31 maggio 2018 • Recensione

Dillon’s Dead-Heat Breakers (Nintendo 3DS) – RECENSIONE

Il ritorno dell’armadillo

Con un Nintendo 3DS non ancora pronto a mollare il passo, Nintendo insieme a Vanpool pubblica nei negozi Dillon’s Dead-Heat Breakers, terzo capitolo della serie iniziata nel 2012 su Nintendo 3DS, nonché il primo a venire pubblicato anche in formato fisico. La serie di Dillon, composta oltre a questo capitolo da Dillon’s Rolling Western e The Last Ranger, ha una peculiarità: è rinomata per i personaggi e il loro splendido character design, ma un po’ meno per tutto il resto. A cominciare dalla tipologia di gioco, il tower defense, qui mischiata con meccaniche da action RPG, che può intrattenere nelle ore iniziali e finali, ma per il resto non fa altro che straziare per la monotonia il giocatore. Ed è un peccato, perché tolto questo i primi due capitoli rimangono comunque meritevoli, molto più di altri suoi colleghi presenti sul Nintendo eShop, come Pullblox o Hana Samurai.

Nei vecchi episodi la formula proposta era abbastanza semplice: ogni villaggio della regione è costantemente sotto attacco da dei mostri a forma di roccia, i quali sono affamati di alcuni animali locali, chiamati Mangiolini. Il nostro compito, dopo essere stati chiamati in causa per la salvaguardia del villaggio di turno, è quello di programmare un piano difensivo nell’arco di tre giorni, dedicando le mattinate alla pianificazione e il tramonto alla difesa vera e propria. Una formula in un certo senso semplice ed efficace, ma che alla lunga portava a tanta ripetitività e altrettanta monotonia, limitando il giocatore a fare quasi sempre le stesse cose. Arrivati a questo punto, Dead-Heat Breakers avrà quella maturità ludica tanto attesa? O siamo di fronte ad un more of the same di quanto già visto?

ARE YOU A FURRY?

Come ci insegnano grandi giochi dal calibro di Sonic Forces, non c’è niente di meglio che aggiungere un avatar controllato dal giocatore, per di più  furry. L’inizio di un nuovo salvataggio ci presenta infatti la prima grande novità del titolo: l’aggiunta del nostro Mii come nuovo compagno di avventure, il quale verrà casualmente trasformato (con la possibilità di riprovare nel caso non fosse di vostro gradimento) in un amiimale, che potrà essere un gatto, un lupo o altro. Ovviamente ho optato per il gatto.

Rendono meglio in quest’illustrazione che nel gioco, fidatevi.

L’utilità del nostro avatar, però, non è così fondamentale come si possa pensare. La sua funzione rimane secondaria rispetto a quella del Lampo Rosso, limitandosi ad assoldare nuovi mercenari (anche questi basati sui Mii presenti nelle nostre console), esplorare la città principale del gioco o venire mandato a proteggere alcuni punti della mappa del villaggio. C’è davvero poco di concreto dietro questa aggiunta, il cui scopo non sembra essere altro che quello di migliorare la presentazione del gioco, facendolo sembrare più curato. Arrivati a questo punto la domanda è lecita: c’era davvero bisogno di questa aggiunta? Per di più, perché proprio i Mii quando lo stile dei personaggi di Dillon è così carismatico? Certo oh, è bello potere avere una squadra composta da Damon Gant di Ace Attorney, Lynne di Ghost Trick e mia madre, ma insomma.

IL BUONO, IL BRUTTO E IL CATTIVO

Proprio la presentazione generale di cui vi parlavo prima è senza alcun dubbio il punto di forza di Dead-Heat Breakers, ma anche il suo tallone d’Achille. Inoltre molti dei problemi presenti nei precedenti capitoli qui sono stati risolti. Rimane ancora quel senso di ripetitività di fondo, ma la situazione è decisamente migliorata. Cominciamo dalle mappe dei villaggi da proteggere: se queste prima erano vaste e ampie, ora sono più compatte e funzionali all’azione di gioco. Spariscono le sentinelle, le quali andavano finanziate per mostrarci su schermo punti di mappa nascosti, così come le torrette da potenziare. Al loro posto troviamo infatti i già sopracitati mercenari, che potremo assoldare o meno prima di avventurarci in una nuova missione. Ciascuno di essi utilizza un tipo di arma diversa, e spetterà al giocatore imparare a fidarsi o meno delle abilità dei propri compagni.

Il terzo Dillon fa mea culpa degli sbagli passati, e riduce pure il tempo da dedicare ad ogni villaggio da tre giorni (circa mezz’ora/quarantacinque minuti) ad uno, rendendo così meno frustrante il backtracking. Proprio questo, infatti, era la fonte di tanti problemi, poiché per proseguire con la trama era necessario ottenere una valutazione alta in tutte le missioni precedenti. Tutto ciò costringeva il giocatore a ripetere più e più volte i vecchi livelli, nel tentativo di migliorare la propria valutazione e guadagnare qualche risorsa extra. Anche in Dead-Heat Breakers è possibile farlo, ma è un processo opzionale e che non intacca drasticamente il progredire della campagna principale. Il trade-off è evidente per chi ha giocato i precedenti capitoli, visto che ora rigiocare una missione non è più un’esperienza tediosa. Almeno non così tanto.

FORSE UN PO’ TROPPO SEMPLICE

C’è da dire però che con questa scelta molta della profondità strategica, il cuore dei due precedenti capitoli, è andata perduta, in favore della spettacolarità dell’azione. Anche il numero di nemici da sconfiggere si è notevolmente ridotto, e proprio quando si è prossimi alla vittoria, questi ultimi si trasformano in motociclette, dando vita a delle sequenze che cercano di ricalcare i vecchi film western, con il protagonista intento a rincorrere i suoi avversari e bloccare la loro corsa.

Personalmente, non ritengo che sia propriamente un male la riduzione (forse un po’ troppo eccessiva) delle meccaniche tower defense in favore di un’esperienza più adatta ad una console portatile, ma è evidente come manchi un equilibrio. E ciò risulta evidente continuando a giocare, in quanto tutte le proposte di gameplay risultano essere prive di spessore.  Guadagnare soldi nei vecchi giochi era difficile e tedioso, e andavano di conseguenza usati con saggezza. In Dead-Heat Breakers, invece, basta partire con almeno cinque mercenari, posizionarli correttamente ed ogni battaglia sarà vinta anche senza i combattimenti corpo a corpo di Dillon. Ciò che qui manca, ma che invece era presente nei vecchi episodi, è una progressione lineare. Non era forse meglio trovare una via di mezzo?

SOTTO LA LENTE

Il passaggio da gioco a prezzo budget a gioco completo venduto nei negozi è visibile fin da subito. I personaggi sono ben fatti e dettagliati (e incredibile, Scott adesso ha un’animazione facciale per quando parla!), e ora, anziché il menù testuale, abbiamo una vera e propria cittadina ricca di attività secondarie da svolgere. Per rendere meno frustrante il backtracking sono stati infatti aggiunti nuovi negozi, il cui scopo è quello di offrire minigiochi (come il pachinko, le gare di corse, oppure lo smistamento dei rifiuti) che possano premiare monetariamente il giocatore, e quindi assoldare con più celerità nuovi mercenari. Tutto molto bello, ma ciò non fa altro che evidenziare i limiti tecnici del Nintendo 3DS. Più continuo a giocare, più rimango perplesso. Visti questi miglioramenti tecnici, come mai non si è pensato di realizzare una versione per Nintendo Switch del gioco? Sarebbe stato perfett… oh beh, vedremo con un quarto capitolo, magari.

NEL COMPLESSO

Dillon’s Dead-Heat Breakers è insomma quell’evoluzione che serviva alla serie  e, in un certo senso, ci siamo. Ma c’è ancora molto da fare, soprattutto per meritarsi la targhetta di gioco a prezzo pieno. I miglioramenti dai primi due giochi sono evidenti, anche se rimangono alcune delle pecche originali. A prescindere da ciò, se avete apprezzato i primi due capitoli vi consiglio caldamente di recuperare anche questo terzo episodio, anche a prezzo pieno. Se invece non conoscete la serie, lasciate perdere i primi due capitoli e concentratevi su Dead-Heat Breakers. Mi ringrazierete dopo.

MIGHTY/10

  • Più che buoni i miglioramenti al sistema di gioco…
  • Adatto a sessioni di gioco mordi e fuggi.
  • …Ma potrebbero non piacere a tutti.
  • Rimane un po’ di ripetitività di fondo.
Dillon’s Dead-Heat Breakers è il passo in avanti di cui la serie aveva decisamente bisogno, ma c’è ancora tanta strada da fare per questa serie.

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Videogiocatore incallito, a volte si scorda di essere il capo di Nintendoomed, nonché l’addetto alle pubbliche relazioni del sito. Quando non ha nulla da fare si occupa di progetti pazzi o di recuperare giochi e console vecchie, le quali ovviamente non toccherà mai. Per due volte ha trollato l’internet, ma queste sono altre storie che non andranno mai raccontate. Lo trovate anche su Facebook e Twitter (anche se quest’ultimo non lo usa mai).

Autore: Filippo "Flippoh" Corso

Videogiocatore incallito, a volte si scorda di essere il capo di Nintendoomed, nonché l'addetto alle pubbliche relazioni del sito. Quando non ha nulla da fare si occupa di progetti pazzi o di recuperare giochi e console vecchie, le quali ovviamente non toccherà mai. Per due volte ha trollato l'internet, ma queste sono altre storie che non andranno mai raccontate. Lo trovate anche su Facebook e Twitter (anche se quest'ultimo non lo usa mai).