25 maggio 2018 • Recensione

Max: The Curse of Brotherhood (Nintendo Switch) – RECENSIONE

Per dipingere un’avventura grande ci vuole un penn(are)llo grande

Max: the curse of brotherhood è uno dei tantissimi porting giunti sull’Eshop di Nintendo Switch in questi ultimi mesi. Nato nell’ormai lontano 2013 come esclusiva Microsoft, l’avventura del fulvo Max è poi approdata su PS4 e infine sui lidi di Nintendo. Il gioco aveva tutte le carte in regola per entrare nelle mie grazie: grafica cartoon, platform 2D, puzzle basati sulla fisica e un pennarellone gigante a fare da perno a tutto il gameplay. MA.

How to disappear completely

Max (concedetemi l’abbreviazione o ne esco con un tunnel carpale a entrambi i polsi) ha uno degli incipit più belli della storia recente dei videogiochi. Il protagonista, un ragazzino dai capelli rossi e la faccia da schiaffi, torna a casa e vedendo il fratellino fare un gran macello con i suoi giocattoli CERCA SU GOOGLE COME FARLO SCOMPARIRE. Sì, avete letto bene. La cosa veramente bella è che il suo desiderio si avvera e il pargoletto viene letteralmente trascinato negli inferi da un grosso mostro peloso. Max, evidentemente scioccato e pentito, nel tentativo di difendere il fratello finisce pure lui in quello che poi scopriremo essere (ma va?) il mondo di gioco, una sorta di dimensione parallela abitata da mostri e pericoli di ogni tipo. Riuscirà il nostro eroe a rimediare al tentato fratricidio e a portare a casa la pelle?

Max1

Fortunatamente in nostro aiuto interviene un pennarello magico, che possiamo utilizzare per interagire con dei punti prestabiliti dei livelli, letteralmente, disegnando elementi ambientali come liane, rami e quant’altro. Così facendo, sarà possibile proseguire nel nostro viaggio, ostacolo dopo ostacolo, enigma dopo enigma. È proprio questo il fulcro del gameplay, che fonde, come anticipato in apertura, i classici giochi di piattaforme e i puzzle ambientali basati sulla fisica à-la-Limbo. Peccato che Max non sia esattamente il miglior esponente del genere, anche e soprattutto in questo porting. Vediamo perché.

Blame the lag

Non sono un giocatore esigente in termini di grafica. Altrimenti starei scrivendo per un sito dedicato al gaming su PC, e non per uno di appassionati di un’azienda che vanta un tablet come console del momento. Però c’è una cosa che pretendo, anche e soprattutto in un videogioco che conta già 5 anni sul groppone, e che rappresenta il magico mondo dei platform: la stabilità del framerate e la reattività dei comandi. Entrambe sono purtroppo un miraggio in Max. Il framerate è veramente ballerino e in certi frangenti imbarazzante. E no, non sto parlando della modalità portatile, dove si sa, ogni gioco subisce un calo fisiologico nelle prestazioni. In modalità fissa Max lagga, rallenta e scatta quasi di continuo, soprattutto quando la telecamera allarga il suo campo. In modalità portatile, per quanto ho avuto modo di provare prima di risparmiarmi un’ulcera allo stomaco, siamo quasi sull’ingiocabile.

max2

Il problema del lag purtroppo si riflette sulla reattività dei comandi. I salti vengono effettuati con ritardi anche notevoli dalla pressione effettiva (soprattutto in modalità portatile), portando a morti frustranti e a strane voglie di utilizzare i joycon come filtro tra mani e muro. Insomma, il gioco in certi frangenti richiede anche una certa precisione. Già sono scarso di mio, se ci si mette anche il lag è chiaro che mi girino gli ingranaggi.

Quante avventure fantastiche

Tra mille azioni acrobatiche? No. Tra mille azioni ripetitive. Max è (sarebbe) un gioco sì carino, ma in giro in questi anni è uscito molto di meglio. Senza andare a scomodare capolavori del genere come Limbo e Inside, mi basta citare lo splendido Unravel che è praticamente la versione bella di questo Max con la lana al posto del pennarello. Questo titolo manca di stile e carisma e, come dicevo qualche riga fa, inventiva. Mi sono annoiato il giusto nel corso della mia prova, e non credo che i problemi tecnici abbiano influito sul mio giudizio. Fatto sta che nel giro di un paio d’ore ci si ritrova a fare praticamente sempre le cose, pur con piccole varianti.

max3

Le ambientazioni provano a portare un po’ di varietà visiva, solo che sono tutte estremamente normali.  Lo stile adottato, fortemente cartoon, è pure azzeccato, e la qualità dei fondali lascia intravedere qualcosa di carino e curato, ma non è niente che non si sia già visto in decine di altri videogiochi. Probabilmente a una giocatore digiuno di questo tipo di platform (o chiunque abbia almeno una quindicina di anni in meno di me) questo Max potrebbe anche piacere. Sempre che riusciate a superare il problema dei comandi. Ma come Paolo, i comandi? Il problema non era il lag? Anche, mio ignaro lettore.

Comandi, signore?

Oh, che bello! Un gioco basato su un pennarellone e uno schermo touch da riempire di ditate. Cosa potrebbe andare storto? Tutto. Se i comandi risentivano del lag al momento del salto, figuriamoci al momento di utilizzare il touchscreen, che, vi ricordo, può essere sfruttato solo nella modalità portatile. Modalità portatile che vi ricordo (bis) ha la stessa giocabilità della scatola di cartone di Spongebob senza la Forza dell’Immaginazione. Trascinare il ditino sullo schermo sarà una lenta e infruttuosa agonia per chiunque sceglierà di staccare la console dalla dock, siete avvisati. E non vi ho detto che ci sono alcune fasi in cui dovrete pure essere veloci nel tracciare le linee con il pennarellone, pena morte da caduta improvvisa o acciuffamento da mostri giganti. In questi casi, pregate: oltre a sperare in un’improvvisa reattività dei comandi, dovrete pure staccare la mano destra dai pulsanti, perdendo quindi ulteriore reattività e autosabotando il tentativo di non morire. La situazione migliora leggermente scegliendo di non utilizzare il touchscreen, magari in modalità fissa: in questo caso il pennarellone potrà essere attivato premendo il pulsante ZR e trascinato nella schermata con la levetta sinistra, e dovrete solo sorbirvi il classico lag dei controlli. Ah, e sarete costretti a tenere fermo il vostro personaggio nel corso di questa procedura. Vedi paragrafo precedente.

Conclusioni

Insomma, un mezzo disastro. Max poteva essere un onesto platform ad enigmi, senza infamia e senza lode, ma questo porting gli ha proprio mozzato le gambe. Spero in un aggiornamento futuro che migliori le cose, ma per ora non ci siamo.

PINTURICCHIO/10

  • Un onesto platform con enigmi basati sulla fisica
  • Forti cali di frame rate
  • Scarsa reattività dei comandi
  • Un po’ banalotto
Un porting pigro e sciatto di un gioco che non è il massimo del suo genere. Guardate e passate.

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Informatico umanista, come gli piace definirsi, passa la sua vita tra l’ufficio in cui si fa il mazzo per diventare un web developer dignitoso e le coccole alle sue quattro gatte meravigliose. Appassionato di tutte le arti, abbonato a tutti i concerti underground nel raggio di 100 km, non disdegna i videogiochi, ai quali ha da sempre dedicato praticamente ogni briciola del (poco) tempo non occupato da tutto il resto. Da grande vuole diventare shitposter professionista.
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Autore: Paolo "seemee" Simi

Informatico umanista, come gli piace definirsi, passa la sua vita tra l'ufficio in cui si fa il mazzo per diventare un web developer dignitoso e le coccole alle sue quattro gatte meravigliose. Appassionato di tutte le arti, abbonato a tutti i concerti underground nel raggio di 100 km, non disdegna i videogiochi, ai quali ha da sempre dedicato praticamente ogni briciola del (poco) tempo non occupato da tutto il resto. Da grande vuole diventare shitposter professionista. Lo trovate anche su Facebook, Twitter e Instagram. Facebook: https://m.facebook.com/profile.php?id=1168535986 Twitter: @paolo_seemee Instagram: @paolo_seemee