22 marzo 2018 • Recensione

Joe Dever’s Lone Wolf – RECENSIONE

I’m gonna do a book! Oh…

Joe Dever’s Lone Wolf può a prima vista sembrare il videogioco più strano che abbiate mai visto. Dal trailer si capisce poco e niente, sembrerebbe una fusione tra Skyrim, Dungeons & Dragons, con magari un pizzico di… Bayonetta? Fire Emblem? Ma soprattutto il titolo fa sorgere molte domande. Chi è Joe Dever? Chi è Lone Wolf? Chi è PK? No aspè.

L’autore

Joe Dever (1956 – 2016) è stato un autore fantasy britannico, e Lupo Solitario è la sua serie più celebre. Creata verso la fine degli anni ’70, non si tratta di romanzi fantasy tradizionali, ma di librigame, ovvero quei libri con storie “a bivi” che tanto amavamo da piccoli sul Topolino. Secondo Wikipedia, la serie consiste di 12 romanzi, un GDR, un fumetto, una guida illustrata e alcuni videogiochi.

Non pensiate infatti che questo sia il primo dei videogiochi basati su Lupo Solitario, anzi, le avventure videoludiche del personaggio hanno una storia che può rivaleggiare quella di Zelda. Il primo titolo (intitolato Flight from the Dark) uscì nel 1984 sull’home computer ZK Spectrum. Dopo vari decenni di titoli per computer, la serie arriva a questo titolo, appunto Joe Dever’s Lone Wolf, sviluppato dall’italiana Forge Reply con la diretta collaborazione dell’autore. Joe Dever’s Lone Wolf, pensato come “IL videogioco di Lupo Solitario” sbarca prima su iOS e Android nel 2013, diviso in capitoli, poi su PC, PlayStation 4 e Xbox One nel 2015. E come ormai è la prassi, arriva infine quest’anno su Switch.

Come già detto, Joe Dever collabora attivamente alla creazione di questo gioco, scrivendo il testo in-game e registrando la sua voce per le cutscene. Non sono riuscito a trovare fonti certe su cosa ne pensasse del gioco, e a lui non possiamo certo chiederlo, visto che ci ha lasciati nel novembre del 2016, in seguito a complicazioni dopo un’operazione al dotto biliare. Un anno e mezzo prima, per problemi simili, moriva anche Satoru Iwata. Ecco ora sono triste.

Il mondo di Lupo Solitario

Ambientate nel mondo di Magnamund, le storie hanno come protagonista Lupo Solitario, lo stesso individuo che andremo a impersonare anche nel gioco. Costui è un cavaliere di una disciplina magica chiamata Kai, che gli conferisce vari poteri psichici, tra cui un sesto senso per studiare le situazioni e il potere di chiamare l’aiuto degli animali. Queste non sono le sue uniche armi, però, ha anche una spada magggica chiamata Sommerswerd, con la quale dissiperà i malvagi o qualcosa del genere. Ha anche, come potete vedere dall’immagine in copertina di questo articolo, un’attitudine per il mettersi spontaneamente in pose epiche quando vince una battaglia.

Ora, non ho idea del punto nella timeline di Lupo Solitario in cui si svolga questo gioco, di certo non è un reboot della serie visto che vengono spesso menzionate imprese passate del nostro eroe, che sicuramente i fan della serie di libri riconosceranno. Comunque chi non conosce la serie non si perde granché, il gioco è perfettamente comprensibile, a patto che si evitino all’inizio i contenuti extra che spiegano come neanche i peggio spiegoni alcuni pezzi della lore.

Personalmente non sono un grande fan del fantasy, non ho nemmeno visto i film del Signore degli Anelli e aborro Game of Thrones, ma chi gioca questo gioco aspettandosi una storia epica e gigantesca, fa male. La storia è abbastanza mondana, niente super signori del male che vogliono distruggere tutto, niente antiche profezie, niente viaggi epici che durano anni e anni, niente di tutto ciò. E non dico che sia un male, anzi, mantenere un profilo basso evita al gioco tutta una serie di spernacchiamenti che avrebbe avuto se si fosse preso troppo sul serio.

La trama di questo videogioco parla semplicemente di un prototipo di arma che sfrutta un’antica tecnologia, creato da una ragazza di paese col pallino dell’ingegneria e che è ampiamente ricercato dai cattivi, che si presume siano gli stessi della serie di libri.

Ma (come) si gioca?

In effetti, dal trailer non si capisce molto, sembrerebbe il solito gioco fantasy dark and gritty, ma Lone Wolf è sostanzialmente un librogame interattivo. La tipica schermata di gioco consiste in un libro aperto con testo sulla pagina sinistra e una mappa o un menu sulla destra. È necessario che chiunque ci giochi accetti questo fatto e non chieda a Lone Wolf niente di più di quello che è.

Screenshot lone wolf
Questo è quello che chi gioca vede per il 70% del tempo. Eh lo so, questo passa il monastero Kai.

Quando iniziamo la partita ci viene innanzitutto chiesto di decidere le caratteristiche principali che vogliamo dare al nostro eroe. Vale a dire se lo vogliamo forte, astuto, agile… insomma, una sorta di rudimentale scelta di classe di un RPG qualunque.

Man mano che la storia prosegue ci troveremo davanti diversi bivi, e scegliendo la nostra strada decideremo noi dove andrà la storia. Nonostante il menu principale del gioco sostituisca “Gioca”, o “Continua” con un perentorio “Scrivi la tua storia”, dubito che il canovaccio cambi di molto scegliendo un’opzione invece che un’altra.

Ciò non vuol dire che le nostre scelte siano completamente inutili, anzi. Ogni scelta ha delle conseguenze sia a breve che a lungo termine. Ad esempio possiamo scegliere se buttarci in battaglia a testa bassa contro dei nemici o cercare di evitarli o avvantaggiarci con astuzia. Non sappiamo quanto importante sarà una scelta finché non l’abbiamo già compiuta (come nella vita reale, eh?) o cosa succederà. Ogni scelta, inoltre, è legata a una caratteristica di Lupo Solitario, come forza, destrezza o astuzia. Se abbiamo scelto all’inizio di non valorizzare certe discipline, alcune scelte potrebbero esserci negate. Potremmo avere delle conseguenze in battaglia, ad esempio i nemici potrebbero iniziare con un po’ di vita in meno o una condizione di stato negativa, o magari compiere la scelta sbagliata può farci perdere vita o altri valori fuori dalla lotta.

Da quel che ho visto io, però, a parte in rari casi, usare la forza (le scelte indicate da un pugnetto rosso) è sempre la scelta sbagliata. Non conviene buttarsi senza ragionare contro i nemici.

Dicevo che le scelte hanno delle conseguenze a lungo termine: il gioco è diviso in 4 atti, ciascuno in 3 capitoli, e alla fine dei primi 11 capitoli (logicamente non il finale) le scelte che abbiamo compiuto durante quel capitolo potenzieranno una nostra caratteristica. Come sistema di esperienza lo trovo molto figo, un’ottima via di mezzo tra il rovinarci la partita per una scelta sbagliata e il rendere il sistema di bivi completamente inutile. Questo tipo di esperienza però crea un problema se consideriamo come funzionano le battaglie in questo gioco.

Le battaglie

Il sistema di battaglia è quello in cui Lone Wolf assomiglia di più a un RPG classico: ci troviamo finalmente in un ambiente 3D e possiamo controllare direttamente le azioni di Lupo Solitario. Di solito non mi piacciono molto quegli RPG dove le battaglie “sono a turni ma anche no” perché abbiamo un tempo limite e dodicimila opzioni da scegliere, ma questo è uno dei pochi titoli che l’ha resa sopportabile.

Andiamo con ordine, Lupo Solitario ha tre barre: la vita, il potere Kai, che gli permette di usare i suoi attacchi psichici nonché la spada magica, e il vigore, che si consuma (velocemente aggiungerei) quando attacca normalmente. Detta così sembra tutto OK, ma la maggior parte delle battaglie si risolvono attaccando subito con tutti gli attacchi più forti il nemico più pericoloso, e lasciare che il vigore si ripristini automaticamente durante il turno nemico, sperando di non subire troppi danni.

screenshot lone wolf
Lamentela minore ma neanche tanto: vi avrebbe ucciso mettere delle descrizioni in battaglia degli attacchi?

Poi, per essere un RPG le battaglie hanno davvero poche variazioni. Ci sono un’infinità di alterazioni di stato ma per quanto ripetitive sono le lotte è probabile che metà non le vedremo mai. In tutto il gioco appaiono solo 5 (cinque) tipi di nemici: i Giak, ovvero i tipici orchetti ferini di basso livello che proliferano in ogni mondo fantasy; i Drakkarim, dei soldati di rango più alto; i Gourgaz, delle specie di lucertole tutto muscoli e niente cervello; i Vordak, degli stregoni non morti con attacchi estremamente fastidios… ehm, potenti; e infine i Doomwolf, delle sorta di meta-lupi giganti e feroci addestrati dai malvagi. Perfino i boss (anche quello finale!) sono solo delle versioni modificate dei nemici comuni.

Un’altra cosa, per come è strutturato il gioco, ogni battaglia è vista come un evento unico, pertanto è impossibile fuggire, e i pochi incontri casuali sono solo noiosi e fastidiosi. Visto che come ho detto l’esperienza non proviene dalle battaglie, queste sembrano semplicemente inutili. Un po’ come in Paper Mario: Sticker Star per farvi capire.

screenshot lone wolf
Tra i vari poteri del Kai c’è anche quello di chiamare in aiuto un lupo. Ma ora non sei più un Lupo Solitario, buuu! 1/10

Altri elementi

In Lone Wolf, le battaglie e la lettura non sono l’unico elemento che esploriamo. Appaiono anche altri due eventi dal sapore molto puzzle.

Uno è lo scassinamento delle serrature: abbiamo in dotazione un numero limitato di grimaldelli e inclinandoli nel modo giusto con gli stick analogici sinistro e destro possiamo forzare la serratura. Se stiamo inclinando nel verso sbagliato saremo avvisati da una vibrazione dei cubetti di ghiaccio all’interno dei Joy-con. I grimaldelli si rompono molto facilmente, ma non ne saremo mai veramente a corto. Inoltre, quasi ogni volta che c’è una serratura possiamo decidere se forzarla con gli attrezzi (traduzione: ottenere gli strumenti che nasconde) o provare con la forza (traduzione: romperla e perdere tutto). In questo caso l’esito della scelta è prevedibile.

Non solo, andando avanti nel gioco entreremo in possesso di un Cubo Shianti, un artefatto antico che ci permetterà di aprire delle serrature speciali tramite dei puzzle in cui spostiamo alla cubo di Rubik le varie componenti dell’oggetto. Se non riusciamo a completare il puzzle entro un tempo limite, il cubo esploderà. Bellalì. L’idea in sé non è male, è male invece l’idea che il cubo nasconda completamente il buco della serratura e dobbiamo continuamente premere X per vedere che forma deve avere il nostro cubo. Inoltre con Y possiamo letteralmente vedere la soluzione.

screenshot lone wolf
Come Skyward Sword ma grazie ai Kai senza il motion control.

Buono sulla carta…

Vale la pena spendere qualche parola sull’interfaccia con cui dobbiamo confrontarci durante l’avventura. Di norma abbiamo la mappa, dove una volta esauriti i compiti di una certa zona possiamo, prima di avventurarci nella successiva, eseguire una meditazione per riportare al massimo le nostre tre barre… a rischio di farci interrompere da qualche nemico in una delle inutili e fastidiose battaglie casuali.

Possiamo anche gestire gli strumenti, a mio parere la parte meno riuscita del gioco. Non perché siano di pochi tipi o poco utili, ma perché non siamo mai incoraggiati ad usarli.

Le barre della vita di Lupo Solitario non sono sempre visibili, appaiono solo premendo il tasto X, dal quale accedere poi al menu degli oggetti. E dico, va bene avere l’inventario limitato, ma qui abbiamo tre borse separate per nessun motivo apparente. I drop dei nemici sono tutt’altro che generosi, e spesso ci troviamo a corto di strumenti per curarci. In ogni area del gioco appare un negozio (e qui tanto di cappello al buon Dever per aver reso minimamente credibile la presenza di un negoziante amichevole nel mezzo della diabolica fortezza nemica) dove possiamo comprare o vendere roba e anche upgradare le nostre armi con delle componenti che troveremo in giro. Il problema è che, per come è strutturata l’avventura, più ci si allontana dal negozio meno si ha voglia di tornarci, per il timore di incappare in qualche incontro nemico casuale che ci infastidisce e potenzialmente mette in pericolo.

Altro grande difetto del sistema degli strumenti è il fatto che in battaglia è consentito portarne solo una quantità estremamente limitata (massimo quattro, e vatti a ricordare di equipaggiare strumenti nella cintura da battaglia ogni volta!), e in generale i menu non sono per niente user-friendly. Niente scorciatoie, niente controllare velocemente gli strumenti equipaggiati per vedere se quelli in vendita sono meglio o peggio, niente tasti da premere per passare velocemente da una categoria all’altra, tutto a mano con l’analogico. Estremamente frustrante.

Occhi di falco, orecchie di gufo

Concludiamo parlando un attimo della parte estetica di questo Lone Wolf. Graficamente, seppure lo stile delle sezioni 3D non sia molto originale, è comunque abbastanza piacevole da vedere. Il framerate è quasi sempre fluido e i colori vividi. Il gioco, come avrete visto, è completamente in italiano ed è possibile scegliere la lingua oltre che il font per il testo a schermo (e grazie tante, perché di testo a schermo ne vedrete un sacco). Piccolo appunto, una volta il gioco è crashato. Prima volta che mi succede su Switch, una volta sola, ma comunque una volta di troppo.

Tra un capitolo e l’altro assisteremo a dei brevi filmati, che non sono esattamente delle cutscene ma più delle sequenze di immagini, tutte con lo stile “disegnato a mano su carta ingiallita” che caratterizza il titolo. Durante queste scenette sentiremo la voce narrante di Joe Dever, che poverino, pace all’anima sua, sarà anche stato un bravo scrittore, ma c’è un motivo se a fare i narratori nei film fantasy chiamano sempre gli attoroni col vocione. Più che una narrazione epica qui sembra di sentire un nerd che in fila a Lucca Comics racconta com’è andata la sua ultima sessione di D&D a un gruppo di sventurati che passavano di lì per caso.

E il resto del comparto sonoro non è molto meglio. Ci sono la bellezza di due brani: quello di lettura, che è una generica musichetta flautata da sala d’aspetto, e quello di battaglia, che potrei giurare essere solo una versione remixata della Macarena.

Per concludere, Joe Dever’s Lone Wolf è di certo un tentativo interessante di trasportare nel mondo dei videogiochi il concetto di librogame, e l’idea di fondere insieme un RPG a turni e un’avventura testuale anni ’80 ha del potenziale. Sistemando i problemi di ripetitività e rendendo il sistema meno macchinoso poteva venir fuori una gran bella cosa, ma così com’è, per il prezzo che ha sull’eShop, non me la sento proprio di consigliarlo. Come si suol dire, sarà per il sequel!

Ah, e poi vorrei che apprezzaste il fatto che, pur non amando il fantasy, ho resistito tutto il tempo dal far battute su Pdor figlio di Kmer. Grazie.

LARP/10

  • Idea di fondo originale e adatta ai fan della serie.
  • Artstyle già visto ma apprezzabile
  • Pochi contenuti per quanto lungo sembra il gioco
  • Battaglie obbligatorie ripetitive e battaglie casuali più fastidiose che altro.
  • Molte meccaniche, tra cui i menu, poco curate e gestite in modo macchinoso.
Per i fan dei giochi di ruolo potrebbe essere un’idea interessante, ma come prodotto finito lascia molto a desiderare.

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Studente twentysomething dell’Università di Padova, dopo un’infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch… e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l’aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo).
Lo trovate su Facebook e Twitter.

Autore: Michele "Comemichiamo" Mosena

Studente twentysomething dell'Università di Padova, dopo un'infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch... e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l'aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo). Lo trovate su Facebook e Twitter.