un livello dopo l’altro in cambio di un gameplay più “metroidvaniesco”, dove rivisiteremo le stesse aree più volte, con scopi diversi. Per quanto l’idea possa funzionare su carta, la mancanza di differenziazione delle aree unita alle missioni anonime che vengono proposte rendono il tutto tedioso e ripetitivo.  Ben presto ci renderemo conto che gli incarichi ottenuti si limitano ai soliti 3:  arrivare nella zona contrassegnata nella mappa, uccidere un certo tipo di nemici tot volte o catturare il boss di turno. Questi incarichi vengono ripetuti allo sfinimento, facendoci sembrare più che violenti mercenari degli impiegati che usano le pistole al posto dei timbri per riempire le scartoffie. I livelli presenti non aiutano, sono pochi, tutti uguali e TROPPO grandi. Durante le missioni succede spesso di perdersi, costringendo il giocatore a controllare la mappa di continuo per orientarsi.  A peggiorare la situazione vi è la mappa stessa, che non è immediatamente accessibile e il cui utilizzo non mette in pausa il gioco, portando a ricevere continuamente danni ingiusti mentre si cerca di capire come muoversi. Un’altra meccanica che ho trovato molto scorretta, nonché  causa di continui spegnimenti della console da parte del sottoscritto, sono i boss: questi ultimi non sono localizzati in una zona precisa della mappa, bensì il giocatore ha lo scopo di scovarli tra le varie posizioni possibili. Se già è abbastanza insopportabile trovare il nemico, quest’ultimo può decidere di cambiare postazione da un momento all’altro, costringendoci a cercarlo di nuovo.

Mercenary Kings - Boss
Questo maledetto accrocchio è stato il mio peggior nemico per tutta la settimana

L’inutile preparazione

Il gioco possiede un hub principale, l’accampamento dei Mercenary Kings, allo scopo di poter accedere alle varie  aree.  Qui potremmo sfruttare i vari materiali e soldi raccolti nei livelli per poter ottenere in cambio nuove pistole, coltelli, armature, oggetti o vestiti. Sinceramente non sono mai stato un grande appassionato della personalizzazione nei videogiochi, ma per il bene della recensione ho provato a dare un’occhiata, constatando l’inutilità del tutto.  L’armamentario offerto all’inizio è troppo vantaggioso per essere cambiato e i menù di crafting troppo complessi e contorti per invogliare il giocatore a sperimentare. Mi son pertanto ritrovato ad aggiornare la pistola solo quando il gioco mi costringeva a farlo, visto l’aumento artificiale delle statistiche dei nemici col proseguimento della storia. Ciò rende la meccanica di crafting un’imposizione dei programmatori più che un vantaggio per i giocatori. Per il resto mi sono limitato ad acquistare gli oggetti di cui necessitavo per completare la missione di turno, ignorando tutte le altre possibilità offerte dai miei compagni dell’accampamento.

PixelArt instabile

Mercenary Kings - Metal Gear Solid
L’unico vantaggio nel completare le missioni sono questi carinissimi siparietti chiaramente ispirati a Metal Gear Solid

Per quanto riguarda il comparto tecnico, il gioco funziona abbastanza bene. Ogni tanto ho riscontrato vari frame-drop in maniera casuale mentre giocavo sia in modalità dock che in modalità portatile. Graficamente Mercenary Kings è delizioso, sicuramente l’unico punto forte dell’intera produzione: il titolo offre uno stile pixelloso che ricorda un miscuglio tra Metal Slug e Scott Pilgrim (non a caso gli sviluppatori sono gli stessi dietro l’adattamento videoludico del fumetto), completo di tantissime animazioni per i vari personaggi.Le ambientazioni invece sembrano tutte uguali, andando a penalizzare l’ottimo lavoro svolto nella pixel art. La colonna sonora riprende i temi di guerra chiassosi tipici degli sparatutto orizzontali, non mi ha dato nessun fastidio, ma neanche riesco a ricordare in maniera chiara nessuno dei brani

In conclusione Mercenary Kings è un gioco  abbastanza atipico che nel tentativo di innovare il genere che vuole omaggiare ha scordato i motivi per cui è tanto divertente, dando in cambio un amalgama di frustrazione e noia che non consiglio a nessuno di provare.

 

Meglio MetalSlug/10

  • Pixel art adorabilmente cruenta
  • Sistema di Crafting inutile e forzato
  • Durata troppo lunga per il poco che offre
  • Tecnicamente instabile
  • Colonna sonora generica

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Aspirante animatore che sin dalla tenera età passava le giornate ad alternarsi tra i videogiochi ed i cartoni animati, prediligenzo i mondi carini e colorati dei platform agli altri generi. Attualmente studia all’accademia “The Sign” di Firenze con il sogno di lavorare nel campo del disegno. Il suo compito su Nintendoomed non è ancora molto chiaro, ogni tanto scrive qualche post buffo nella pagina facebook o articoli per la pagina, ma solo se proprio necessario.
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