16 luglio 2018 • Recensione

LIMBO (Nintendo Switch) – RECENSIONE

Bello il limbo, ma noi preferiamo la conga

Siamo nel lontano 2013, più precisamente il 13 Marzo, giorno noto all’umanità per la nomina di Bergoglio al seggio papale col nome di Papa Francesco. Mentre là fuori si fa la storia, io mi affaccio per la prima volta a Limbo sulla mia gloriosa PS3. Il platform del team polacco Playdead fece irrimediabilmente breccia nel mio cuore grazie alle atmosfere particolari e al gameplay tanto raffinato quanto semplice da approcciare. Cinque anni dopo eccomi pronto a discendere di nuovo nel Limbo, stavolta a bordo di Nintendo Switch. Insomma, questo Limbo è invecchiato bene? La ammiraglia di Nintendo renderà giustizia a uno dei giochi cult di questo decennio?

No scusate.

In the shadooows for my tiiiime

Per le tre persone che non avessero mai sentito parlare di Limbo, si tratta essenzialmente di un platform bidimensionale, uscito per la prima volta otto anni fa. A renderlo a tutti gli effetti un titolo di culto, nonché uno dei primissimi indie entrati di diritto nell’immaginario videoludico mainstream, sono stati senza dubbio il comparto stilistico e il motore fisico. I giocatori si ritrovano in un mondo macabro e tenebroso, fatto di ombre e mostruose creature, di silenzi e di angoscianti scorci che non possono non suscitare inquietudine fin dai primissimi istanti. L’uso massiccio del bianco e nero contribuisce a rendere Limbo una piccola perla a livello artistico, un quadro in movimento che tutt’oggi risulta incantevole e curatissimo. Un gioiello che non manca di disturbare e far stringere lo stomaco a più riprese: Limbo non è un gioco adatto ai più piccoli, nonostante il protagonista sia proprio un ragazzino disceso negli inferi in cerca della sorella. Decapitazioni, mutilazioni e crudezze di ogni tipo accompagneranno tutte le circa tre ore e mezzo necessarie a portare a termine il nostro viaggio. E la fisica? Sostanzialmente, Limbo è tutto un susseguirsi di enigmi ambientali basati su di essa. La formula è quella di un massiccio trial and error che istruisce senza frustrare, che stimola senza abbattere, complice il sapiente utilizzo dei checkpoint e la perfetta reattività dei comandi. Il tutto senza ricorrere a strani pennelli magici: sì Max, ce l’ho ancora con te. Comandi che peraltro sono ridotti all’osso: destra, sinistra, salto, afferra. Chi ha bisogno di pulsanti di troppo quando il game design rasenta l’incanto?

Limbo2

L’inferno nello zainetto

Suvvia, diciamo la verità, Limbo alla fine lo conoscono anche i muri. Passiamo alle domande serie: quello per Switch è un bel porting? Sì, senza dubbio. I 60 frame stabili, ma soprattutto il sapiente uso dell’HD Rumble contribuiscono a rendere più che positive le mie impressioni riguardo questa edizione. In modalità portatile poi, Limbo è proprio una figata, state però ben attenti a non giocarlo sotto la luce intensa del sole. Un po’ perché il contrasto e i neri non eccelsi del display (Super Amoled, ciao, come stai? Mi manchi tanto) potrebbero in certi frangenti portare ad una morte di troppo, un po’ perché non giocare Limbo al buio e in assoluto silenzio non sarebbe la stessa cosa, dai. A proposito di silenzio: proprio in Limbo viene fatto un sapiente utilizzo della colonna sonora, ridotta all’osso e sfruttata per enfatizzare determinate situazioni, e, ovviamente, per inquietare i giocatori in maniera misurata e ragionata. Insomma, se vi è piaciuto il comparto audio di Breath of the Wild non potrete trovare delle affinità e innamorarvi del lavoro svolto su questo piccolo gioiello polacco.

Limbo3

Conclusioni

Beh che dire. Se avete amato Limbo ed è un bel po’ che non lo giocate questa versione per Nintendo Switch merita i suoi onesti 9.99€. Se invece non avete mai giocato questa perla non vi parlo più compratelo immediatamente.

ALLAROUNDTHELIMBOWORLD/10

  • Una perla stilistica senza tempo
  • Gameplay fresco, immediato e stimolante
  • Conga > Limbo

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Informatico umanista, come gli piace definirsi, passa la sua vita tra l’ufficio in cui si fa il mazzo per diventare un web developer dignitoso e le coccole alle sue quattro gatte meravigliose. Appassionato di tutte le arti, abbonato a tutti i concerti underground nel raggio di 100 km, non disdegna i videogiochi, ai quali ha da sempre dedicato praticamente ogni briciola del (poco) tempo non occupato da tutto il resto. Da grande vuole diventare shitposter professionista.
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Autore: Paolo "seemee" Simi

Informatico umanista, come gli piace definirsi, passa la sua vita tra l'ufficio in cui si fa il mazzo per diventare un web developer dignitoso e le coccole alle sue quattro gatte meravigliose. Appassionato di tutte le arti, abbonato a tutti i concerti underground nel raggio di 100 km, non disdegna i videogiochi, ai quali ha da sempre dedicato praticamente ogni briciola del (poco) tempo non occupato da tutto il resto. Da grande vuole diventare shitposter professionista. Lo trovate anche su Facebook, Twitter e Instagram. Facebook: https://m.facebook.com/profile.php?id=1168535986 Twitter: @paolo_seemee Instagram: @paolo_seemee