20 luglio 2018 • Recensione

INSIDE (Nintendo Switch) – RECENSIONE

“Solo e spaventato, un ragazzo si ritrova suo malgrado al centro di un progetto oscuro.”

Questa è l’intera descrizione fornita dalla pagina del Nintendo eShop di INSIDE, un puzzle-platform sviluppato da Playdead. Chi conosce la compagnia, probabilmente, anzi sicuramente, la conosce per LIMBO, videogioco sullo stesso stampo di INSIDE. E basta, perché hanno fatto solo questi due titoli (o meglio, hanno fatto due volte la stessa cosa), e sono arrivati insieme su Switch qualche giorno fa.

Solo a guardare il trailer dovreste esservi già fatti un’idea di che tipo di gioco sia INSIDE. È uno di quelli che vuole focalizzarsi sul raccontare qualcosa ma senza dire niente al contempo, che vuole suscitare orrore e angoscia, che vuole lasciare tutto vago affinché i giocatori finiscano per immaginare teorie e trame che neanche i creatori stessi avrebbero pensato. È uno di quelli che, a me, sembra solo un prodotto pretenzioso, che vuole cavalcare l’onda del “se è un indie è bello” e ci è anche riuscito.

INSIDE
La prima cosa che salta all’occhio è quella cassa in alto, che dobbiamo evidentemente raggiungere e far cadere di sotto per proseguire.

Una volta avviato il software, veniamo catapultati subito all’inizio del gioco, senza un menu principale né qualunque altra scritta che ci spiega cosa succede, a parte il logo. È possibile mettere in pausa per vedere quelle poche informazioni necessarie come i comandi, sì, ma per il resto non ci sarà niente. Non sappiamo perché questo ragazzo si avventuri in un sinistro stabilimento, da cosa stia scappando, o quello che pensa. Gli unici collegamenti tra il giocatore e il protagonista sono visibili nel linguaggio corporeo di quest’ultimo, realizzato in modo molto naturale e realistico: basti vedere come corre e salta, o quando ansima mentre scappa terrorizzato da qualche pericolo incombente. E queste sensazioni sembrano volersi trasmettere a noi, che siamo dall’altro lato dello schermo.

Non è, però, una cosa che riesce sempre. Nel gioco, oltre ai semplici ma ben fatti enigmi, ci sono diversi inseguimenti o comunque situazioni in cui dovremo fare del nostro meglio per non far schiattare il ragazzino. In caso di fallimento, bisogna ripetere quella parte, e di conseguenza ci si ritrova in un processo di trial and error nel quale già dal terzo tentativo l’ansia non trova più spazio, e viene invece sostituita dalla disillusione mentre facciamo avanti e indietro da un cancello a una porta sbarrata per fare a pezzi le spranghe sulla porta una alla volta e al contempo sfuggire a cani rabbiosi che vogliono fare a pezzi noi a loro volta.

INSIDE
Ogni tanto ci sono sessioni dove dovremo andare sott’acqua. Data l’assenza di una qualunque interfaccia, però, non sappiamo quanto tempo riesce a stare il ragazzo prima di soffocare, e quando lo scopriremo sarà già troppo tardi.

Gli enigmi invece sono, come ho già accennato, abbastanza semplici da capire. Il giocatore ha a disposizione un singolo tasto che permette di interagire con l’ambiente circostante: che si tratti di spostare una cassa, tirare una leva o premere un pulsante, si fa tutto con lo stesso pulsante. Per superare gli ostacoli lungo il nostro cammino dalla meta ignota non ci sarà bisogno di stare fermi per troppo tempo a chiedersi dove andare a sbattere la testa, perché fortunatamente il gioco si rivela abbastanza facile e intuitivo sotto questo punto di vista.

A proposito di andare a sbattere la testa, un tipo particolare e ricorrente di enigmi richiede di controllare tramite un casco speciale delle “persone”, più vicine a dei vegetali che a esseri umani, visto che sono apparentemente prive di una coscienza di sé o anche solo incapaci di sentire dolore (tipo l’omino di QWOP ma si reggono in piedi). Chiaramente, questi soggetti sembrano essere importanti per la “trama” di fondo, visto che sono apparentemente degli esperimenti dello stabilimento nel quale si infiltra il protagonista. E c’è anche di peggio lì dentro, ma non voglio rovinarvi la sorpresa se volete proprio giocarci. Sta di fatto che almeno personalmente ho interpretato la cosa come una sorta di denuncia della società attraverso un’ambientazione distopica. Non molto originale come tema. Vorrei poter dire “forse ho frainteso”, ma senza uno straccio di testo posso interpretare la cosa come voglio, no?

INSIDE
Oh no, le persone che camminano in fila senza individualità! La denuncia della società di oggi, che tema nuovo e geniale!!!!!!

Per quanto possa definirli non originali, però, c’è da dire che questi scenari sono realizzati veramente bene, con una grande cura per i particolari, e un comparto sonoro contraddistinto da un costante silenzio di tomba interrotto solo da occasionali effetti sonori che contribuiscono perfettamente all’atmosfera. Anche la palette di colori stessa adottata dal gioco è appropriata: spenta e priva di vita, esattamente come me mentre giocavo a questa breve avventura.

Perché sì, nonostante INSIDE sia un ottimo simulatore di camminata, dura un po’ poco, oserei dire dalle 3 alle 4 ore di gioco, in base a come ve la cavate con gli ostacoli lungo il percorso. Per un gioco che mi intrattiene così poco e che costa 20€, forse preferisco lasciare stare. Mi dispiace anche scriverlo, ma io non sono davvero riuscito a immedesimarmi come forse gli sviluppatori volevano che facessi.

NON HO CAPITO/10

  • Comparto audiovisivo ben realizzato nei minimi particolari.
  • Controlli semplici e intuitivi.
  • Linguaggio corporeo del protagonista realistico.
  • Lasciare tutto a interpretazione propria non fa una bella storia.
  • Difficoltà sbilanciata tra enigmi facili e inseguimenti frustranti.
  • Tematiche viste e riviste.
  • Decisamente troppo breve.
INSIDE non è né un “must have” né un’opera geniale. È solo un indie che vuole farsi distinguere dalla massa. Come si dice dalle mie parti, va’ fatti na passiata o friscu.

Nintendoomed partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU, un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it. Prova gratuitamente Amazon Prime per ricevere i tuoi acquisti in un giorno.

Studente fuorisede e (sedicente) appassionato di RPG, in particolare Dragon Quest e Fire Emblem. Passa più tempo a cercare di recuperare vecchi giochi che a provarne di nuovi. Quando non scrive articoli, probabilmente sta perdendo tempo all’arena dei mostri per ottenere la spada Falcon.
Lo trovate su Facebook e Twitter.

Autore: Dario "Spiky" Vetrano

Studente fuorisede e (sedicente) appassionato di RPG, in particolare Dragon Quest e Fire Emblem. Passa più tempo a cercare di recuperare vecchi giochi che a provarne di nuovi. Quando non scrive articoli, probabilmente sta perdendo tempo all'arena dei mostri per ottenere la spada Falcon. Lo trovate su Facebook e Twitter.