21 giugno 2018 • Recensione

Mega Man Legacy Collection (Nintendo Switch) – RECENSIONE

Cosa si può dire di Mega Man? Il versatilissimo robottino blu creato da Capcom è senza dubbio una delle icone immortali della storia dei videogiochi, soprattutto dell’era 8-bit.

Dal suo debutto su Nintendo Entertainment System nel 1987 all’impazzimento dei fan quando fu annunciato come personaggio in Super Smash Bros. per Wii U e 3DS, Mega Man ha lasciato un segno indelebile nella vita di moltissime persone.

Io però non sono uno di quelli. Sì, lo conoscevo per nome e avevo giocato un paio di livelli qui e lì quando lo annunciarono per Smash, ma sono tutto tranne che un esperto. Quindi quando mi hanno offerto la possibilità di recensire le due Legacy Collection (sì, aspettatevi anche la seconda tra qualche tempo) su Nintendo Switch non ci ho pensato due volte.

Una collection per ghermirli tutti

Mega Man Legacy Collection (in Giappone conosciuta come Rockman Classics Collection) è la raccolta curata da Digital Eclipse dei primi sei titoli della serie, ovverosia tutti quelli usciti su NES. È uscita originariamente su Steam nell’agosto del 2015 e in seguito anche su PlayStation 4. Penso sia stata nella mia lista desideri di Steam per tantissimo tempo, ma sapete, eh, tirar fuori 10 euro è difficile…

Comunque! Facendo partire la Mega Man Legacy Collection veniamo accolti da un semplice schermo azzurro, che ci chiede di selezionare “giochi”, “sfide” o “opzioni”. Dalla prima opzione possiamo accedere ai sei giochi NES di Mega Man, e per ognuno di essi è presente non solo il gioco vero e proprio, ma anche un database dei nemici e un “museo” dove vedere le copertine, le cartucce ecc. (Tra cui la famosa copertina americana di Mega Man 1)

Cover americana Mega Man
Non guardatelo negli occhi. Vi contagerà e diventerete brutti e con la prospettiva cubista come lui.

Comunque, penso sia il caso di dire la mia brevemente sui giochi in sé. Come certamente saprete, ognuno di essi inizia con una selezione dei livelli: infatti i primi 8 (di solito sono 8) possono essere affrontati in qualsiasi ordine, alla fine di ognuno c’è un boss, detto Robot Master, che una volta sconfitto dona a Mega Man la sua arma, che guarda caso è il punto debole di un altro Robot Master. Sapere chi è forte contro chi è possibile solo tirando a indovinare o leggendo Nintendo Power (o, sapete, Internet).

Una volta sconfitti tutti si passa a una serie di livelli più difficili (ognuno con un boss alla fine) per completare il gioco. Wow, sono riuscito davvero a tenermi breve.

Le colpe (e i meriti) dei padri

Allora, che ne penso dei giochi in sé? Sono degli indiscussi capolavori dell’era NES, il level design è impeccabile, sono brutali e carini allo stesso tempo, ti sembra di stare attivamente combattendo contro una cartuccia malvagia (ma giusta) che vuole metterti i bastoni fra le ruote… non mi sorprenderei se l’autore della famosa NES Godzilla Creepypasta si fosse ispirato a Mega Man.

Wily in Mega Man Legacy Collection
Wily, il nemico giurato di Mega Man. All’inizio di ogni gioco solleva le sopracciglia in modo arrogante, alla fine prega per la clemenza di Mega Man. Oh Wily, non cambierai mai. Infatti Mega Man non lo guarda neanche in faccia.

Difficili? Assolutamente sì. Ma ognuno dei giochi difficilissimi per NES era difficilissimo a modo suo. Mega Man non ha la debolezza di Sir Arthur di Ghosts ‘n’ Goblins, non fa salti enormi all’indietro quando viene colpito come Simon Belmont in Castlevania, ma spesso la difficoltà è data dall’enorme quantità di nemici su schermo, e al fatto che il Mega uomo non è mai all’altezza giusta per colpirli con il suo braccio-cannone. Sempre troppo basso, e se salta, troppo alto. Ah, e le maledettissime, sempre odiate, mai perdonate, spine che ti uccidono in un colpo.

Ah e inoltre ora dico una cosa che va dritta nel catalogo delle Top 10 Unpopular Gaming Opinions: per me i Robot Master sono la parte peggiore dei Mega Man per NES. Sì, bello il fatto che puoi decidere tu l’ordine, bello che ognuno ti dà un’arma nuova, ma sono troppo frustranti. Velocissimi, saltano a 8 metri di altezza, leggono i tuoi input per capire quando ti fermi e atterrarti proprio tra le chiappe, e ti tolgono un quarto della vita toccandoti. Cioè, che senso ha? Se uno ha una pistola, mi farà più male il proiettile dalla pistola, che non toccare la persona. E poi ci sono altre decisioni infelici, tipo il boss finale di Mega Man 2, che senza motivo è vulnerabile solo a una particolare arma.

Boss in Mega Man Legacy Collection
I boss che non sono Robot Master, invece, sono quasi sempre soddisfacenti (nonché visivamente fighi). Con loro è molto più semplice imparare i pattern degli attacchi. Unica cosa negativa: non hanno una barra della vita.

Ma vabbè, logica da videogame a parte, uno potrebbe pensare che sei giochi così simili tra loro nella formula possano farsi ripetitivi. Invece non ho avuto assolutamente questo problema: i giochi sono brevi e divertenti, e trial and error in senso positivo, che anche morendo 20 volte ti viene la voglia di continuare a provare. A questo, contribuisce la più importante e meglio riuscita meccanica della Mega Man Legacy Collection: il rewind.

Cambia la tua vita con un click

In qualsiasi momento del gioco, è possibile tenere premuto il tasto L per riavvolgere il tempo. Hai sbagliato un salto e sei caduto nelle spine? Il boss ti ha fatto quella mossa stronza che proprio non riesci a evitare? Basta riavvolgere il tempo e ci sei. Un’ottima alternativa al ricominciare il livello (o buona parte) ogni volta che si muore. E ai puristi che la criticano rispondo: Ehi, morire in un gioco a cosa serve? A farti ripetere una sezione. E allora perché non posso ripetere solo la cosa che ho sbagliato e non i 5 minuti precedenti che magari ho fatto bene e mi annoio e basta a ripeterli? E comunque, nessuno vi obbliga a utilizzare la funzione, il vostro tasto L potrebbe rimanere intonso per tutti e sei i giochi e avrete comunque giocato a sei capolavori in un’unica cartuccia.

Mega Man Legacy Collection
Quelli che io chiamo “Blocchi Capcom”, ma sicuramente hanno un nome ufficiale molto più figo. I blocchi che scompaiono e riappaiono in sequenza sono talmente un fetish della Capcom che li hanno messi pure in altri giochi che nulla c’entrano con Mega Man, come ad esempio Zelda: Oracle of Seasons.

La meccanica ha i suoi limiti, tipo non puoi andare indietro più di un tot in ogni momento, e questi limiti bilanciano la cosa in maniera ottima. Comunque contro certi Robot Master è sempre più comodo sacrificare una vita per ricominciare con la salute al massimo. A meno che tu non abbia 0 vite extra o sia cocciuto come me, in tal caso rewind a manetta!

Comunque, anche i menu dei singoli giochi non mancano di opzioni di personalizzazione. Si può decidere le dimensioni dello schermo (non mettete widescreen, è orribile), se avere una cornice decorata intorno (perché non dovreste?), inserire il filtro che fa sembrare di giocare su una vecchia TV con prese antiche, e perfino switchare tra la versione americana dei giochi (Mega Man) e quella giapponese (Rockman).
Insomma, Digital Eclipse si dimostra campione delle raccolte di giochi vecchi (per chi non lo sapesse, la compagnia è dietro a raccolte del calibro della SEGA Mega Drive Collection per PS2, Disney Afternoon Collection e della ventura SNK 40th Anniversary Collection), in grado, con Mega Man Legacy Collection, di compiacere i vecchi fan senza spaventare i casualoni, offrendo tutta una serie di chicche agli appassionati.

Inoltre, dal menu principale è possibile selezionare le “sfide”. Trattasi di una serie di sezioni prese dai vari giochi da completare seguendo certe condizioni. Un po’ come NES Remix, ricordate?

Piccola parentesi sulla localizzazione italiana: ovviamente i giochi in sé non sono stati tradotti (sono già a malapena in inglese, figuriamoci), ma i menu e le descrizioni dei nemici sì. E… beh. I casi sono due: o i traduttori non sapevano bene l’inglese o non sapevano bene l’italiano. Leggendo si ha sempre la sensazione di qualcuno che non sa bene i significati delle parole, quando una frase ha senso grammaticale sembra sempre che sia per puro caso. Ma non è certo quella la parte più importante, no? Comunque, il database con la lista dei nemici ha anche un’altra funzione: vicino a ogni nemico è segnata l’arma a cui questo è debole (nel caso non vogliate tirare a indovinare) e nelle schermate dei vari Robot Master è possibile affrontarli liberamente quante volte si vuole semplicemente premendo un tasto.

Mega Man Legacy Collection
Per fortuna di questo non c’è bisogno!

Mega Man Legacy Collection è una raccolta fatta con tutti i crismi, bilanciata e che migliora dove possibile il fattore frustrazione degli originali. Per il prezzo che ha, poi, è assolutamente consigliata. Gli unici difetti che posso trovare sono gli aspetti datati dei singoli giochi, ma lì non è certo colpa di chi li ha compilati. Dai che prima che esca Smash Bros. Ultimate dovete sapere da dove vengono tutte le mosse di Mega Man eh! Vi interrogo.

GUTSMAN/10

  • Sei capolavori al prezzo di un indie.
  • La meccanica del rewind funziona alla perfezione.
  • Adatto sia ai veterani di Mega Man che ai novellini grazie alla sua versatilità
  • A chi non è abituato, alcuni aspetti dei singoli giochi possono risultare un po’ datati
Una raccolta che vale assolutamente il suo prezzo, permette ai fan di avere l’intera serie Mega Man in un solo luogo e ai neofiti di recuperare sei classici imprescindibili degli otto bit.

Studente twentysomething dell’Università di Padova, dopo un’infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch… e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l’aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo).
Lo trovate su Facebook e Twitter.

Autore: Michele "Comemichiamo" Mosena

Studente twentysomething dell'Università di Padova, dopo un'infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch... e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l'aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo). Lo trovate su Facebook e Twitter.